Potere al popolo: la base è viva!

Il dibattito sullo statuto si sta approfondendo e dai territori giungono importanti contributi.


Potere al popolo: la base è viva!

La discussione sullo statuto sta rivelando due verità importanti di questo progetto politico iniziato meno di un anno fa. La prima è che, seppur tra le mille difficoltà organizzative proprie di una formazione politica ancora embrionale, va emergendo una notevole vitalità del movimento anche fuori dai centri classici di elaborazione (le grandi città dove solitamente si concentrano le dirigenze di partito), la seconda è che la base pungola e talvolta supera lo stesso vertice nella capacità di compattare e mobilitare. Questa è davvero una bella conferma di quanto sia importante in questa fase sviluppare le potenzialità di Potere al Popolo, spingerlo oltre la fase dell’intergruppi verso il soggetto politico. È dalle sue articolazioni territoriali che infatti giungono, verso il centro, una serie di indicazioni importanti sullo snodo politico del momento ossia la discussione politico\organizzativa sullo statuto.

La discussione nell’assemblea romana è stata molto ricca, a tratti intensa e vivace , scambi anche duri che al fondo mostrano l’interesse generale che vi è intorno a questo progetto. Dal forum di potere al popolo http://forum.poterealpopolo.org è possibile verificare che sono decine le assemblee territoriali che hanno discusso ed elaborato una posizione condivisa. Molte, forse la maggior parte, condividono due punti decisivi :

  1. superare l’intergruppi
  2. un solo statuto emendabile

Il nodo principale di questo passaggio politico, che nasconde anche alcune differenze sostanziali sulla linea politica, è certamente quello della natura del soggetto politico: intergruppi o soggetto unitario? In seconda battuta vi è la determinazione dell’organizzazione, più movimentista da un lato e più partitica da un altro.

La dialettica tra questi punti non è risolvibile positivamente mediante la polarizzazione della discussione, questo la base lo ha capito infatti gli interventi, che giungono numerosi, puntano alla sintesi tra le due posizioni. Tale sintesi è possibile solo mediante uno statuto unico a tesi emendabili dal basso. È evidente, infatti, che se sul piano politico si può essere maggiormente concordi con il primo documento esso non soddisfa affatto sul piano della struttura introducendo un super-eccesso di delega in mano a pochi professionisti della politica impedendo una reale apertura verso i ceti popolari che si vedrebbero tagliati fuori dalla partecipazione attiva alla vita politica.

A questa critica spesso si risponde aggrappandosi alla presunta portata democratica della piattaforma informatica, la quale dovrebbe consentire la più ampia partecipazione sulle scelte politiche, ma che in realtà al momento è uno strumento che continuerà ad essere inaccessibile per molti. Uno strumento sulla cui origine e funzionamento non è stata fatta piena chiarezza.

Crediamo che le trattative per giungere ad un unico statuto a tesi ed emendabile si devono riaprire. La base chiede questo ai vertici: superiamo la voglia matta di arrivare alla resa di conti mediante un nuovo modo di fare politica, discutere democraticamente, lealmente, senza trucchi e senza inganno, puntando alla sintesi mediante il centralismo democratico. I vertici dovranno tener conto di queste spinte dal basso, dunque, consentendo di riaprire la partita del documento unico a tesi contrapposte ed emendabile con regole certe per provare ad incidere nel merito del testo con emendamenti conoscibili da tutti in tempi utili e votabili.

30/09/2018 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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