In Toscana si perfora dove non soffiano i soffioni

La Regione ha autorizzato perforazioni per ricerche geotermiche in un'area pregiata.


In Toscana si perfora dove non soffiano i soffioni Credits: su http://www.museivaldicecina.it/imgs/gallery/geotermia/2.jpg

La Regione ha autorizzato perforazioni per ricerche geotermiche in un'area pregiata distante dal bacino geotermico, dove difficilmente si potrà produrre energia. L'unico scopo dei buchi sembra l'accesso ai contributi sul risparmio energetico. Questa docilità verso la speculazione non è nuova. Basti vedere le concessioni minerarie alla Solvay e il piano urbanistico di Volterra.

di Ascanio Bernardeschi

Una vasta area a cavallo tra le province di Siena, Pisa e Grosseto è interessata da importanti fenomeni geotermici. Nelle viscere della terra si sono formati bacini acquiferi che a contatto con le rocce vulcaniche incandescenti formano vapore acqueo. In un luogo, non a caso chiamato “Valle del Diavolo” emergono pozze d'acqua in ebollizione e fumi provenienti dal sottosuolo. Ma al di là di questi fenomeni spettacolari, nei dintorni la conformazione geologica ha fatto sì che il vapore rimanga intrappolato fra le rocce. Perforando questi bacini, posti a profondità non elevatissime, fuoriesce, come da una pentola a pressione, con un rumore assordante, vapore avente una temperatura di circa 220 gradi e una pressione di 5 atmosfere, i “soffioni”. Una volta si utilizzavano i pochi minerali miscelati all'acqua per produzioni chimiche. Nel 1905 si è iniziato ad utilizzare l'energia dei soffioni per azionare delle turbine e generare, attraverso delle dinamo, energia elettrica.

Nel tempo si sono scavati sempre più pozzi, fino a generare circa un quarto dell'energia elettrica prodotta in Toscana. In particolare, con la nazionalizzazione dell'energia elettrica degli anni 60, si è insediata nella zona l'Enel la quale ha costruito centrali che prelevano direttamente il vapore dal suolo e lo convogliano in turbine collegate ad alternatori. Per accrescere il rendimento dinamico dei vapori, questi ultimi vengono refrigerati in uscita dalle turbine attraverso apposite strutture, una sorta di camini a profilo ellittico che hanno tratteggiato in maniera inconfondibile il paesaggio di questi luoghi, al pari della rete intricata di tubazioni che attraversano campi e boschi per condurre il vapore dai fori alle centrali.

Anche i fluidi a temperature inferiori a quelle necessarie alla produzione elettrica sono utilizzati per altri scopi, principalmente teleriscaldamento, ormai presente in quasi tutti i nuclei abitati dei comuni di Pomarance e Castelnuovo. Altre potenzialità di uso delle “basse entalpie” non sono state adeguatamente sfruttate.

La produzione geotermoelettrica non ha segnato solo il paesaggio ma anche la vita degli uomini che vi risiedono. Si tratta della principale attività industriale della zona, capace di trainare anche un notevole indotto. Quindi è la principale fonte di occupazione, mentre il riscaldamento degli edifici è a costo stracciato.

Questa produzione, come tutte le produzioni elettriche, anche le più “pulite”, ha un impatto. Se si escludono i danni alla salute causate da tubazioni in cui era presente l'amianto, ora dismesse, i principali impatti sono quello visivo, che però è diventato una caratteristica del paesaggio, una “attrattiva” per escursioni turistiche, e l'emissione in atmosfera delle sostanze miscelate al vapore acqueo in modestissime percentuali, non pericolose per la salute, anche se percettibili all'olfatto. La modestia degli impatti – senza dubbio enormemente inferiori a quelli delle centrali a carbone, a petrolio e a metano – e l'abbondanza delle rocce vulcaniche disponibili hanno consentito di classificare questa fonte energetica come rinnovabile e quindi suscettibile di attingere ai finanziamenti per il risparmio energetico.

Nel tempo l'area geotermica si è estesa fino a coinvolgere comuni limitrofi. Quando la produzione ha raggiunto il Monte Amiata, sono iniziati i primi problemi. I minerali presenti nel vapore erano molto più rilevanti e conseguentemente le emissioni in atmosfera meno innocue, le tecnologie utilizzate non adatte al contesto, l'impatto visivo una novità che male si inseriva in un territorio a diversa vocazione. Sono spuntati quindi, legittimamente, i comitati alla difesa dell'ambiente e della salute. In alcuni casi però l'ossessione ambientalista, in cui si sono inseriti anche gli interessi di grossi proprietari, ha condotto a non limitare le contestazioni alle errate realizzazioni concrete, ma alla geotermia tout court.

Con la privatizzazione dell'industria elettrica e la cessazione del monopolio Enel, altri soggetti si sono fatti avanti nel territorio, alla ricerca dei benefici finanziari previsti per la ricerca di energie rinnovabili più che con proposte progettuali idonee all'utilizzo efficace della risorsa. In particolare, in aree già massicciamente perforate in cui era già stata esclusa la possibilità di perforazioni da parte dell'Enel, come quella limitrofa al pittoresco borgo medievale di Montecastelli, si sono fatte proposte di nuove perforazioni geotermiche da parte di altri soggetti per impiantarvi processi tecnologici di assai dubbia plausibilità. La contrarietà nei confronti di questi progetti è opportuna e non ha niente a che vedere con un ambientalismo guardone o schifato dai puzzi dei soffioni.

Un ragionamento non molto diverso vale per un altro progetto, in un'area finora non interessata da perforazioni. Si tratta della località Masso delle Fanciulle, nei pressi della sponda sinistra del fiume Cecina, un'oasi verde spettacolare e incontaminata, meta di escursioni e balneazioni da parte di abitanti della zona e di turisti, immediatamente a monte dei pozzi di approvvigionamento idrico dei comuni di Volterra e Pomarance. Si trova molto a nord del Capoluogo di Pomarance, quando è noto che solo a Sud di quell'abitato sono stati rilevati giacimenti suscettibili di sfruttamento. La società che ha richiesto la concessione, la Gesto Italia S.r.l., intende effettuare due perforazioni fino alla profondità di circa 2 chilometri e mezzo, per estrarvi fluidi presumibilmente non idonei alla produzione di energia. Non solo, ma anche lo stesso utilizzo di quel fluido moderatamente caldo per il teleriscaldamento, richiederebbe un suo ulteriore elevamento di temperatura con pompe di calore. Sorgono forti dubbi sul risultato economico di quell'investimento e si giustifica il sospetto che si voglia avviare il progetto di ricerca solo per ottenere “certificati verdi”.

La Regione Toscana aveva già in precedenza autorizzato questa ricerca per gli aspetti che non richiedevano la Valutazione di Impatto Ambientale (Via). Il 19 ottobre scorso ha invece deliberato la concessione in toto, nonostante il parere contrario della Soprintendenza per i beni architettonici, paesaggistici, storici, artistici ed etnoantropologici di Pisa e Livorno. È interessante leggere le motivazioni con cui si controdeduce a questo parere e quindi si agisce in sua difformità:

“il parere non mette in evidenza gli elementi di valore paesaggistico dell'area in cui è prevista la realizzazione dell'intervento e, soprattutto, non indica gli eventuali, potenziali impatti negativi che le opere in oggetto determinerebbero sugli stessi; non fornisce alcuna indicazione utile a superare eventualmente il parere negativo espresso”.

Quindi l'escamotage è stato quello di dire che il parere è immotivato, come se i pareri di pertinenza della Soprintendenza potessero essere disattesi sulla base di considerazioni della Regione sulla bontà delle relative motivazioni. In aggiunta si sostiene che avrebbe dovuto essere la Soprintendenza, e non chi ha presentato il progetto o chi lo intende autorizzare, a indicare i mezzi per superare l'impatto negativo. In assenza di tale indicazione, il parere negativo non conta!

L'altra controdeduzione della Regione, contro l'obiezione che i sondaggi si farebbero in area distante dal campo geotermico tradizionale, è che non si deve porre “un limite alla ricerca e, di conseguenza, al potenziale sviluppo della produzione di energia da fonti rinnovabili in contrasto con la giurisprudenza ormai consolidata”.

Insomma, sull'altare della speculazione economica, non certo del risparmio energetico, si piegano tutti gli altri primari interessi collettivi. 

I cittadini del territorio non si stupiscono di questa piaggeria. Già in passato, nonostante un forte movimento popolare contrario e ben due sentenze del Tar che annullavano sue delibere, la Regione, d'accordo con altre amministrazioni locali a targa PD, tirava dritto, rinnovando le delibere stesse e accogliendo soluzioni fasulle proposte dalla richiedente multinazionale Solvay e le permetteva così di prosciugare le risorse idriche, di rapinare a ritmi insostenibili il salgemma (altra peculiare risorsa di quel territorio), di avvelenare fiumi e mare, di provocare gravi dissesti geologici, con risibili ricadute economiche e pressoché nulli risvolti occupazionali nei territori scippati. Oppure ha fatto passare, senza rilevare alcunché, un piano urbanistico nella superba Volterra che prevede, anche in difformità a norme regionali, oltre 300mila metri cubi di nuove costruzioni in presenza di una popolazione in forte diminuzione da molti decenni e di un enorme patrimonio edilizio esistente inutilizzato.

In questo clima, non stupisce che la Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l'Area Archeologica di Roma, dopo note vicende, abbia, in spregio alla Costituzione, minacciato azioni disciplinari contro i dipendenti che rivelassero alla stampa informazioni non filtrate dai canali ufficiali.

La logica è la stessa. Mettere il bavaglio a chi deve tutelare il nostro patrimonio.

12/02/2016 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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