Proseguire nella follia

Suggerimenti di metodo per affrontare le contraddizioni.


Proseguire nella follia Credits: Goya: follia e ragione all’alba della modernità

Qualche mese fa, quando i compagni dell’ex Opg di Napoli lanciarono la proposta di una lista elettorale, la definirono una “follia”. Ora è necessario dare un metodo a questa pazzia. Il risultato elettorale di Potere al popolo, se confrontato quantitativamente con le precedenti esperienze, sembrerebbe fornirci un quadro che più nero non si può. Alla camera Rivoluzione civile prese 765 mila voti, cinque anni dopo Potere al popolo si ferma alla metà, 370 mila. Come spiegare, dunque, la straordinaria partecipazione dei militanti alle centinaia di assemblee e riunioni post-elettorali? Un risultato che ha dello straordinario se comparato alla smobilitazione prodotta da quel 2,25% di cinque anni fa e che si amplifica oltre ogni immaginazione quando notiamo che ai militanti tesserati vanno aggiungendosi i “sans-papiers” mai domi, ma dispersi e finalmente conosciuti, o ritrovati.

Si tratta ora di conservare le (poche) forze raccolte e rimetterle nell’ordine che gli è proprio, passando dal voler rappresentare le lotte ad organizzarle. In una prospettiva generazionale - c’abbiamo messo più di trent’anni per arrivare fin qui e ce ne vorranno altrettanti per risalire - sapendo, però, che non c’è tempo da perdere. Lega e 5 Stelle, nella misura in cui saranno chiamati a governare, si troveranno presto di fronte a un bivio. Promettere il reddito di cittadinanza, la reintroduzione dell’articolo 18 e l’abolizione della legge Fornero, gli ha permesso di cavare ampi consensi tra le masse sfruttate e diseredate. La realizzazione di queste promesse, tuttavia, dovrà fare i conti con i custodi dell’ortodossia neoliberista, in primis le autorità economiche e monetarie europee. Anche per una misura oggettivamente di destra come il reddito di cittadinanza, se lo si vorrà effettivamente finanziare a debito e non col taglio dei servizi sociali. Un debito del quale bisognerà discutere, uscendo una volta per tutte dalle false dicotomie imposte dallo scontro tutto interno all’ideologia dominante tra liberismo e keynesismo che tanti danni sta facendo a sinistra.

E per non farsi trovare impreparati e lasciar sfruttare queste contraddizioni dalle forze apertamente fasciste è necessario costruire il potere popolare o meglio il Potere al Popolo. Sui e dai luoghi di lavoro, ed evitando di inasprire le contraddizioni che pure si celano dentro il percorso avviato.

Non giriamoci intorno, il radicamento nei luoghi di lavoro rimane l’unica prospettiva storicamente e tendenzialmente vincente. Ma questo non significa che qui ed ora non si debba considerare come progressiva la pratica del mutualismo. D’altronde, che una sua utilità ce l’abbia lo dimostra l’ampio uso che ne fanno le forze tra le più diverse: dal Partito Socialista olandese ad Hezbollah. Anche perché il metodo proposto da “Je so pazzo” rappresenta comunque un passo in avanti rispetto a quanto va per la maggiore tra i militanti delle organizzazioni che costituiscono Potere al popolo o gli sono vicini. Compagni che insieme ai sans-papiers rappresentano la risorsa più importante attualmente a disposizione del movimento comunista italiano.

L’altra grande dicotomia con la quale dovremo necessariamente fare i conti è quella tra soggetto e fronte. La convivenza tra realtà organizzate diverse dentro Potere al popolo è troppo breve per procedere a un loro immediato scioglimento. D’altronde il rischio di fare i separati in casa, dell’intergruppi, più che un rischio rappresenta una certezza (di sconfitta). E a dirlo è la pratica quotidiana degli ultimi vent’anni. Dunque che fare?

Entrambe le cose. Costruiamo un soggetto che dia la possibilità di tenere uniti i sans-papiers che non si iscriveranno mai a nessuna delle realtà organizzate che hanno aderito al progetto. Ma non obblighiamo i soci fondatori a sciogliersi in Pap, purché essi riconoscano la necessità di cedere una parte della loro sovranità al soggetto politico che nascerà. Un soggetto fondato su assemblee a partire dai luoghi di lavoro e non solo sul territorio. Istanze che siano realmente decisionali nella misura in cui, il ‘68 ce lo insegna, le assemblee possano realmente esserlo. Un soggetto che faccia quella formazione marxista e non genericamente di sinistra, senza la quale si lavora a vuoto, illudendosi che l’entusiasmo possa surrogare la coscienza. Un soggetto che non neghi né impedisca l’appartenenza di chiunque anche alle altre organizzazioni, comitati, collettivi. Con delle discriminanti e dei paletti, ovviamente, da decidere insieme. Magari partendo dal riconoscimento che alla nostra sinistra c’è una prateria, alla destra una palude.

17/03/2018 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: Goya: follia e ragione all’alba della modernità

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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