Che cosa è la Teoria del valore-lavoro

Marx riprende e sviluppa la teoria del valore-lavoro di Ricardo considerando la duplice natura concreta e astratta del lavoro.


Che cosa è la Teoria del valore-lavoro Credits: https://www.flickr.com/photos/gerlos/3185113132/

L’articolo trae spunto dal materiale didattico (lucidi) preparato e presentato da Domenico Laise, docente dell’Università La Sapienza di Roma, ad un seminario, su: “La Teoria del valore-lavoro nell’epoca della robotica”, tenuto presso l’Università Popolare A. Gramsci nell’anno accademico 2017-2018. Il riferimento bibliografico essenziale dei materiali presentati in tali seminari è: D. Laise, La Natura dell'impresa capitalistica, Egea, Milano, 2015.

Molti autori, anche di ispirazione marxista, con l'espressione “Teoria del valore-lavoro” intendono la proposizione che afferma che “il lavoro umano è la fonte del valore”. Ciò, come si dirà di seguito, non è corretto. La Teoria del valore-lavoro (TVL) è, difatti, per Marx un "sistema di proposizioni" che pone il lavoro umano al centro della spiegazione del funzionamento di tutti gli aspetti rilevanti del sistema capitalistico (valore, denaro, capitale, sfruttamento, crisi, ecc.).

Marx eredita la TVL da Ricardo, sviluppandola criticamente. Marx sostiene che per Ricardo [1]:

a) il lavoro umano è l'unica sorgente attiva del valore d’uso (ricchezza materiale concreta);

b) il lavoro umano è l'unica sorgente del valore (ricchezza astratta).

Ora, per Marx, la TVL di Ricardo contiene un'ambiguità: Ricardo, infatti, non distingue il lavoro umano nella sua duplice natura di lavoro concreto e di lavoro astratto. Perciò per Marx la TVL nella formulazione di Ricardo necessita di alcune integrazioni.

Il lavoro umano in quanto lavoro concreto è, infatti, utile, qualitativamente definito e indirizzato alla produzione di specifici valori d’uso. In quanto tale, in ogni epoca storica, esso è l'unica fonte attiva del valore d’uso. Il lavoro astratto è invece il lavoro umano che non considera gli aspetti qualitativi e le determinazioni concrete, e, in quanto tale, esso è fonte del valore (ricchezza astratta). Come fonte del valore, il lavoro astratto è un'attività storicamente determinata. Perciò, la confusione tra lavoro concreto e lavoro astratto determina la confusione tra una proprietà storicamente determinata (creare valore e plusvalore) e una proprietà a-storica e naturale (creare valori d'uso). È anche per questo che Ricardo considera il capitalismo come un modo di produzione eterno e naturale.

Marx, perciò, rielabora la TVL di Ricardo. Le due proposizioni fondamentali di Ricardo diventano:

a') il lavoro umano concreto è l'unica sorgente attiva del valore d’uso (ricchezza materiale concreta);

b') il lavoro umano astratto è l'unica sorgente del valore (ricchezza astratta)

Ora, questa nuova formulazione della TVL solleva il seguente problema: che relazione c’è tra le due proposizioni a') e b')? Ovvero, che relazione c’è tra lavoro astratto e lavoro concreto?

È stata esaminata, in un precedente lavoro, l’articolazione del processo lavorativo e si è visto come in esso il lavoro umano è lavoro concreto; infatti l’unica attività finalizzata alla produzione di valore d’uso è il lavoro umano concreto, mentre i mezzi di produzione sono elementi inattivi, passivi, del processo produttivo. Il lavoro concreto è un’attività umana specificamente determinata, indirizzata ad un fine particolare. Il lavoro del filatore è infatti distinto per qualità da ogni altro tipo di lavoro.

Se, invece, si esamina il lavoro astratto, ovvero il lavoro come sorgente di valore, questa distinzione qualitativa tra i lavori viene meno. Il lavoro del filatore, in quanto lavoro astratto, non è per niente distinto da quello del piantatore di cotone. Il lavoro astratto non è quindi né lavoro manifatturiero… né lavoro agricolo, ma tanto l’uno quanto l’altro [2]. Questa non è però solo un’astrazione logica. Nella società capitalistica l’astrazione della categoria “lavoro”, il “lavoro in generale”, il lavoro sans phrase… diviene per la prima volta praticamente vera [2].

La “multifunzionalità”, intesa come “polivalenza”, è la caratteristica che contraddistingue il lavoro astratto nella fabbrica capitalistica. Esso ha, infatti, un elevato grado di mobilità e flessibilità. Nella fabbrica toyotista giapponese, ad esempio, il ventaglio delle competenze di un lavoratore è molto ampio. Un operaio può lavorare al tornio, governare un trapano, effettuare saldature e fare il fresatore [3].

In che senso però le due proposizioni a') e b') fanno sistema? Il lavoro astratto non annulla il lavoro concreto ma lo presuppone: non c’è perciò il “dominio dell’astratto”, come alcuni autori credono. Infatti se il lavoro non fosse concreto allora non ci potrebbe essere il lavoro astratto. Il lavoro astratto esiste perché c’è quello concreto. Il lavoro concreto è la condizione necessaria per il lavoro astratto. Il lavoro astratto deriva, sia in senso logico che storico, da quello concreto. Se una merce non fosse utile (ricchezza concreta) non sarebbe un "valore" (ricchezza astratta).

La TVL, in definitiva, non si identifica solo con la proposizione che afferma essere il lavoro (astratto) l’unica fonte di valore di scambio. Tale asserzione presa isolatamente, senza collegarla con l’altra proposizione nella quale il lavoro concreto è visto come la sorgente attiva del valore d’uso, è una ”petizione di principio”, ovvero una affermazione infondata "in termini materiali e oggettivi" poiché qualsiasi fonte di lavoro (meccanica o animale) potrebbe essere l’origine del valore. Ad esempio, se un robot sostituisse l’uomo nel suo lavoro, se fosse un elemento attivo del processo lavorativo, esso stesso potrebbe essere posto a fondamento del valore. Si potrebbe così costruire una TVL basata sul tempo di lavoro del robot (tempo di lavoro della macchina). Ma ciò non è possibile se, seguendo Marx, "il lavoro umano è l'unico elemento attivo del processo lavorativo".

In conclusione, per non cadere in una “petizione di principio” è necessario accoppiare le due proposizioni a') e b'), metterle, cioè "a sistema". Il lavoro astratto è l’unica fonte di valore solo perché il lavoro umano concreto è l’unica sorgente attiva del valore d’uso. La seconda asserzione conferisce alla prima il suo fondamento "materiale e oggettivo" da cui si può astrarre solo nell’immaginazione [4], come evidenziato da Marx ed Engels ne “L’ideologia tedesca”.

C'è da aggiungere che nel modo di produzione capitalistico, con la riduzione a merce della forza-lavoro e la conoscenza del salario materiale, il lavoro umano – oltre ad essere l'unica fonte attiva del valore d'uso e, perciò, l'unica fonte del valore – è anche l'unica causa del plusvalore in quanto lavoro non pagato (pluslavoro). La TVL è, perciò, la base su cui poggia la spiegazione scientifica dello sfruttamento capitalistico e, quindi, dell'origine sociale del profitto.


Note

[1] Karl Marx, Teorie sul Plusvalore. Libro Quarto del Capitale, Editori Riuniti, Roma, 1961

[2] Karl Marx, Lineamenti fondamentali di critica dell’economia politica, La Nuova Italia, Firenze, 1968.

[3] Taiichi Ohno, Lo Spirito Toyota, Einaudi, Torino, 1993

[4] Karl Marx, Friedrich Engels, L’ideologia tedesca, Editori Riuniti, Roma, 1973

11/08/2018 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Marco Beccari

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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