Allied - Un’ombra nascosta

Un classico prodotto culinario dell’industria culturale


Allied - Un’ombra nascosta Credits: fotogramma del film

Allied - Un'ombra nascosta (guarda il trailer) di Robert Zemeckis Usa 2016, valutazione 3,5/10

Ennesimo prodotto d’evasione dell’industria culturale a stelle e strisce. Lo standard di questo prodotto puramente culinario è piuttosto elevato, al di là della pessima prova della star Brad Pitt, che mantiene la stessa espressione da pugile suonato macho per tutto il film. Inoltre Allied non presenta nulla di veramente originale, tranne forse la conclusione. Il film rimescola abilmente lo scenario di Casablanca, con Indiana Jones e i classici spy movies stile 007. Si tratta di un prodotto di maniera, nello spirito del postmoderno.

Dietro una parvenza di realismo, il film cela tutti i principali stereotipi dell’ideologia dominante. L’ambientazione storica consente di introdurre una serie di cliché del revisionismo, o meglio del rovescismo storico. Il conflitto per il dominio mondiale fra l’imperialismo anglo-americano e il tedesco-italiano diviene un confronto fra il bene assoluto e il male assoluto. Per cui assistiamo con nonchalance alla ormai abituale disumanizzazione del nemico che diviene pura e semplice carne da macello, da eliminare non solo senza alcuna pietà, ma senza nessun rispetto dello stesso ius belli.

Diverso è se il nemico è divenuto membro portante della sacra famiglia borghese. A questo punto qualsiasi delitto può essere perdonato. Lo stesso conflitto universale fra bene e male viene meno. Riemerge tutta l’ipocrisia del puritanesimo a stelle e strisce. La spia che tradisce il suo stesso popolo, ponendosi al servizio della belva nazi-fascista, diviene la propria donna da salvare. E tutto diviene di nuovo lecito. Disobbedire a ogni ordine e a ogni regola, uccidere a sangue freddo persino i feriti, mettere a repentaglio la vita dei partigiani, ridotti a mera massa di manovra al completo servizio non solo dell’imperialismo anglo-americano, ma persino dei folli capricci di un suo membro che agisce per suo scopi del tutto particolari, al di fuori e anzi contro gli interessi collettivi della propria parte nel conflitto.

Del resto nel rovesciamento dei valori spacciato all’interno di un’opera di puro intrattenimento, abbiamo la riproposizione della logica ultra individualista del romanticismo per cui l’amore per la propria donna – qui puritanizzato quale amore per la propria moglie, madre dei propri figli – diviene il valore assoluto a cui è possibile sacrificare tutto: l’onore, la professionalità, la morale, il proprio paese, la lotta contro il totalitarismo etc.

È evidente come tali prodotti seriali dell’industria culturale, che si tenderebbe a sottovalutare, hanno una profonda capacità di influenzare in modo surrettizio il senso comune, facendogli accettare come naturali gli pseudo valori di un modo di produzione sempre più irrazionale che rischia di trascinare con sé, nella sua progressiva putrefazione, l’intera civiltà.

04/03/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: fotogramma del film

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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