Film italiani 2020

Dai migliori ai più deludenti e sopravvalutati film italiani usciti in prima visione, o restaurati nel 2020, con i link che rinviano alle recensioni già pubblicate su questo giornale.


Film italiani 2020

Villetta con ospiti di Ivano De Matteo, Italia 2020, voto: 8; film davvero impeccabile dal punto di vista della critica realista a tutti i rappresentanti tipici della classe dominante. Molto significativo perché denuncia il profondo classismo e razzismo dello Stato e della “giustizia” italiana.

Cosa sarà di Francesco Bruni, drammatico, Italia 2020, voto: 7+; finalmente una bella fiction italiana su un tema sostanziale come il dover fare fronte a un cancro. Il film scava in profondità su come mutano i rapporti psicologici e interpersonali all’interno di una famiglia allargata. Il film, inoltre, mostra con una serie di flashback molto ben congegnati, il protagonista malato che ripercorre e fa i conti in modo critico con i momenti tipici della sua vita precedente. Peccato che, come al solito, si faccia finta che non esistano i rapporti di produzione e, quindi, si affrontano questioni anche sostanziali prescindendo del tutto dalle problematiche economiche e sociali. Per esempio non vi è nemmeno un accenno alla situazione disastrata della sanità in uno Stato imperialista in costante crisi come l’Italia.

Tintoretto – Un ribelle a Venezia di Giuseppe Domingo Romano, Italia 2019, voto: 7+; finalmente un documentario su un artista pienamente godibile e realizzato a regola d’arte. 

La freccia azzurra di Enzo d'Alò, animazione, Italia 1996, voto: 7+; ottimo film per bambini che, rispetto alle cose che vanno per la maggiore oggigiorno, sembra venire da un altro mondo. Ispirato dal grande Gianni Rodari, capace di raccontare delle splendide favole per bambini in grado di mediare in forme semplici e immediate concetti fondamentali, a partire dalla lotta di classe quale motore della storia nelle società divise fra gruppi sociali con interessi antagonistici.

Miss Marx di Susanna Nicchiarelli, drammatico, Italia 2020; voto: 7-; una eccezionale possibilità di trattare questioni essenziali e di grandissima attualità, come la lotta per l’emancipazione della donna in una prospettiva socialista, completamente sprecata. Pur avendo il coraggio di affrontare un tema di grande spessore, in completa controtendenza rispetto in particolare all’attuale miseria del cinema italiano, la regista sembra interessata esclusivamente a rappresentare la storia dal punto di vista meno significativo, quello del cameriere.

Mio fratello rincorre i dinosauri di Stefano Cipani, Italia 2019, voto: 7-; film godibile sul complesso rapporto di una famiglia con un figlio down.

Sul Più Bello di Alice Filippi, commedia, Italia 2020, voto: 6,5; melodramma ultraromantico piuttosto riuscito. Anche perché al fondo vi è una questione sostanziale, ossia l’affrontare le difficoltà della vita con spirito costruttivo e propositivo anche quando le condizioni sono le più avverse. Certo, si tratta di una bella favola che, proprio per questo, è sicuramente preferibile a Favolacce, film assurdamente incensato dalla critica.

Effetto Domino di Alessandro Rossetto, Italia 2019, voto: 6+; film che vorrebbe essere realista e mostrare la ferrea spietatezza del modo di produzione capitalistico, in cui i pesci grandi finiscono, necessariamente, per divorare i pesci piccoli, i quali – per quanto si facciano in quattro per tentare di emergere – alla fine non hanno scampo.

Se c'è un aldilà sono fottuto. Vita e cinema di Claudio Caligari di Simone Isola e Fausto Trombetta, voto: 6+; un documentario indubbiamente ottimamente confezionato, peccato che l’oggetto scelto abbia un interesse decisamente relativo.

Che fare quando il mondo è in fiamme di Roberto Minervini, documentario, Italia, Francia, Usa 2019, voto: 6+; documentario su un tema sostanziale e attuale, le tragiche condizioni di vita degli afroamericani nel Sud degli Stati Uniti. 

#Anne Frank. Vite parallele di Sabina Fedeli e Anna Migotto, Docu-fiction, Italia 2019, voto: 6+; toccante e intenso documento sulla strage degli ebrei a opera dei nazifascisti.

Mi chiamo Francesco Totti di Alex Infascelli, documentario, Italia 2020, voto: 6+; per quanto possa apparire il documentario più senza pretese immaginabile – ovvero un documentario su un calciatore, peraltro senza nessun reale interesse al di là delle sue eccezionali doti calcistiche, narrato in prima persona da un giocatore noto per il livello culturale particolarmente carente – il documentario risulta tutto sommato riuscito.

Fabrizio De Andrè & PFM – Il concerto ritrovato di Walter Veltroni, Docu-fiction, Italia 2020, voto 6+; il film ha spunti significativi quando contestualizza la tournée nei tardi anni Settanta, quando era ancora presente una radicalità nella società che oggi appare lontanissima dalla nostra epoca di sostanziale egemonia liberale.

Picciridda – Con i piedi nella sabbia di Paolo Licata, drammatico, Italia 2019, voto 6+; film intenso, costruito intorno a una tragedia sostanziale, la violenza sulle donne nella sua forma più insidiosa e diffusa, ovvero quella che ha luogo in ambito familiare.

18 Regali di Francesco Amato, Italia 2020, voto: 6; film ben orchestrato che affronta in maniera brillante i rapporti interfamiliari dinanzi a una problematica sostanziale come la dialettica fra la morte e la nascita di una nuova vita

L’ospite di Duccio Chiarini, Italia e Francia 2018, voto: 6; film ben girato e recitato, senza sbavature, indaga in modo abbastanza interessante le dinamiche della vita di coppia, anche in relazione al mondo della società civile, ovvero al mondo del lavoro.

Figli di Giuseppe Bonito, Italia 2020, voto: 6; film godibile, bravi i protagonisti; per quanto sempre incentrato quasi completamente sulla sfera etica immediata della famiglia, indaga in maniera intelligente e divertente le problematiche delle giovani coppie delle classi subalterne.

Tolo Tolo di Checco Zalone, Italia 2020; voto: 6; Zalone ha la brillante idea di farsi aiutare nella sceneggiatura del film da Virzì e il prodotto finale ne risente in modo decisamente positivo, marcando una netta discontinuità con l’insostenibile film precedente del comico.

Sole di Carlo Sironi, Italia 2019, voto: 6; opera prima piuttosto significativa nel deserto dell’attuale cinema italiano. Vi è finalmente una ripresa di tematiche neorealiste con una rappresentazione alquanto realistica dello sfruttamento del sottoproletariato da parte della borghesia. 

Palladio di Giacomo Gatti, documentario, Italia 2019, voto: 6; interessante documentario per l’importanza della tematica affrontata e per l’indubbia elevata qualità estetica dell’oggetto d’indagine. 

Dentro Caravaggio di Francesco Fei, documentario, Italia 2019, voto: 6; documentario senza infamia e senza lode. L’argomento scelto è naturalmente eccellente, ma il modo di affrontarlo è molto discutibile. 

Gli anni più belli di Gabriele Muccino, commedia, Italia 2020, voto: 6-; ripresa da epigonale del grande film C’eravamo tanto amati. Certamente la condizione storica in cui è ambientato Gli anni più belli non ha nulla dei grandi eventi del film da cui prende spunto.

Aspromonte – La terra degli ultimi di Mimmo Calopresti, Italia 2019, voto: 6-; film di denuncia delle condizioni di vita spaventosamente difficili e arretrate degli abitanti dell’Aspromonte negli anni Cinquanta. Abbandonati da uno Stato che si manifesta solo per imporre tasse, gli abitanti provano a organizzarsi per far valere i loro diritti.

Permette? Alberto Sordi di Luca Manfredi, biografico Italia 2020, voto 6-; film godibile e ben interpretato. Non ha particolari cadute, anche se evita del tutto di affrontare le contraddizioni sociali dell’epoca, dal fascismo alla Resistenza, dalla liberazione alla guerra fredda.

Non odiare di Mauro Mancini, drammatico, Italia e Polonia 2020, voto: 6-; il film parte da un fatto di cronaca che sottende una questione sostanziale. Tuttavia, pur partendo da una questione complessa e contraddittoria, il film si sviluppa in modo sempre meno credibile e razionale. 

I predatori di Pietro Castellitto, drammatico, Italia 2020, voto: 5,5; film discutibilmente premiato per la migliore sceneggiatura al festival di Venezia. Il film, in realtà, è una ripresa – in salsa maccheronica – di America oggi di Altman, di cui si dà, però, una interpretazione reazionaria e rovescista. Se nel film di Altman vie era la denuncia del fascismo quotidiano, ne I predatori viene, proprio al contrario, rivalutato come possibilità – peraltro l’unica proposta dalla sceneggiatura – per vivere una vita autentica liberandosi dalla schiavitù. Anche se, del resto, essendo tutto relativo, rispetto al livello alquanto misero del cinema italiano si tratta di un’opera prima comunque significativa.

L’uomo del labirinto di Donato Carrisi, thriller, Italia 2019, voto: 5,5; thriller ben costruito e piuttosto godibile sino al finale in cui la storia già complessa, diviene di fatto incomprensibile e ci si sente presi in giro sostanzialmente dal regista, che è anche l’autore del libro da cui è tratto il film. 

La famosa invasione degli orsi in Sicilia di Lorenzo Mattotti, animazione, Francia, Italia 2019, voto: 5+; film godibile per grandi e per piccini, ben raccontato e realizzato, con dei grandi doppiatori. Nonostante l’indubbio fascino della narrazione il messaggio che veicola il film è decisamente reazionario.

Volevo nascondermi di Giorgio Diritti, biografico, Italia 2020, voto; 5+; sebbene il film da un punto di vista formale sia molto accurato e spicchi l’ottima prova attoriale di Elio Germano, il contenuto lascia alquanto a desiderare.

L’amore a domicilio di Emiliano Corapi, commedia, Italia 2019, voto: 5+; merce ben confezionata, ma prodotto culinario e di evasione dell’industria culturale, ha il pregio, per essere un film italiano, di evitare di cadere nei soliti cliché del postmodernismo. 

Dafne di Federico Bondi, Italia 2019, voto: 5+; film sostanzialmente minimal-qualunquista anche se affronta una tematica significativa come l’integrazione dei diversamente abili. 

Lontano Lontano di Gianni Di Gregorio, commedia, Italia 2019, voto: 5; commedia godibile ma priva di spessore. Il film prende spunto da un problema sostanziale: le pensioni da fame percepite dai lavoratori salariati italiani rispetto al costo della vita, che li spingono a emigrare in paesi dove è più basso il costo della vita. 

La mafia non è più quella di una volta di Franco Maresco, documentario, Italia 2019, voto: 5; film senza capo né coda, tutto giocato sulla sola corda del grottesco. Resta un mistero come possa essere stato presentato al festival di Venezia e venir molto elogiato dal solo quotidiano comunista italiano.

Tutto il mio folle amore di Gabriele Salvatores, Italia 2019; voto: 5; film mediocre, senza acuti né stecche, non assicura né un sufficiente godimento estetico, né lascia più di tanto su cui riflettere allo spettatore.

In viaggio con Adele di Alessandro Capitani, Italia 2018, voto: 5; film piuttosto mediocre, tutto costruito sulla riscoperta di una figlia diversamente abile da parte di un padre artista che non l’aveva mai conosciuta.

Caro diario di Nanni Moretti, commedia, Italia 1993, voto: 5-; rivedendolo dopo anni non solo appare del tutto assurdo il premio che ha ricevuto per la miglior regia al festival di Cannes, ma appare discutibile anche riproporre questo film, quasi si trattasse di un classico. 

Odio l'estate di Massimo Venier, Italia 2020, voto: 5-; temevo decisamente peggio. Invece per essere un prodotto dell’industria culturale italiana non è male.

Bar Giuseppe di Giulio Base, drammatico, Italia 2019, voto: 5-; film che parte con uno spunto significativo, ossia una critica ai pregiudizi razzisti, si sviluppa in modo discutibile, con un matrimonio d’amore piuttosto inverosimile, e si conclude con una riproposizione spiazzante ma poco convincente della storia della vergine Maria.

Gli uomini d’oro di Vincenzo Alfieri, Italia 2019, voto: 4+; film ispirato a una storia vera, muove da un problema sostanziale reale, ovvero il governo tecnico non eletto da nessuno di Dini che aumenta l’età pensionabile e getta nella disperazione i proletari che già immaginavano di poter uscire dalla schiavitù del lavoro salariato e godersi la vita. Il problema è che, privi come sono di coscienza di classe ragionano o da sottoproletari o da piccolo-borghesi e, quindi, tentano un colpo ai danni della spesa pubblica.

Magari di Giovanna Elkann, drammatico, Italia 2019, voto: 4; film che evita le tipiche cadute del cinema italiano nel grottesco e nel postmoderno, ma non sfugge al minimal-qualunquismo, tutto incentrato com’è su tematiche interfamiliari molto particolaristiche e decisamente poco tipiche

La scomparsa di mia madre di Beniamino Barrese documentario, Italia 2019, voto: 4-; documentario senza arte né parte di un figlio con il complesso di Peter Pan e di una madre ormai nella prospettiva dell’essere per la morte.

Il pianeta in mare di Andrea Segre, documentario, Italia 2019, voto: 4-; classico documentario subalterno all’ideologia dominante, per cui non c’è nulla da spiegare, ma devono essere le immagini e gli oggetti del documentario a parlare da soli. Peccato che questa apparente assoluta spontaneità è in realtà artificialmente ricostruita, per altro generalmente nel modo peggiore, in quanto sforzandosi di essere loro stessi i non attori finiscono per far emergere al massimo l’individuo medio e non il personaggio tipico. In tal modo assistiamo a puri frammenti narrati in modo naturalistico, privi di organicità che non possono che restituirci una istantanea, in questo caso di Marghera, senza farci comprendere le dinamiche e le contraddizioni reali, ma rimanendo sempre alla superficie delle questioni anche sostanziali che potrebbero essere affrontate. In tal modo il documentario finisce per essere, a propria volta, espressione di quella crisi che avrebbe dovuto invece analizzare, provando a suggerire delle possibili soluzioni.

Fellini fine mai, regia di Eugenio Cappuccio, documentario, Italia 2019, voto: 4-; documentario del tutto privo di spirito critico, non è in grado di individuare i punti alti e le rovinose cadute nell’opera cinematografica di Fellini. 

L’incredibile storia dell’Isola delle Rose di Sydney Sibilia, commedia, Italia 2020, voto 4-; film che incredibilmente continua a confondere lo spirito libertario rivoluzionario del Sessantotto con la libertà individuale e arbitraria del privato, alla base dell’ideologia neoliberista. Al punto che si vede un progetto rivoluzionario in un progetto di Stato quale proprietà privata del costruttore, dove le leggi dipendono dal suo arbitrio, per quanto si tratti di un ingegnere ex repubblichino, che si associa al figlio di un padroncino, che ruba al padre incolpando i lavoratori immigrati dalla Calabria, che sfrutta senza pagarli, dopo averli denunciati per furto alla polizia.

Tornare di Cristina Comencini, thriller, Italia 2019, voto 4-; un film sostanzialmente irrisolto, che ha al suo centro una donna che deve riappacificarsi con il proprio passato, al centro del quale vi sono due traumi con cui ha difficoltà a fare i conti.

La vita davanti a sé di Edoardo Ponti, drammatico, Italia e Usa 2020, voto: 3,5; film senza capo né coda, cerca anche meritoriamente di toccare temi sostanziali, ma finisce con assemblarli in maniera confusionaria senza riuscire a svilupparne nessuno in modo adeguato.

Il ladro di giorni di Guido Lombardi, drammatico, Italia 2019, voto: 3; film che, pur non cedendo all’ideologia dominante dal punto di vista formale, risulta del tutto intollerabile dal punto di vista contenutistico.

Hammamet di Gianni Amelio, Italia 2020; voto: 3; intollerabile operazione dell’industria culturale italiana per riabilitare persino Bettino Craxi, ovvero quanto di peggio abbia espresso la fase terminale della prima Repubblica.

Gli Anni Amari di Andrea Adriatico, biografico, Italia 2019, voto 3-: purtroppo si tratta di un film assolutamente insostenibile sia dal punto di vista della forma che del contenuto, sebbene il soggetto scelto, nella sua contraddittorietà, avrebbe potuto essere anche molto interessante e significativo.

L’immortale di Marco D’Amore, Italia 2019, voto: 2,5; come ogni sottoprodotto di Gomorra, una delle opere più sopravvalutate della storia, anche questo tipico prodotto dell’industria culturale di mediocre qualità italiana è un film decisamente reazionario.

Gli indesiderati d’Europa di Fabrizio Ferraro, drammatico, Italia 2018, voto: 2+; una grande occasione sprecata nel peggiore dei modi.

Buio di Emanuela Rossi drammatico, Italia 2019, voto 2+; il film vorrebbe essere dedicato alle donne che resistono alla schiavitù domestica imposta dall’uomo, suffragata dalla tradizione religiosa e dal catastrofismo ma, purtroppo, non va al di là delle buone intenzioni.

Ultras di Francesco Lettieri, Italia 2020, voto: 2; uno spaccato naturalistico di settori del sottoproletariato urbano napoletano che rappresentano, nel modo più superficiale, il fenomeno degli ultras.

Favolacce di Fabio e Damiano D’Innocenzo, Italia 2020, voto: 2; i fratelli D’Innocenzo passano per essere tra i talenti più promettenti del giovane cinema italiano. Se così fosse, vorrebbe dire che davvero per il cinema italiano, ancora per molto tempo, non ci sarebbe speranza.

Checkpoint Berlin di Fabrizio Ferraro, docu-fiction, Italia 2020, voto: 1+; naturalmente solo “Il manifesto” poteva lanciare, con una surreale intervista al regista e solo “Fuori orario” poteva lanciare in anteprima assoluta un film così insostenibile.

Almost Dead di Giorgio Bruno, horror, Italia 2016, voto: 1; ennesima dimostrazione che quando qualcuno non ha veramente nulla da dire, né è in grado di esprimere qualcosa di significativo ricorre al solito, noiosissimo e insopportabile film sui morti viventi.

08/01/2021 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Renato Caputo

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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