Centenario PCI

L’abbandono dei principi fondativi del partito di Gramsci è alla radice della fine del Pci. Come superare l’attuale frammentazione dei comunisti e rilanciare il loro protagonismo nella società italiana.

I primi cinque anni della vita del PCd’I costituiscono un periodo decisivo della sua storia, perché in esso prendono forma alcuni dei caratteri essenziali del nuovo partito destinati a segnarne l’intera vicenda storica successiva.

I limiti teorici, organizzativi e pratici che sono alla radice della scomparsa del Pci. Quale partito comunista serve oggi?

Nel centenario della sua nascita, il modo migliore per celebrare il Pci e tutti i comunisti che hanno dedicato la loro vita alla sua causa, per una società libera dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, è di ripercorrere la storia di quel partito per individuare gli elementi critici che hanno portato alla sua involuzione, e da ciò ripartire per la costruzione di un forte e radicato partito comunista all’altezza dei tempi.

La crisi e l’ingloriosa fine del Pci sono dipese da trasformazioni storiche epocali del modo di produzione capitalistico; mancarono allora e mancano oggi risposte intellettuali e pratiche all’altezza delle sfide da affrontare. Individuare le semplificazioni teoriche su cui quella politica si basava è un primo necessario passo per cercare risposte alternative.

Pin It

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

Newsletter

Iscrivi alla nostra newsletter per essere sempre aggiornato sulle notizie.

Contattaci: