In una realtà da Germania nazista

Nel caldo insonne, pensieri sconnessi e la fatica di trovare un qualche filo che li tenga insieme.


In una realtà da Germania nazista

Quel filo, mi dico, potrebbe essere l’ansia che agita i sogni e si va facendo compagna di vita nell’ormai breve  percorso che mi attende. Quel tanto di lucidità che riesco a difendere dal fuoco dell’aria, rovente anche di notte, mi dice, tuttavia, che non è così. L’ansia è solo una conseguenza degli eventi apparentemente sconnessi  che soffocano il mio debole sonno notturno. È il genocidio di Ganza dimenticato il punto di partenza che si collega con evidente logica al mandato di cattura  che un tiranno ha spiccato contro chi l’ha voluto.  Un tiranno. Stanotte non lo capivo, ma quale che sia Il motivo della sua decisione. è una imprevedibile lezione per il sedicente democratico Occidente.

L’Occidente che vede e non vede, che tace e poi non ricorda più. 

Segue a ruota - e unisce ciò che nel sonno pare diviso - l’ammissione  dolorosa che la scelta di un tiranno è un’inattesa lezione per il sedicente democratico Occidente. Quali che siano le ragioni che l’hanno determinata, è una scelta che sa  di umanità, se non di difesa dei diritti di cui ci diciamo paladini.

Il filo che cerco parte da un dittatore e conduce a un tiranno. Ecco che c’entra Maduro con i miei sonni agitati! Di quel venezuelano dimenticato in prigione - tiranno oppure no - abbiamo ignorato la sorte, abbiamo visto e non visto l’ingiustizia subita, ce ne siamo dimenticati e oggi si presenta in un incubo notturno, come se non esistessero né lui, né il diritto internazionale. Dov’è Maduro? E che facciamo per lui?  Anche nel suo caso stiamo zitti.

Messa così, capisco perché ho sognato un genovese e le tre caravelle di cui esaltiamo il valore, dimenticando che aprì la porta a un tragico etnocidio. Nulla di tutto questo spieghiamo ai nostri bambini e alle nostre bambine sin dall’inizio della loro formazione. Il filo c’è e quando lo cerco al  mattino nel caldo che mi uccide ne riconosco il nome: si chiama  vergogna. È per vergogna che dormo male e faccio sogni apparentemente scommessi. Se ci penso, lo so  e il nodo si scioglie nella parte più profonda della mia coscienza. Io so che non è il caldo il mio nemico, non la terribile crisi climatica che minaccia il genere umano. La causa vera è la vergogna. Mi vergogno perché la mia storia personale  si sta concludendo in una realtà da a Germania nazista.

26/08/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Giuseppe Aragno

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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