I molteplici risvolti della Guerra Russia / NATO / Ucraina
di RedazionePerché solo facendo saltare il campo largo si può creare una reale alternativa di sinistra al governo della destra radicale
di Renato CaputoSolo l’ennesima metamorfosi del “centrosinistra” può tenere in vita il governo di “centrodestra” egemonizzato dai legittimi eredi del fascismo. Solo una ripresa del movimento spontaneo dal basso può costringere la sinistra radicale a uscire dalla torre di avorio da anima bella in cui si è spontaneamente reclusa.
L’era in cui viviamo rappresenta una fase di sviluppo e crisi del capitalismo come non se ne sono mai viste nella storia. La teoria marxista rimane l’unica chiave interpretativa possibile per provare a dare un senso ad una molteplicità di fenomeni economici, sociali e politici apparentemente incomprensibili se non vengono letti ed interpretati senza una visione scientifica della realtà. Tutto ciò è valido solo a patto che la teoria marxista sia aggiornata, rielaborata tenendo conto dell’evoluzione e della complessità che il sistema economico mondiale ha vissuto nella fase della sua più alta e sviluppata internazionalizzazione del capitalismo.
Per capire il movimento generale del capitale come rapporto sociale di produzione che si è generalizzato in tutto il mondo abitato dagli uomini, non possiamo che partire dal luogo in cui il livello di concentrazione e finanziarizzazione ha raggiunto il suo stadio più avanzato in questa fase della storia del mondo: gli Stati Uniti d’America, ed in modo particolare sulle dinamiche del debito pubblico degli Stati Uniti d’America come perno di tutta l’economia mondiale. Per capire il senso complessivo di tutto questo processo non dobbiamo mai dimenticare il nesso invisibile che collega l’economia finanziaria con l’economia reale, tenendo conto che il mondo, ed in particolare l’economia dei paesi a capitalismo più avanzato – gli Stati Occidentali, vive una fase di sovrapproduzione irreversibile, ma la sovrapproduzione, la crisi dell’economia reale viene mistificata da una gigantesca macchina finanziaria che non è altro che il riflesso del nesso inscindibile tra capitale produttivo e capitale bancario nell’età dell’imperialismo. Proviamo a capire meglio il senso di queste affermazioni. Come è noto a chi ci segue e si interessa dei problemi dell’economia mondiale, dal 1973 il primato degli Stati Uniti sull’economia mondiale poggia interamente sul dollaro come moneta internazionale di riferimento negli scambi internazionali, non più ancorata all’oro ma come valuta di riferimento mondiale ed unica moneta riconosciuta negli scambi energetici. L’acquisizione di dollari, quindi lo scambio degli introiti realizzati attraverso la vendita di merci con dollari è stata la condizione inaggirabile per tutti i paesi del mondo per poter acquistare petrolio e gas e far funzionare le proprie economie. Dal 2022, cioè dall’inizio della guerra in Ucraina, ed in parte da prima, cioè dall’avvento dei Brics, le dinamiche economiche mondiali hanno determinato dei cambiamenti parziali, ma non tali da mettere completamente in crisi questo sistema complessivo di regolazione dei mercati internazionali. Il dollaro rappresenta ancora un punto di riferimento importante nell’economia mondiale: il controllo dei dollari, della loro produzione e circolazione nel mondo continua ad avere una funzione rilevante, in quanto equivalente generale delle merci, in tutta l’economia mondiale. Il controllo nell’emissione dei dollari è un compito che spetta alla Federal Reserve che, ricordiamo, è una banca privata che, alzando o abbassando i tassi d’interesse, stabilisce non solo l’entità del debito pubblico americano ma anche la collocabilità dei titoli di Stato Americani. Voglio chiarie meglio questo passaggio: i dollari in circolazione non vengono stampati ma circolano come titoli di Stato del Debito Pubblico che vengono acquisiti dalle banche private che li detengono come attivi, ovvero crediti nei confronti dello Stato. Da questo scambio di valuta che genera interessi il denaro viene messo in circolazione e su questa base il credito viene erogato alle imprese e alle famiglie che sviluppando dei prestiti o fanno degli investimenti (imprese) o si indebitano per acquistare beni. Capiamo bene che non sono gli Stati Uniti D’America come popolo a controllare i meccanismi del Debito Pubblico americano ma i grandi fondi d’investimento che detengono le maggiori quote nel settore bancario e che operano come attori principali nei confronti della politica monetaria della Federal Reserve. In questo senso risulta attualissima la frase di Marx per cui la borghesia controlla lo Stato attraverso il controllo del Debito Pubblico. Lo stesso fenomeno avviene in Europa con la BCE.
La crisi di sovrapproduzione ha raggiunto delle dimensioni tali per cui questo meccanismo si sta infrangendo, ovvero sta andando incontro a limiti insormontabili. Lo spostamento della produzione in oriente, la crescita della Cina come perno della manifattura mondiale, lo spostamento dei centri della produzione di moltissimi settori, rende sempre più complessa quest’estrazione di rendita del capitale finanziario sull’economia mondiale: le guerre mondiali scatenate dagli Stati Uniti non sono altro che l’effetto di questa crisi generale: l’intero sistema economico si regge sul signoraggio del dollaro, per tutti gli attori economici è difficile uscire da un sistema che ha regolato l’economia mondiale almeno per quarant’anni ma non è possibile rimanere in questo sistema, pena la distruzione di una quantità enorme di capitale, quindi la guerra mondiale a pezzi. Per capire meglio il senso e la portata di questa crisi ci dobbiamo rendere conto che l’estensione della guerra mondiale produce inevitabilmente un impennata dei prezzi, ma se i prezzi salgono, crescono i tassi d’interesse, sul denaro preso in prestito, quindi crescono gli interessi sul debito pubblico americano, anche perché sempre meno investitori si fidano più della solvibilità del Debito Pubblico americano, ma se crescono i tassi d’interesse si blocca l’intero sistema degli investimenti e dei pagamenti, quindi, la Federal Reserve deve riabbassare i tassi, reimmettere nuova liquidità sul mercato ma qualcuno deve comprare questi titoli. Chi lo fa? I grandi fondi d’investimento dei risparmi (Black Rock, Vangard) che gestiscono una parte consistente del risparmio mondiale e le grandi Big tech dell’intelligenza artificiale. E’ possibile tutto questo? Nel lungo termine no. I conflitti con la Cina tenderanno ad acuirsi inevitabilmente, ma anche con gli alleati degli Stati Uniti, in primis con L’Unione Europea molto più interconnessa e dipendente dai grandi fondi d’investimento statunitense di qualunque area del mondo (pensiamo solo che Black Rock ha quote importanti del Debito Pubblico Italiano, di ENI e di altri settori chiave dell’economia italiana); il che rende sempre più esplicita la sovraesposizione militare degli Stati Uniti d’America nel mondo ma anche la logica di riarmo europeo nei confronti della Russia. Il Paese più forte tenta di scaricare la crisi su l'alleato più debole che, a sua volta, volendo spartirsi una fetta del surplus sull’economia mondiale, tenta di scaricare la sua crisi strutturale su quella che ritiene essere la sua area d’influenza.
In questa sede non possiamo trattare gli effetti disastrosi che questa dinamica di crisi strutturale ha sulle dinamiche della vita concreta dei settori popolari in Europa e, soprattutto in Italia: l’analisi delle conseguenze sulla crisi che le classi popolari sono costrette a pagare per questa rendita del capitale finanziario e di come provare a sviluppare un percorso sociale e politico realistico per contrastarne gli effetti sarà oggetto di articoli successivi nei quali tenteremo di dimostrare quanto e come le classi dirigenti italiane siano imbrigliate oggettivamente in queste contraddizioni insolubili e di come solo un organizzazione cosciente e realistica dei settori popolari potrebbe fornire una possibile via d’uscita.
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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”
Antonio Gramsci
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