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Mentre Washington intensifica la pressione militare su Teheran e valuta nuovi scenari di escalation, sul fronte orientale la guerra in Ucraina entra in una fase di logoramento sempre più segnata dalla crisi energetica e dalle difficoltà strutturali di Kiev. L’analisi mette in luce i rischi di un allargamento delle tensioni globali e gli equilibri sempre più instabili tra le grandi potenze.

Si delineano i vari punti controversi sulla crisi iraniano-statunitense e sulle rischiose possibilità di una guerra da cui nessuno uscirebbe vincitore.

Con l’arrivo della portaerei USS Gerald R. Ford nel Golfo Persico si riaccende la pressione su Teheran: tra minacce militari, ipotesi di frammentazione interna e guerra psicologica, l’analisi intreccia il fronte iraniano con lo stallo ucraino e la strategia globale degli Stati Uniti guidati da Donald Trump.

Il “Business Plot” del 1933 rivela una tentazione autoritaria latente nel capitalismo americano, riemersa oggi nell’era trumpiana. Durante la Grande Depressione, parte dell’élite economica avrebbe tentato di neutralizzare Roosevelt per fermare il New Deal, vedendo nel fascismo una soluzione tecnica al “disordine” democratico. Parallelismi tra quel tentativo e dinamiche contemporanee come il Project 2025 e il 6 gennaio 2021. 

Nessuna protesta da parte del governo Meloni per le minacce degli agenti ICE ad una troupe di inviati della trasmissione “Rai In mezz'ora” a Minneapolis, ma neanche la Rai ha ufficialmente protestato anche se è stato un fatto molto grave. 

Al grido di “Groenlandia indipendente” si sono svolte le manifestazioni contro Trump che vuole che la Groenlandia diventi il 51esimo Stato degli USA ma quale sarà la risposta dell’Unione Europea oltre all’invio di 100 soldati di 8 paesi?

Tra diplomazia informale, accordi opachi e uso selettivo della forza, il Forum di Davos emerge come luogo decisionale centrale, mentre l’Europa arretra, la NATO si piega agli interessi statunitensi e il diritto internazionale viene progressivamente svuotato.

Si discute della potenza militare americana che apparentemente si presenta come illimitata. Nella realtà questa potenza che appare illimitata è autoridotta da limiti industriali e produttivi di quella che è ancora una superpotenza, ma deve fare i conti con le problematiche di una riduzione della produzione. 

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Dalle mire statunitensi sulla Groenlandia alla fragilità politica della NATO, dalla carenza di arsenali occidentali all’improbabilità di un attacco all’Iran, l’analisi mette a nudo i limiti strategici dell’Occidente, il ruolo subalterno dell’Europa e le trattative riservate che ridisegnano gli equilibri globali.

Nel pieno delle nuove mobilitazioni popolari in Iran e dopo la duplice aggressione di Stati Uniti e Israele contro la Repubblica islamica e contro il Venezuela, il Partito Tudeh riafferma una linea netta: sostegno alla lotta delle masse contro il regime interno, rifiuto totale di ogni intervento imperialista e solidarietà internazionalista con i popoli aggrediti, da Teheran a Caracas.

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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