Recensioni

Appena si alza il sipario si sente lo sciabordio delle onde e si capisce subito che non ci troviamo a Siviglia ma a Napoli, la Napoli dei bassifondi, della criminalità, della prostituzione ma anche della mescolanza di culture, di lingue e di musica che fanno della città il cuore del mediterraneo. È questa l’ambientazione che il regista Mario Martone sceglie per la sua Carmen, più incerto è invece il tempo storico in cui si svolge, che potrebbe ricordare principalmente la Napoli del dopoguerra, ma anche quella del dopo terremoto degli anni ’80

Curata da Ester Coen, la mostra Matisse arabesque, alle Scuderie del Quirinale fino al 21 giugno, presenta 90 opere della produzione dell’artista, che comprendono oltre a dipinti, anche diverse opere minori come disegni e costumi teatrali. L’esposizione, più che essere una retrospettiva sull’autore, ha come tema portante l’influenza della decorazione orientale sulla poetica pittorica di Matisse.

La storia è nota: nel 1348 Firenze è colpita dall’epidemia di peste nera, dieci tra ragazze e ragazzi, per paura del contagio, decidono di fuggire dalla città e di rifugiarsi in una casa di campagna. Per dimenticare le brutte immagini di Firenze colpita dal morbo, per sottrarsi alla paura, al dolore, alla sofferenza decidono di raccontarsi delle storie ogni giorno, storie che spesso hanno come tema l’amore e il piacere, la burla e la superstizione. 

Tratto dal romanzo dello scrittore cult del postmoderno Thomas Pinchon, Vizio di forma di Paul Thomas Anderson, come un noir dell’hard boiled literature, si sviluppa a partire da un caso che sembra apparentemente semplice e lineare ma che poi diventa sempre più intricato, fino a diventare quasi irrisolvibile.

La regista afroamericana Ava DuVernay, sceglie di raccontare in questo suo ultimo film un evento storico emblematico della lotta per i diritti civili negli Stati Uniti, ovvero la grande marcia del 1965 da Selma a Montgomery in Alabama, guidata da Martin Luther King per manifestare contro la costante negazione dei diritti non solo economici e sociali, ma anche politici da parte degli Stati del sud nei confronti degli afroamericani

 Come da pronostico della vigilia è Birdman, del regista messicano Alejandro Gonzales Inarritu, ad aggiudicarsi le 4 statuette più ambite: miglior film, regia, fotografia, sceneggiatura. Nonostante fosse stato a ragione ignorato dalla giuria del Festival di Venezia, la Fox ha puntato tutto su questo film iper-formalista

Alla faccia del cinema indipendente, il film vincitore del Sundance Film Festival mette in scena la rivalutazione dei metodi di insegnamento fascisti del Sergente Hartman di Full metal jacket, fra gli applausi del ceto medio riflessivo

Una nuova puntata di Grand Hotel sull’abisso: Birdman un film-saggio di “secentismo programmatico” e di compiaciuta indifferenza verso la tragedia storica in cui stiamo precipitando.

Il regista Mike Leigh affronta, in questo film, gli ultimi 25 anni di vita del famoso pittore paesaggista inglese J. M. W. Turner, nato nel 1775 e morto nel 1851. L’artista è, quindi, ritratto quando è già noto e affermato e ha già girovagato per l’Europa con i suoi taccuini pieni di disegni, schizzi, materiale cui ispirarsi per dipingere. Ciò non emerge nel film di Leigh che, per motivi di budget, non ha potuto girare le scene dei suoi viaggi in Francia, Svizzera e a Venezia

Pride racconta il fronte unito che ha unito le lotte per i diritti civili e le lotte sociali contro la Thatcher. Il film tratta con brio e grazia un argomento tragico, la disperata lotta dei minatori costretti a cedere dopo un anno di sciopero e sacrifici, tanto da far sorridere fra le lacrime e prendere coscienza senza mai annoiare.

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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