Lavorare stanca

Gli studenti si organizzano per mobilitarsi contro l’alternanza scuola-lavoro e per studiarne gli effetti.


Lavorare stanca Credits: Foto di Luca Cangemi

Centro sociale Intifada a via di Casal bruciato, traversa di via Tiburtina. Un chilometro dalla stazione dei treni. Sabato 2 dicembre, pomeriggio. Dagli alti casermoni, coi muri di un’archeologia industriale e scolastica tappezzati di manifesti sulle iniziative per il centesimo anniversario della Rivoluzione d’ottobre, escono, sulle note estenuanti della scuola di salsa i partecipanti all’assemblea nazionale di Eurostop, appena finita, che ha deciso di sostenere il progetto elettorale di Potere al popolo. Sulle stesse note danzanti entrano alla spicciolata studenti liceali infreddoliti per l’assemblea nazionale di Basta Alternanza convocata alle 16.30 da Fgci, Noi Restiamo e collettivi studenteschi. Un cambio della guardia.

La sala si riempie velocemente di centocinquanta ragazze e ragazzi che trovano già pronti alla Presidenza i numerosi relatori previsti. Parleranno tutti con una rara capacità di sintesi. Precisi e ordinati: hanno le idee chiare. Infatti la riunione inizia alle 5 e alle 7 è già finita. Poi cena sociale e musica.

Introduce Giulia di Noi Restiamo che chiarisce subito i concetti fondamentali:” Siamo qui per difendere la scuola pubblica. Uno dei diritti fondamentali dell’umanità: il diritto allo studio L’alternanza scuola lavoro va abolita non si può modificare. Per un motivo materiale: si vogliono sfruttare un milione di studenti togliendo lavoro retribuito e per un motivo ideologico ci vogliono abituare al lavoro precario malpagato addirittura gratuito. Ci vogliono spingere ad abbandonare gli studi.” Luca illustra le proposte operative:” Assemblee studentesche cittadine, sit-in contro le aziende principali che hanno stipulato accordi con il miur, osservatorio per monitorare cosa fanno concretamente gli studenti durante l’alternanza, elaborazione di un documento rivendicativo, mobilitazione il 15 dicembre, partecipazione alla manifestazione nazionale Fight/Right del 16 contro ogni sfruttamento”. I ragazzi di Scomodo, un giornalino studentesco, mettono a disposizione il loro impegno per fare informazione dal basso. Nella settimana prima delle vacanze di natale molte scuole saranno in autogestione.

Salvatore della Fgci fa la storia di vent’anni di attacchi al diritto allo studio individuando nell’Ocse e nel tavolo dei 40 manager delle principali aziende europee riunitisi a metà anni 80 i mandanti delle direttive che spingono a privilegiare la competenza alla conoscenza. L’addestramento al lavoro precario invece del sapere volto alla formazione della persona, del cittadino, del lavoratore consapevole dei propri diritti. No ai licei brevi, l’alternanza inoltre aggraverà la dispersione scolastica a danno delle classi più deboli e dei territori più poveri. Tommaso del Plinio ricorda che solo in Italia a differenza che in Germania l’alternanza ha coinvolto anche i licei. Inoltre il Miur non ha stanziato nemmeno risorse sufficienti e le scuole non avendo risorse non fanno i corsi di formazione sulla sicurezza. Anche Lorenzo, insegnante usb denuncia i pericoli legati alla sicurezza “Solo per un caso ancora non ci è scappato il morto”. Lamenta il ritardo con il quale il corpo docente ha capito i pericoli formativi dell’alternanza, ma segnala che adesso cominciano a reagire. Invita gli studenti a coinvolgere maggiormente gli istituti tecnici e professionali. L’istruzione deve avere un rapporto di conoscenza col mondo del lavoro, ma non deve essere concepita come avviamento al lavoro. Denuncia come la cisl usi gli studenti per lavorare nei caf.

Luca Cangemi, insegnante, ex parlamentare, responsabile scuola del Pci, ricorda come “il 2 dicembre del sessantotto ad Avola la polizia sparava sui braccianti, ma in quegli anni gli studenti e gli operai lottavano insieme. Bisogna tornare a farlo. Costruire un fronte studenti, insegnanti genitori. Rischiamo di tornare al lavoro minorile. Attraverso i tutor esterni viene inoltre attaccata la funzione docenza. Non solo le imprese, le multinazionali ma anche le gerarchie militari stanno entrando pesantemente nelle scuole e nelle università. Grazie agli studenti che stanno dando un segnale di contrattacco a questa vendetta della borghesia sulle conquiste del passato, del 68”.

Angelica del liceo Righi ricorda che anche quando ci sono progetti interessanti comunque viene molto condizionata la didattica. Si sottrae molto tempo allo studio. Anche quando si mascherano come alternanza i viaggi d’istruzione questo comporta spese insostenibile per le famiglie visto che il ministero ha tagliato i fondi. Anche i rappresentanti del collettivo di Fabriano lamentano il tempo perso specialmente nel loro territorio fatto di aziende molto piccole. La rappresentante dell’uds di Siena invita a combattere anche contro il Job act, a combattere l’idea di lavoro gratuito.

Viene citato il paradosso della festa del Pd a Viterbo con gli studenti comandati in alternanza per cuocere le salsicce durante la visita del ministro Fedeli. Ex, molto ex, sindacalista.

Conclude riassumendo il dibattito Francesca che ribadisce l’impegno a costruire l’osservatorio, per studiare le conseguenze dell’alternanza, e la mobilitazione del 15 dicembre. Come dire allo studio e alla lotta. D’altronde il lavoro dello studente è lo studio.

Spetterà ai genitori, lavoratori, in un mondo nel quale il lavoro è svalorizzato, umiliato e offeso, in cui la rendita è l’aspirazione che viene posta come valore, trovare i modi e le forme per rendere consapevoli i giovani dell’importanza che ha nella società e nella formazione il lavoro, manuale e intellettuale. I comunisti, attraverso i loro circoli e sezioni possono da subito organizzare dibattiti su questo tema, legandolo alla lotta contro la sciagurata legge Fornero che inchioda al lavoro i vecchi e toglie lavoro ai giovani.

Partendo da un concetto fondamentale, che questi ragazzi sembrano aver già colto. Quello che viene prima di tutto, prima anche della lotta di classe, che Marx ed Engels davano per scontato nel Manifesto del Partito Comunista. Il fatto cioè che lavorare stanca. Perciò il lavoro, specialmente quello alienante e ripetitivo, va diminuito e distribuito tra tutti i componenti della società. E va ben retribuito.

I vecchi ferrovieri a noi neoassunti la prima cosa che ci dicevano era: “attenti, la rotaia è una lima”, cioè lavorare stanca. I padroni lo sanno bene e perciò evitano di farlo.

Lavorare stanca è vero, ma i personaggi migliori, più veri, autentici, sinceri come ci ha mostrato Cesare Pavese, nell’omonima raccolta di poesie, sono proprio quei lavoratori che mandavano avanti la società e sognano e lottano per un mondo migliore. Sognano la Liberazione. Magari sulle spiagge dei mari del sud.

09/12/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: Foto di Luca Cangemi

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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