Trivelle: vince l’astensionismo di Renzi. La rivincita a Ottobre?

Referendum del 17 aprile. Renzi, come Craxi, invita al boicottaggio e garantisce le multinazionali.


Trivelle: vince l’astensionismo di Renzi. La rivincita a Ottobre?

La scelta del governo di stabilire la data del referendum per il 17 aprile ha condizionato tutta la campagna elettorale. Un referendum costato 300 milioni di euro, tramutabili in ulteriori tasse per i cittadini. Un limite al raggiungimento del quorum anche la richiesta da parte del Premier di astensione dal voto, caldeggiata da Giorgio Napolitano. Il quorum al 50 + 1 % è una norma sui referendum ormai obsoleta, finalizzata a smantellare l’unico strumento di democrazia diretta. A ottobre il referendum confermativo sulla modifica della Costituzione. Nel 2017 il referendum abrogativo sulla legge elettorale.

di Alba Vastano

Il sipario sulle trivelle non fa in tempo a calare che già il premier Renzi fa il discorso ufficiale agli Italiani, esprimendo personale soddisfazione sugli esiti referendari. E lo fa a reti unificate, affinché la maggioranza del popolo, a suo mal pensare “credulone”, possa ascoltare il “te l’avevo detto io” di un presuntuoso deus ex machina, depositario della verità assoluta sulla questione degli idrocarburi e sugli impianti di estrazione in mare, nonché su tutto quello che riguarda le sorti economiche e politiche di un paese messo allo sbando dalla sua tracotanza.

Il pinocchio fiorentino ha le spalle protette dai poteri forti europei, per l’occasione “bodyguard” della sua sfacciata politica antipopolare. Sedicente, saccente e dittatoriale tanto da permettersi di violare la costituzione avanzando la proposta di astensione al voto dal suo trono mediatico, nella piena trasgressione delle leggi costituzionali sul voto. Lo fecero “illo tempore” Bettino Craxi con la sua esortazione “Andate al Mare”, incitando a non votare per la preferenza unica. Era il 1991. Tangentopoli era alle porte. Nel Paese c’era una gran voglia di cambiamento Votò il 95% degli elettori. L’invito di Craxi non fu evidentemente raccolto. Lo fece Berlusconi nel 2011, ma anche quell’invito non venne , almeno quella volta, ascoltato. Si votava per il referendum sul nucleare e sull’acqua pubblica e fu un tripudio, una vittoria assoluta. Renzi è di quella stessa pasta, e in modo peggiorativo, perché il suo riformismo è una fabbrica di illusioni e di fidelizzati e adepti spesso inconsapevoli delle strategie di palazzo, ne ha ancora molti al suo seguito

Elargisce elemosine agli Italiani, ma le usa come voto di scambio. Ingannevole, mistificante politica che sa di mani sporche. Questa volta, in occasione del referendum sulle trivelle, le mani sono sporche di petrolio e di affairs con i petrolieri, di cui conosce i retroscena degli ultimi fatti e misfatti, come quelli relativi all’impianto petrolifero “Tempa Rossa”, nel cuore della Basilicata.. Coerente figlio di un berlusconismo che ancora emana le sue flatulenze su tutto il paese e che ci ha reso ridicoli in tutto il pianeta. Ma almeno allora sapevamo platealmente di chi parlavamo e con chi avevamo a che fare. Ora dietro la facciata ingannevole di uno sfacciato giustiziere dei diritti umani e sociali, si nasconde la faccia di un traditore degli stessi.

Il referendum sulle trivelle: modalità, motivazioni ed esiti

La scelta del governo di stabilire la data del referendum al 17 aprile ha condizionato tutta la campagna di diffusione informativa. Con l’aggravio di un esborso per lo Stato di 300 milioni di euro, tramutabili in ulteriori tasse per i cittadini. Pensando anche che questo immane flusso di danaro si sarebbe potuto evitare se il referendum si fosse accorpato alle prossime amministrative.

Senza contare che si sarebbero potuti investire in energie rinnovabili. Un mese solamente a disposizione per far conoscere agli elettori la valenza del Sì. Nascono in fretta i comitati referendari per il Sì, ma anche quelli per il No. È una corsa al tempo, una corsa il cui obiettivo, quello di sensibilizzare i cittadini sulle basilari questioni ambientalistiche legate ai nostri mari, era praticamente impossibile da raggiungere.

Molti gli ostacoli che ne hanno impedito una corretta e ampia diffusione informativa. Troppi hanno remato contro, e il riferimento è diretto al governo che ha a cuore solo gli interessi dei grandi imprenditori del settore petrolchimico, protetti dai poteri forti nazionali ed europei. Governo che ha ingannevolmente puntato tutto sull’opinione pubblica paventando una presenta perdita dei posti di lavoro degli operatori agli impianti marini addetti all’estrazione di idrocarburi. Una motivazione inesistente in un Paese in cui di rigoglioso, oltre l’ambiente naturale c’è solo la disoccupazione.

Altro limite agli esiti favorevoli al Sì è stato ingiunto da una campagna avversa, quella del No, e dalla richiesta da parte del Premier di astensione dal voto, caldeggiata dal suo complice in malefatte politiche, Giorgio Napolitano. Parte la denuncia contro Renzi alla Procura di Roma da parte del M5S e di Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione, e dal M5S e, all’indomani degli esiti, da un imprenditore pugliese, Francesco Santantonio, contro Renzi e Napolitano, perché “Abusando della loro funzione hanno esortato pubblicamente il popolo italiano, attraverso televisione e stampa nazionale, all’astensione dal referendum del 17 aprile”. E chiede alla Procura “una severa punizione dei colpevoli”, perché trasgressori dell’art.98 (Testo unico1957) e dell’art.51, in riferimento alla legge che sanziona “chi investito di un pubblico potere organizza l’astensione dal voto referendario”.

Eppure le motivazioni del Sì, se ce ne fosse stata la volontà di chi detiene il potere sulle televisioni di stato, mezzo mediatico di simultanea diffusione delle informazioni, avrebbero potuto sensibilizzare la maggioranza degli elettori. In realtà non è andata così. L’informazione televisiva è stata di parte, da quale è vano menzionarlo. Ed è stata anche fuorviante, tant’è che a ridosso del voto, tramite i canali tv si è diffusa la notizia che si sarebbe votato solo in alcune regioni, mistificando sul fatto che i promotori del referendum sono stati i governatori di nove regioni. E Scalfari da Repubblica lanciava il suo solito editoriale, affermando impropriamente e in modo fuorviante che il voto è inutile per chi non è direttamente interessato non abitando in località marine.

Reti unificate quindi per Renzi che chiede l’astensione, fa il discorso da padre della patria che ammonisce benevolmente i suoi sudditi allo scopo di accreditarsi consensi. Spazio zero per chi vuole rendere pubblici gli sfruttamenti sull’ambiente. In barba all’art.9 della Costituzione che recita appunto “...la Repubblica tutela l’ambiente”.Altro impedimento alla vittoria del Sì è stato il quorum al 51%. Un soglia severa che non ha lasciato fiato al raggiungimento della vittoria referendaria per il Si, già evidentemente compromessa. Una norma che regola i referendum ormai obsoleta, che demotiva gli elettori ed è propedeutica al fallimento dell’unico strumento di democrazia diretta del nostro Paese.

E gli esiti non potevano che essere sfavorevoli per chi ci ha creduto in questo Sì. Per chi utilizzando lo strumento referendario, nel rispondere al quesito “Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?” ha chiesto di non prorogare le concessioni governative per le piattaforme marine per la produzione di idrocarburi poste a 12 miglia dalla costa. Un’ affluenza nazionale alle urne del 32,2% “dei 46.723.95 di elettori. Isono stati 13 milioni, nonostante tutto una buona tranche degli aventi diritto, e vincono sui due milioni di No. Quorum raggiunto e superato solo in Basilicata, ma era prevedibile. Vicino in Puglia. Nessuno ha vinto.

La palma della vittoria all’astensionismo, sollecitato dall’illegittimo premier. Vince quindi chi ha più visibilità mediatica, chi ha più potere. Vincono le royalties, i petrolieri, vincono gli scandali sulle concessioni governative, vince l’emendamento sblocca Tempa rossa, in cui c’è sempre la mano renziana, per favorire Shell e Total.Vince la corruzione. Vince ancora una volta l’inquietante potere del capitalismo che tutto soggioga al suo volere, anche i diritti di aver un mare pulito. Ai prossimi referendum, confermativo, in ottobre, per la riforma costituzionale e abrogativo, nel 2017, per la legge elettorale possiamo ancora cambiare questo paese. Mandare Renzi a casa non è una certezza, ma non è impossibile.

22/04/2016 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Alba Vastano

"La maggior parte dei sudditi crede di essere tale perché il re è il Re. Non si rende conto che in realtà è il re che è il Re, perché essi sono sudditi" (Karl Marx)


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