Il conflitto tra colonia e Portogallo, il processo di indipendenza cominciato il 7 settembre 1822 ma terminato nel 1825 e le sue conseguenze.
Analizziamo in questa puntata l'espansione coloniale nell'interno del Brasile tra il XVII e il XVIII secolo, e la “caccia all'oro”.
Solo l’analisi approfondita può farci comprendere a cosa veramente tende un’organizzazione politica, anche senza saperlo.
Analizziamo il periodo che va dal 1500 al 1640, dallo sbarco in Brasile alla pace che ristabilisce il controllo portoghese dopo la conquista olandese.
La svolta a destra in Brasile avviene in un continente scosso da sconvolgimenti economici e crisi sociali e politiche di dimensioni ed origine internazionali.
Sabato, 29 Dicembre 2018 21:11

Formazione storica brasiliana - prima parte

Per analizzare il Brasile è necessario comprenderne lo sviluppo a livello storico-economico nel corso dei secoli a partire dalla colonizzazione.
La vittoria di Bolsonaro si inserisce in un quadro di profonda crisi del PT provocata dal suo atteggiamento riformista. Solo l’alleanza strategica tra operai e contadini può far ripartire la sinistra brasiliana.
Una sconfitta politica e ideologica di dimensioni catastrofiche per la sinistra del paese e per il movimento popolare.

Bolsonaro espande ogni giorno la sua base di sostegno politico, nell’assenza dei partiti, nella direzione di un chiaro cesarismo regressivo.

Se perdessi la fiducia nel Potere Giudiziario, dovrei smettere di essere un politico e dire che le cose in questo Paese si possono risolvere solo con una rivoluzione.

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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