Rischio prescrizione su molti disastri ambientali. Quei soldi per le ecomafie

I 17 dossier di Legambiente. Su alcuni reati già caduta la prescrizione, altre a rischio e due già archiviate. Da Eternit ai rifiuti sotterrati in Campania e Calabria, la mappa dei principali crimini impuniti. Quelli svelati.


Rischio prescrizione su molti disastri ambientali. Quei soldi per le ecomafie

 

I 17 dossier di Legambiente. Su alcuni reati già caduta la prescrizione, altre a rischio e due già archiviate. Da Eternit ai rifiuti sotterrati in Campania e Calabria, la mappa dei principali crimini impuniti. Quelli svelati.

di Massimo Lauria

Pesante eredità del 2014 quella dei disastri ambientali impuniti, che entra prepotente a fare i conti col nuovo anno. La notizia non è nuova, ma lo sconcerto è più che attuale, visto che manca ancora una legge per punire chi inquina e attenta alla salute pubblica. Dal colpo di spugna sul caso Eternit, fino ai rifiuti sotterrati nella piana di Sibari in Calabria, passando per la discarica Pitelli di La Spezia e le acque contaminate nel Lazio, i reati contro l’ambiente corrono indisturbati da Sud a Nord del Bel Paese.

Un disegno di legge ci sarebbe - è il n.1345 -, ma la discussione è ferma al Senato da mesi. Purtroppo, senza una norma da inserire nel codice penale, i tanti processi per delitti contro l’ambiente si trasformano in storie di giustizia negata. Chi sfregia territori ed ecosistemi in Italia oggi rischia al massimo una multa. Ma sappiamo bene che contaminare l’acqua, il terreno e l’aria significa seminare malattie e morte. Legambiente perciò traccia una mappa dei disastri che ancora restano impuniti e avverte:

«In Italia ci sono processi lunghi e tempi di prescrizione troppo brevi, con pene esigue in materia ambientale. Tutti i più gravi reati ambientali ancora oggi, infatti, rischiano la contravvenzione. Anche per questo ogni anno vengono accertati oltre 30mila reati contro l’ambiente, quasi 4 ogni ora: dalle discariche abusive alle cave illegali, dall’inquinamento dell’aria agli scarichi fuorilegge nei corsi d’acqua. Crimini che fruttano alla malavita organizzata circa 16,7 miliardi l’anno».

Il rischio di archiviazione per prescrizione è alto e colpisce soprattutto i processi in campo ambientale, perché il reato è difficile da dimostrare. Tra perizie e contro perizie i tempi si allungano molto. E mettere le manette chi inquina è sempre meno probabile. Tanto che ad essere condannati, il più delle volte, sono quelli che patteggiano in tribunale, evitando il processo, gli altri la passano liscia. Ecco quindi l’urgenza di approvare una norma anti avvelenatori.

Le storie pubblicate dal dossier di Legambiente sono 17. Su alcune è già caduta la prescrizione, altre sono a rischio e due sono già state archiviate.

La Lombardia è la prima terra dei fuochi italiana, con 4 grandi inchieste aperte: la Raffineria Tamoil di Cremona, accusata di aver sversato al suolo sostanze inquinanti. Il disastro del fiume Lambro della Lombardia petroli di Villasanta, che avrebbe contaminato il corso d’acqua con 2.500 metri cubi di petrolio e gas in una notte. Poi l’inchiesta sulla Riso Scotti Energy. E la Bonifica nell’are di Santa Giulia a nord est di Milano. Su tutte pende il rischio di prescrizione.

In Veneto ci sono due celebri casi. Il primo è l’inchiesta sul petrolchimico di Porto Marghera, aperto nel 1996 e poi prescritto. Nessuno dei dirigenti Montedison ed Enichem ha pagato per le morti e i tumori causati dall’inquinamento della Laguna di Venezia. Il secondo è l’inchiesta denominata Mercante di rifiuti: un traffico illecito di rifiuti pericolosi provenienti da centinaia di ditte di varie regioni. Anche questo processo è stato prescritto.

Il traffico di rifiuti in Liguria nella discarica Pitelli di La Spezia si è concluso con l’assoluzione di tutti gli imputati per disastro ambientale. In Toscana troviamo il caso della discarica del Vallone, a Campo nell’Elba, dove il tribunale di Livorno ha assolto 13 persone per presunte irregolarità legate all’affidamento e alla gestione della discarica.

Ecco i 3 casi del Lazio: il termovalorizzatore di Colleferro, nel quale si presume che venissero bruciati ogni tipo di rifiuti. Il processo in questo caso è a rischio prescrizione. Idem per il caso dello sversamento di tonnellate di rifiuti industriali nel fiume Sacco. E infine l’operazione ‘Agricoltura biologica’: nel 2004 la procura di Rieti arresta 7 persone per traffico e smaltimento di rifiuti speciali. Nel 2012 la Corte di Appello di Roma dichiara prescritte le condanne.

La madre di tutte le inchieste nel settore del traffico illecito dei rifiuti speciali per estensione delle aree e numero di soggetti coinvolti è l’operazione Cassiopea in Campania. Anche questa prescritta. Mentre tra i processi archiviati c’è quello sul petrolchimico di Brindisi, con 68 dirigenti Enichem indagati per strage, omicidio colposo plurimo.

Due inchieste già prescritte in Calabria riguardano l’interramento di circa 30mila tonnellate di rifiuti provenienti dalla Pertusola di Crotone in alcuni siti della Sibaritide -inchiesta Artemide-, e quella per le discariche abusive di Crotone Pertusola sud, denominata Black Mountain. A rischio prescrizione, invece, il caso della discarica San Calogero -processo Poison- di Vibo Valentia, dove sono stati smaltiti oltre 135.000 tonnellate di rifiuti pericolosi, scaricati illegalmente accanto a coltivazioni di agrumi.

Per finire l’associazione ambientalista cataloga l’inchiesta Mar rosso in Sicilia, un disastro di proporzioni gigantesche. Il 10 settembre del 2001 il mare di Priolo diventa improvvisamente rosso: la causa sono le tonnellate di mercurio finite dentro. Secondo le analisi c’era una presenza di sostanza 20.000 volte superiore al limite di legge. In questo caso l’inchiesta fu archiviata. 

* Massimo Lauria, cronista sul web ma con le suole delle scarpe e gli occhiali sulla strada. Per volere del caso è anche regista documentarista. Ora sarà il n.2 nella fatica quotidiana del sito. Il 3 non c'è ancora. ViceRemoContro

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10/01/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Massimo Lauria

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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