Primi passi sulle traversine

Emozione, preoccupazione, perplessità. I primi metri sulle traversine. L’impatto iniziale è positivo, i binari attraversano praticamente l’interno della città di Sacile, al cippo chilometrico 2 la prima sosta.Emozione, preoccupazione, perplessità. I primi metri sulle traversine. L’impatto iniziale è positivo, i binari attraversano praticamente l’interno della città di Sacile, al cippo chilometrico 2 la prima sosta.


Primi passi sulle traversine Credits: foto di Giuliano Guida

Emozione, preoccupazione, perplessità. I primi metri sulle traversine. L’impatto iniziale è positivo, i binari attraversano praticamente l’interno della città di Sacile, al cippo chilometrico 2 la prima sosta.

di Claudio C.

Reportage/viaggio:

“CON L’ECO DEI TRENI”

Foto di Giuliano Guida, testi di Claudio C.

Emozione, preoccupazione, perplessità. I primi metri sulle traversine sono un cocktail di sensazioni. Ci guardiamo intorno per capire se tutto andrà liscio, poi, ci lasciamo andare. Per Giuliano è tutta una novità, è la prima volta che ci cammina sopra ma riesce ad alternare bene il passo senza calpestare la breccia. L’impatto iniziale è positivo, i binari attraversano praticamente l’interno della città di Sacile, al cippo chilometrico 2 la prima sosta.

La fermata di Sacile San Liberale, che rappresenta la nostra partenza simbolica, sorge di fronte lo stadio da un lato e dall’altro davanti un grosso polo scolastico. 1200 ragazzi che tutti i giorni, da tutta la zona pedemontana e da alcuni comuni limitrofi del Veneto, vengono qui per studiare. La fermata ci appare ben curata e molto pulita, il prato tagliato di recente e con una bella fontanella con cui refrigerarsi. Realizzata nel 1990 ed ultima opera ad essere eseguita sulla linea, è stata ottenuta grazie ad una battaglia portata avanti da professori e studenti. L’essenza di questa fermata è tutta qui, dare l’opportunità ai giovani di potersi recare in maniera indipendente a scuola.

Incontriamo Ezio, professore di matematica. “Un vasto bacino di utenti utilizzava questo treno, anche se negli ultimi anni il numero era calato a causa degli orari programmati da Trenitalia che non permettevano di arrivare in tempo per la campanella e così spesso era la scuola a dover modificare l’entrata”. Ci conferma che almeno sessanta studenti continuavano a prendere il treno e che era strategico soprattutto per chi proveniva dal comune di Orsago in territorio veneto. “Le Ferrovie la considerano un ramo secco, una spesa eccessiva, ma ci sono anche i costi sociali da valutare”. Ezio tiene a farci notare anche che, nonostante non venga più utilizzata da tre anni, a ridosso della ferrovia sono stati eseguiti degli ingenti lavori di recinzione con muretti in cemento e palizzate in ferro e che l’illuminazione continua a restare accesa nonostante la fermata sia ormai deserta.

Lo squillo della campanella, una folla di adolescenti varca i cancelli, alcuni gruppetti vengono a sedersi sulle panchine vicino a noi, molti altri restano sul marciapiede stradale. Il colpo d’occhio è eccezionale, la vita sembra essere tornata in questo spazio ormai abbandonato, purtroppo nessun treno arriverà a raccoglierli. Incuriositi dalla nostra presenza qualche coraggioso ci domanda chi siamo e cosa facciamo qui. Scopriamo così che stanno ingannando il tempo in attesa dei bus che li riporteranno a casa. Da quando il treno non c’è più i tempi di percorrenza sono aumentati, si trovano costretti a fare un giro più lungo e la mattina devono uscire molto prima. Alice, giovane studentessa di Montereale ci viene a cercare per raccontarci che due anni fa gli studenti insieme ad un gruppo di pendolari si erano mobilitati per riattivare la circolazione, ma che da un po’ la situazione è stabile, poi corre via perché la sua corriera sta per partire.

Sacile, cittadina di 20 mila abitanti,  ha il suo splendido nucleo storico su due isole sul fiume Livenza, lungo le cui sponde si affacciano numerosi palazzi nobiliari del periodo veneziano e graziosi ponti con scorci indimenticabili.  Il sindaco viene ad augurarci buon viaggio, è l’occasione per scambiare qualche battuta. “Le Ferrovie dovrebbero avere un senso di responsabilità e fare un bilancio economico complessivo del trasporto regionale. Questo servizio ha un importanza fondamentale per studenti e lavoratori ed il comune è favorevole alla sua riapertura”. Il primo cittadino sottolinea che per la sua comunità è un vanto, un elemento in più, essere uno dei due capolinea e non solamente una stazione di passaggio come avviene per la direttrice Mestre-Pordenone. Ci ricorda anche vi è un contratto di servizio che obbliga Trenitalia ad effettuare le corse che infatti oggi vengono realizzate con bus sostitutivi che nessuno usa. “La ferrovia potrebbe avere anche un utilizzo a fini turistici, una mobilità dolce”. Ci salutiamo con un ricordo personale:”

Usai il treno per visitare Gemona dopo il terremoto e poi non posso dimenticare la disponibilità e gentilezza dei macchinisti che facevano viaggiare spesso i bambini in cabina”

Il sole è a picco ma dobbiamo proseguire nel nostro lungo ma appena iniziato viaggio. I programmi, come è giusto che sia, sono già stravolti. Faremo tappa a Budoia, ci sono ancora 8 km da percorrere. Numerosi gli incroci con strade e stradine, le sbarre dei passaggi a livello sono state rimosse e le auto ormai hanno la precedenza indisturbate. Per qualche chilometro continuiamo a costeggiare abitazioni, l’erba ai lati del binario è tagliata e sicuramente qualcuno ancora se ne cura. Nulla fa pensare che sia una ferrovia senza traffico. Circa al km 8 una grossa fabbrica appare alla nostra sinistra, uno scambio permette di deviare il materiale rotabile all’interno, un raccordo industriale ancora connesso ed apparentemente efficiente. È la sede di Polcenigo della Cimolai, azienda mondiale che realizza strutture in acciaio di carpenteria leggera e pesante. Siamo un po’ sorpresi di vedere un simile impianto industriale, eppure nessun carro merci trasporta i suoi prodotti nel mondo, tutto è affidato alla gomma. Il segnale di protezione ci fa comprendere di essere giunti finalmente alla nostra metà quotidiana, ancora qualche centinaio di metri e la stazione di Budoia-Polcenigo è pronta ad accoglierci. Il luogo sembra essere rimasto immobile nel tempo, il fabbricato viaggiatori è in buona condizioni, il giardino è curato e manutenuto, la fontanella sgorga acqua fresca, l’ufficio movimento appare ordinato e pronto a regolare la circolazione.

Budoia è un comune virtuoso di 2600 anime impegnato soprattutto in tematiche ambientali e sull’agricoltura biologica di cui anche la nota trasmissione di rai tre Report ha parlato anni fa. Il sindaco ci viene a trovare in stazione per raccontarci di quel che sta accadendo. Ha avuto diversi incontri con il direttore della DTP di RFI riguardo le problematiche inerenti la ferrovia e gli spazi ad essa connessi. ”L’ex stazione è stata ottenuta in comodato d’uso gratuito ed ora ospita un’associazione del territorio ed una famiglia in difficoltà che hanno l’obbligo di tenere curato lo spazio circostante”. Ci informa dell’abbattimento di alcuni caselli e di essere riuscito, solo per mantenerli intatti, ad ottenere anche su quelli un comodato. “Ora la Regione ha affidato a FUC (ferrovie Udine Cividale) uno studio di fattibilità della linea che potrebbe portare ad un affidamento della stessa dallo Stato alla Regione”. Ritiene che la ripresa e lo sviluppo del trasporto su ferro possa avvenire se vi sia una regia unica regionale e una gestione diretta delle amministrazioni locali, con un impulso del turismo slow come quello ciclabile. Fino agli anni ottanta vi era un uso del treno da parte di stagionali che in molti partivano da queste terre per andare a lavorare a Venezia nei settori della ristorazione ed alberghiero.

Ci salutiamo non prima di ottenere un frammento di memoria personale. “Una volta fui letteralmente sequestrato da un capotreno perché avevo il biglietto sbagliato, mi tenne tutto il viaggio nello spazio fra il macchinista ed i sedili tenendo con se la mia carta d’identità”.

20/06/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: foto di Giuliano Guida

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L'Autore

Claudio C.

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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