Il marxismo di Korsch

Il marxismo di Korsch muove da una interpretazione filosofica, alla luce della dialettica hegeliana, del pensiero di Marx, per arrivare a una rilettura in chiave antimetafisica e puramente scientifica


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Link al video della lezione tenuta per l’Università popolare A. Gramsci su argomenti analoghi

Dalla filosofia alla scienza: il marxismo di Karl Korsch (1886-1961)

Karl Korsch nasce a Tostedt in Germania nel 1886 in una famiglia benestante. Si laurea in giurisprudenza nel 1912, dopo aver studiato filosofia ed economia. Conseguito il dottorato nel 1910, prosegue gli studi a Londra (1912-1914), dove inizia a occuparsi in modo teorico e pratico do politica, dopo essere entrato in contatto con l’intellighenzia della sinistra laburista inglese nella Fabian Society. Tornato in Germania, dopo la rivoluzione sovietica radicalizza le proprie posizioni politiche, sostenendo il movimento rivoluzionario tedesco nel suo tentativo di instaurare anche in Germania una Repubblica socialista sovietica. Dopo il fallimento di tali esperienze, milita a partire dal 1920 nel partito comunista tedesco, divenendo nel 1923 ministro della giustizia nel governo regionale della Turingia. In seguito è eletto deputato sempre nelle fila del partito comunista al parlamento nazionale. In seguito per le sue tesi “eretiche”, esposte in Marxismo e filosofia e propagate da “Die Internationale” [l’Internazionale], rivista che dirige fra il 1924 e il 1925, è espulso dal partito e diviene dirigente di una formazione politica ancora più radicale, sorto da una scissione da sinistra dal Partito Comunista.

In questi anni la sua influenza sulla sinistra radicale tedesca è piuttosto ampia, tanto che a lui ricorrono per avere consigli e delucidazioni teoriche tanto il grande drammaturgo e poeta Bertolt Brecht, quanto Felix Weil, fondatore dell’Istituto di Ricerche Sociali di Francoforte. Tale influenza va scemando dapprima per la posizione sempre più accesa di critica da sinistra all’Urss e al partito comunista tedesco, poi per l’avvento del nazismo. Costretto all’esilio, dal 1936 Korsch trova rifugio negli Usa, dove insegna all’Università di New Orleans e all’Istituto Internazionale per le Ricerche Sociali di New York. Negli Stati Uniti prende sempre più le distanze dalla vita politica attiva. Muore nel 1961, qualche anno prima di essere riscoperto dal movimento studentesco rivoluzionario del Sessantotto.

Marxismo e filosofia

Nel 1923, oltre a Storia e coscienza di classe di Lukács, esce Marxismo e filosofia, il secondo libro posto dagli studiosi all’origine del “marxismo occidentale”. In Marxismo e filosofia l’autore, membro del Partito Comunista Tedesco, analizza le ragioni della sconfitta dei tentativi rivoluzionari in Germania (1918-1920) cui aveva attivamente preso parte. Pur essendo presenti le condizioni storiche oggettive per un processo rivoluzionario, dato lo sfaldamento e il discredito della classe dirigente tedesca dopo la sconfitta nella Grande Guerra, la coscienza rivoluzionaria delle masse si era dimostrata inadeguata. Ciò porta Korsch, come già il giovane Lukács, a insistere sulla centralità dell’elemento soggettivo, della coscienza di classe, della formazione culturale delle masse, della volontà agente e della prassi politica quali componenti decisive del marxismo ed elementi indispensabili alla riuscita di ogni processo rivoluzionario. Come dimostrano già le Tesi su Feuerbach del giovane Marx, Il marxismo non può essere ridotto a un’analisi critica della società capitalistica o a una previsione scientifica della sua progressiva crisi. Il marxismo mira alla realizzazione della filosofia in quanto critica della realtà sociale e sua trasformazione rivoluzionaria. L’interpretazione del marxismo di Korsch come filosofia della prassi si lega alla centralità che assumono nella sua teoria i consigli dei lavoratori come strumenti del processo rivoluzionario e, al contempo, nucleo portante della futura società socialista dal punto di vista economico e politico. La prassi rivoluzionaria dei consigli costituisce la migliore verifica della teoria critica, dal momento che per Korsch ogni scienza sorge e ha validità solo in quanto consente di risolvere bisogni pratici e contraddizioni sociali.

La critica alla teoria del “riflesso”

Kosch sottolinea, dunque, che nel marxismo la teoria critica è inseparabile dalla prassi rivoluzionaria, per cui la coscienza soggettiva non può essere considerata un riflesso dell’essere sociale come avevano sostenuto gli esponenti tanto della Seconda quanto della Terza Internazionale. Sostenere il contrario significherebbe, secondo Korsch, occultare che la soggettività è parte integrante della realtà e del processo della sua trasformazione. Il reale è in costante sviluppo a partire dall’azione della classe rivoluzionaria che lo viene trasformando. La teoria del riflesso, secondo Korsch, è viziata dal dualismo di soggetto e oggetto, di essere e pensiero, dualismi estranei al pensiero dialettico. Korsch non intende negare che la coscienza rifletta la realtà, ma vuole mostrare come quest’ultima sia a sua volta prodotto dell’azione cosciente dell’uomo. La realtà, dunque, non è un oggetto, un fatto, ma è espressione dialettica della strettissima connessione tra natura e storia, tra ambiente sociale e individui che con esso interagiscono. Tale connessione dialettica è circolare e può essere compresa solo in quanto totalità dialettica non riducibile ad astratte leggi dialettiche sovra-storiche. A livello politico, secondo Korsch, tale dualismo si riproduce nell’idea di un partito quale coscienza esterna della classe sociale di riferimento.

La critica dell’economicismo

Ancora più radicalmente, Korsch ritiene che lo stesso Marx sarebbe corresponsabile delle interpretazioni economiciste del marxismo. Difatti, nella “Prefazione” alla prima edizione de Il capitale e nella “Postfazione” alla seconda, Marx avrebbe preteso di delineare la formazione economica della società capitalista come un “processo di storia naturale”, dotato di leggi che debbono essere accertate con la stessa precisione con cui vengono accertati i fenomeni naturali. Tuttavia, Il capitale, secondo Korsch, non si riduce, come recita il sottotitolo dell’opera, alla critica dell’economia politica, ma delinea un ampio affresco della società moderna, ovvero rappresenta la realtà che nella sua totalità è composta tanto dalle strutture economiche quanto dalle forme della coscienza. Proprio la centralità nel marxismo del concetto di totalità quale nesso inscindibile fra azione della soggettività sociale storica e riflessione su di essa lo differenzia dalla concezione allora dominante della scienza quale rappresentazione di una presunta realtà oggettiva. Dunque il marxismo, considerando la realtà sociale una totalità organica di cui è parte integrante la coscienza quale strumento attivo della trasformazione dell’esistente, non è riducibile né a teoria economica né a teoria sociologica, scienze che presuppongono un dualismo, una netta separazione tra indagatore e oggetto di indagine, fra l’analisi scientifica e la società quale oggetto dell’indagine, poiché è necessario considerare la realtà sociale come una totalità organica di cui è parte integrante la coscienza, innanzitutto di classe, quale strumento attivo della trasformazione rivoluzionaria. Perciò Korsch ritiene indispensabile valorizzare il debito del marxismo nei confronti della filosofia hegeliana, senza tuttavia dimenticare che Marx, a differenza di Hegel, è stato in grado di storicizzare e, dunque, di cogliere i limiti storici della stessa società borghese.

Dal marxismo filosofico al marxismo scientifico

Tali tesi di Korsch erano in contrasto tanto con la concezione del marxismo della Seconda, quanto con quella dominante nella Terza Internazionale. Perciò Marxismo e filosofia di Korsch viene condannato nel 1924 dalla Terza internazionale, insieme a Storia e coscienza di classe di Lukács. A differenza del filosofo ungherese, che rientra nei ranghi del movimento comunista, negli anni seguenti Korsch accentua sempre più la sua distanza dal marxismo sovietico. Del resto Korsch, pur esaltando di contro al riformismo la rottura rivoluzionaria, è sempre stato un critico intransigente delle contraddizioni della costruzione del socialismo in URSS, al punto da essere espulso dal Partito comunista tedesco. Le posizioni di Korsch in questi anni sono assimilabili a quelle del comunismo di sinistra di ascendenza luxemburghiana, diffuso soprattutto in Germania e Olanda, e critico da sinistra del leninismo. Nella produzione teorica di tale corrente spicca in particolare, dal punto di vista filosofico, la monografia Lenin come filosofo (1938) dell’astronomo e dirigente comunista olandese Anton Pannekoek (1873-1960), che imputa al leninismo di essere il prodotto della sintesi fra un astratto scientismo e un materialismo meccanico e utilitaristico.

Karl Marx (1938)

All’avvento del nazismo, nel 1933, Korsch lascia la Germania e nel 1936 ripara negli Stati Uniti. Qui, nel 1938, pubblica una monografia dal titolo Karl Marx in cui mostra di avere mutato in modo radicale la propria concezione del marxismo, al punto che non solo contrappone il metodo marxiano alla dialettica hegeliana, ma lo assimila all’indagine empirica dei fenomeni sociali. Marx, a parere del tardo Korsch, avrebbe rotto in modo netto con la tradizione filosofica astratta e metafisica per dedicarsi a un’analisi scientifica della società. Perciò il marxismo, secondo Korsch, deve essere considerato una metodologia di indagine delle scienze sociali e non una visione complessiva del mondo come aveva creduto Engels e, dopo di lui, il Dia-mat sovietico, di cui Korsch resta un critico implacabile.

01/02/2020 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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