La Coalizione Sociale romana inizia il suo cammino

Partecipazione e coinvolgimento di un gran numero di realtà romane impegnate da anni in esperienze di mutualismo, autogestione e vertenze sociali. La sfida condivisa è di costruire reti e attivare sinergie per compiere un salto di prospettiva e di dimensione e prepararsi concretamente ad un autunno di grandi mobilitazioni con una sinistra finalmente protagonista.


La Coalizione Sociale romana inizia il suo cammino

Partecipazione e coinvolgimento di un gran numero di realtà romane impegnate da anni in esperienze di mutualismo, autogestione e vertenze sociali. La sfida condivisa è di costruire reti e attivare sinergie per compiere un salto di prospettiva e di dimensione e prepararsi concretamente ad un autunno di grandi mobilitazioni con una sinistra finalmente protagonista.

di Ferdinando Gueli

Erano circa 200 i partecipanti all’assemblea costitutiva di Coalizione Sociale romana, che si è tenuta venerdì 26 giugno allo SPIN di via Statilia, in rappresentanza di circa 120 tra associazioni e soggetti collettivi, che hanno quindi confermato l’impegno assunto in occasione dell’assemblea nazionale del 6-7 giugno scorsi.

La riunione romana è stata caratterizzata da informalità e concretezza. Negli oltre 40 interventi, articolati in 3 sessioni tematiche (mutualismo, vertenze, idee e proposte), quasi tutti hanno insistito sulla necessità di dare sostanza al soggetto nascente partendo dalle esperienze di lotta e di pratiche alternative già esistenti. Numerosi i centri sociali intervenuti, da La Strada a Officine Zero, da Action a Communia, da Acrobax a Spin Time, per citarne soltanto alcuni. Ciò a testimonianza della vitalità del panorama urbano della capitale, dove negli ultimi anni le esperienze di mutualismo e di autogestione si sono moltiplicate. Non sono mancati anche gli interventi di gruppi o associazioni costituiti attorno a vertenze sociali e sindacali: Caf Italia, Link, Social Pride, Laboratorio dello Sciopero Sociale, CLAP (Camere del Lavoro Autonomo e Precario) e altri.

L’obiettivo unanimemente condiviso è di mettere in rete le esperienze e costruire connessioni permanenti tra il variegato arcipelago di “isole di resistenza”. E’ sentita la necessità di fare un salto di prospettiva, pur nella salvaguardia delle singole identità, per diventare un soggetto più grande, che abbia veramente la possibilità di innescare processi di trasformazione reale della società. E lo striscione che campeggia dietro al palco recita: “una rivoluzione ci salverà perchè il capitalismo non è sostenibile”.

Gli esponenti del comitato organizzatore, oggi ancora provvisorio e informale in attesa di darsi un’organizzazione più strutturata e stabile, tengono però subito a ribadire il “mantra” landiniano: “non siamo e non vogliamo essere un soggetto politico, tanto meno un partito”. Precisazione necessaria anche per respingere le ormai consuete strumentalizzazioni del mainstream mediatico.

In effetti negli interventi che si susseguono è abbastanza raro sentire richiami espliciti all’azione politica. Qualcuno, come Francesco Raparelli di CLAP, prova tuttavia ad andare oltre la semplice negazione, per affermare un obiettivo che darebbe maggiore respiro e prospettiva al movimento: “rifondare il sindacato su nuove basi”.

Il richiamo continuo al mutualismo viene posto in significativa antitesi al capitalismo neoliberista dei giorni nostri che, all’apice del suo sviluppo storico, mette in evidenza tutte le sue contraddizioni più profonde. Tuttavia, per dare sostanza rivoluzionaria a queste contraddizioni si tratta di riprendere un cammino che ritrovi nelle origini del movimento operaio i suoi valori fondanti e li sappia al contempo tradurre e attualizzare. Come ad esempio includere nuove istanze che oggi si pongono all’attenzione: la lotta al capitalismo finanziario e speculativo si lega naturalmente alla lotta alle mafie, la riappropriazione comune degli spazi si lega al problema dell’esclusione ed alla salvaguardia dell’ambiente sia urbano che rurale.

Un altro tema che ricorre spesso negli interventi è il concetto di “comune” contrapposto sia al privato che al pubblico. Sembra ormai raggiunta la consapevolezza che non è solo attraverso la sfera del pubblico che ci si può riappropriare di diritti e spazi di democrazia. Anzi una vera democrazia è prima di tutto partecipativa e quindi orientata al comune, mentre il pubblico implica spesso rappresentanza e delega.

Dopo decenni di progressiva desertificazione della sinistra d’alternativa in Italia, il metodo di coalizione sociale potrebbe essere quello giusto: ripartire dalle basi materiali della società per comporre ed organizzare unitariamente le tante resistenze parziali, frammentate e mancanti di una dimensione sociale più ampia. Il che equivale, dal punto di vista dell’analisi marxista, a riorganizzare la lotta di classe dei lavoratori, sottoposta ad una trasformazione epocale dagli ultimi trent’anni di neoliberismo. E’ un passaggio storicamente necessario, soprattutto nel contesto italiano. Ma non è detto che sia anche sufficiente.

Lasciamo quindi che coalizione sociale inizi il suo cammino, senza tentare da subito di forzarlo o deviarlo in altre direzioni. Siamo però convinti che arriverà il momento in cui la questione della dimensione politica non sarà più eludibile. E la speranza è che quel giorno i compagni e le compagne che avranno dato vita a questo movimento sappiano cogliere positivamente quella sfida.

Intanto la Coalizione Sociale prosegue il cammino appena avviato e giovedì 2 luglio partono i tavoli di lavoro che avranno il compito di individuare, durante i mesi estivi, le vertenze ed i fronti di lotta che saranno considerati prioritari e unificanti. Se questo lavoro nei territori darà i suoi frutti, l’obiettivo è di lanciare un autunno di grandi mobilitazioni. I temi sono già sul tappeto: Scuola, Jobs Act, Migranti. E’ ora di dare una risposta che parta veramente dal basso. E da sinistra.

05/07/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Ferdinando Gueli

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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