Recensioni

Per ricordare il grande filosofo hegelo-marxista Domenico Losurdo, a un anno dalla sua scomparsa, recensiamo una delle sue opere più significative e, al contempo, meno conosciute
Due buoni film con alcuni difetti caratteristici che ci aiutano a riflettere sulle cause dei tempi bui che stiamo vivendo

I risultati dei Nastri d’argento rappresentano soltanto la più recente puntata della serie “che vinca il peggiore”, particolarmente seguita in Italia

L’opera scritta da Ray Bradbury nel 1953 sembra una inquietante fotografia del presente
Rivedere i film del passato ci permette di comprenderli in modo più critico e distaccato e ci dà modo di darne un giudizio più obiettivo e libero dalle mode imposte dall’industria culturale.
Una prospettiva comunista a partire dal il bilancio del socialismo sovietico e cinese, la crisi strutturale del capitalismo e dell'Ue, l'involuzione della sinistra italiana, la necessità della forma partito.
Le vie del cinema da Cannes a Roma ci ha permesso di vedere in anteprima, rispetto all’uscita nelle sale italiane, l’ultimo film di Ken Loach da poco presentato nel prestigioso festival francese e, come di consueto, da non perdere.
C’è un unico precedente che si ricordi per un processo come quello a Stalin. L’imputato era Papa Formoso e l’accusatore Papa Stefano, che nel 897 ne fece disseppellire il cadavere. Il reo predecessore non poté ribattere alcunché. Formoso fu deposto e dannato in eterno.
Dietro le epiche vicende storiche si cela il non esplicitato rapporto fra verità storica, interpretazioni soggettive e interessate di essa e la censura e l’auto-censura imposta dalla classe dominante
Tornano restaurati nelle sale due grandi classi del cinema, Ladri di biciclette e Schindler’s List
Film sopravvalutato che tende a naturalizzare i tragici effetti della reintroduzione in Cina di alcuni aspetti della società capitalista e della capacità di egemonia a livello globale dell’industria culturale occidentale
Film rivoluzionario, sia nella forma che nel contenuto, narra la lotta per la liberazione dal colonialismo e dall’apartheid attraverso un geniale utilizzo di immagini odierne, di repertorio e disegni animati
Importante film di denuncia della condizione di apartheid di fatto che vivono gli arabi israeliani che al contempo limita pesantemente la libertà personale degli ebrei israeliani.
Godibile commedia di denuncia del capitale speculativo, che dimostra come gli intellettuali radical siano ormai parte integrante dell’ala sinistra del blocco sociale dominante

Un film interessante e ben girato, ma privo di prospettiva, di spirito dell’utopia e di principio speranza, al punto da rimanere prigioniero della tenebra del quotidiano.

Attraverso delle brevi recensioni di alcuni film senza infamia né lode, proposti nelle sale negli ultimi mesi, azzardiamo alcune riflessioni su luci e ombre del cinema contemporaneo
Il comunismo si fa davvero teoria universale contro l’oppressione quando si intrecciano, nella teoria e nella pratica, le vicende e le condizioni del proletariato occidentale e di quello coloniale.

Sofia

Un film molto interessante in cui da una interessante ed esemplare storia particolare emerge una significativo rapporto dialettico che lega le discriminazioni di genere alle discriminazioni sociali
Un ottimo film, finale hollywoodiano a parte, che ci dà molto da riflettere sulle forme di criminalizzazione della povertà che lo Stato borghese utilizza per affermare il suo dominio sui subalterni.
Un bel film di denuncia della società patriarcale statunitense, che mostra come solo la lotta paga e ha consentito di conseguire la stessa parità dei diritti fra i generi.
Un libro per praticare la solidità nella società liquida.
Pluripremiato film nei più diversi festival interazionali, si presenta esplicitamente come film di denuncia, salvo poi dare la risposta più banale e reazionaria ai motivi della povertà nella società capitalistica.
Nonostante a trionfare sia stato il campione dell’ideologia postmoderna dominante, i premi conquistati da film coraggiosamente antagonisti all’industria culturale, come Santiago, Italia e Sulla mia pelle, lasciano ben sperare.

Un film molto bello passato inosservato. La lotta di classe tra i lavoratori tessili nella Manchester dei primi dell’ottocento.

Due mediocri prodotti dell’industria culturale del nostro imperialismo degli straccioni, spacciati come ispirati all’opera di un grande scrittore comunista.
Cocaine: La vera storia di White Boy Rick, un buon noir più per lo sfondo storico e sociale in cui si inserisce, che per la vicenda del protagonista e della sua famiglia posti al centro del film.
Otto autori, otto nuovi libri, vari argomenti e temi, tutti di buona scrittura.
Sebbene Soderbergh faccia di tutto per realizzare un film antitetico all’industria culturale, la mancanza di una visione del mondo alternativa gli impedisce di andare al di là di un lodevole film di denuncia dei meccanismi, anche razzisti, di sfruttamento della forza lavoro e della necessità di battersi contro di essi.
Un prodotto ben confezionato dell’industria culturale che lascia anche alquanto da riflettere allo spettatore sul modo essenzialmente distopico in cui l’ideologia dominante rappresenta il mondo futuro, per cancellare ogni residua traccia di spirito dell’utopia e principio speranza in un mondo migliore, più giusto e razionale.
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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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