La “Grande Guerra” e noi

La prima guerra mondiale è stata un crimine contro l'umanità perpetrato dal capitalismo, ma nel centenario della sua deflagrazione non è stata ricordata come tale. La strage di oltre 15 milioni di donne e di uomini è stata ancora nascosta dalla retorica. “La Città Futura” intende (nel corso del centenario del 2015) riportare al centro dell'attenzione questo conflitto e il rapporto con la nostra storia, la storia dei comunisti. È necessario proprio perché il mondo di allora assomiglia troppo a quello di oggi.


La “Grande Guerra” e noi Credits: Gaetano Previati, Gli orrori della guerra, L’esodo, 1917. Olio su tela, 585x790mm

 

La prima guerra mondiale è stata un crimine contro l'umanità perpetrato dal capitalismo, ma nel centenario della sua deflagrazione non è stata ricordata come tale. La strage di oltre 15 milioni di donne e di uomini è stata ancora nascosta dalla retorica. “La Città Futura” intende (nel corso del centenario del 2015) riportare al centro dell'attenzione questo conflitto e il rapporto con la nostra storia, la storia dei comunisti. È necessario proprio perché il mondo di allora assomiglia troppo a quello di oggi.

di Stefano Paterna

Fu un massacro. Fu un'orribile carneficina. Di più: fu un crimine contro l'umanità commesso dal capitalismo internazionale e dai governi di ogni tipo al suo servizio. Ma nell'anno appena trascorso, quello della celebrazione del centenario dall'inizio della deflagrazione bellica, essa non è stata ricordata in questi termini, ma dalla retorica del sacrificio patriottico e del ruolo attuale dell'UE come grande soggetto di pace. Così invece, anzitutto come un massacro di proletari, vogliamo ricordarla noi a un secolo di distanza dall'entrata in guerra dell'Italia.

Tra i 15 e i 17 milioni di morti, civili e militari. Più di 20 milioni tra feriti e mutilati. Una responsabilità decisiva, secondo alcuni storici, a causa delle terribili condizioni igieniche prodottesi nelle trincee, su eventi quali l'epidemia di influenza (cosiddetta “spagnola”) che costò la vita a 50 milioni di persone nel mondo.

L'impatto demografico del conflitto nei singoli paesi fu enorme. L'Italia ebbe 651mila caduti, pari al 3,48 per cento della popolazione (con un anno in meno di guerra)! Ma ci fu di peggio: la Francia ebbe quasi un milione e 700mila vittime pari al 4,29 per cento della popolazione; l'Impero russo perse tra  il milione e 800mila e i 2 milioni e 200mila persone (tra l'1,89 e il 2,14 per cento); la Romania 680mila morti, pari al 9,07 per cento; la Serbia quasi 970mila persone, pari addirittura al 21,55 per cento, ecc.

Vittime sacrificate sui vari “altari delle patrie”. In nome di questa parola malata, patria, si sono mandati a morte milioni di giovani, la “generazione perduta” di Hemingway e di Gertrude Stein. Da questo orrore trasse linfa vitale il fascismo italiano e poi il nazionalsocialismo tedesco. Questo mattatoio fu invece chiuso, a suo merito imperituro, dalla Rivoluzione d'Ottobre.

Il conflitto che si scatenò tra il 1914 e il 1918 rappresentò anche il banco di prova sul quale fallì la socialdemocrazia internazionale. Furono le socialdemocrazie tedesca, inglese, francese, austriaca, a votare i crediti di guerra e ad accodarsi al grande capitale e al militarismo, tradendo in modo ignominioso i loro ideali internazionalisti, pacifisti, umanitari. Non bisogna dimenticarlo! Quella guerra fu anche un crimine contro l'umanità commesso dalla socialdemocrazia. Lo stesso movimento politico che poi nei decenni rimprovererà ogni sorta di orrore al comunismo, ma che non hai mai fatto i conti con la propria storia, con i propri orrori.

La prima guerra mondiale fu quindi un grande crimine contro i diritti dell'uomo, ma siccome a cent'anni di distanza da quegli eventi il potere mondiale è detenuto ancora dallo stesso protagonista, la borghesia, di tutto ciò non conviene parlare. Di tutto ciò sui grandi media ufficiali non si deve parlare.

Il mondo di oggi, quello che si apre dinanzi ai nostri occhi, quello che ci viene presentato più o meno realisticamente dai telegiornali, è troppo simile a quello di allora. L'Unione Europea a guida tedesca, con la sua “avventura” ucraina, assomiglia in modo sinistro agli imperi centrali di Guglielmo II e di Francesco Giuseppe; la decadenza dell'impero Usa assomiglia a quella del predecessore britannico; la Russia di Putin, vogliosa di rivincite, a quella degli zar; lo stato islamico dell'Isis e la tentazione ottomana rinascente nel presidente turco Erdogan (di cui abbiamo parlato già sul numero passato di LCF) riportano alla memoria la “Sublime Porta”.

Anche per questi motivi è importante ricordare cosa è stata la prima guerra mondiale, chi l'ha promossa e chi ne porta le responsabilità. Per questo “LCF” si ripromette nei prossimi mesi di organizzare una grande iniziativa politico-culturale sulla “Grande Guerra” nel suo rapporto con la storia dei comunisti, con la nostra storia, la storia del movimento che vuole mettere fine a ogni guerra.

 

Sitografia

Sulle perdite umane della prima guerra mondiale:
http://it.wikipedia.org/wiki/Conteggio_delle_vittime_della_prima_guerra_mondiale

02/01/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: Gaetano Previati, Gli orrori della guerra, L’esodo, 1917. Olio su tela, 585x790mm

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L'Autore

Stefano Paterna

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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