Per quanto sia essenziale calibrare bene quello che si dice tenendo conto del contesto, storico, politico, dell’uditorio che hai di fronte, dei soggetti a cui intendi parlare, etc. ci sembra essenziale sottolineare la celebre notazione di Gramsci per la quale “la verità è sempre rivoluzionaria”. Del resto i rivoluzionari al contrario dei conservatori al potere dicono quello che pensano e dal momento che è qualcosa di rivoluzionario non possono soltanto esprimere la modalità con cui praticare l’obiettivo

Il bombardamento statunitense e il sequestro del Presidente Nicolás Maduro segnano un salto di qualità nella strategia di “massima pressione” contro la Rivoluzione Bolivariana. Al centro della risposta istituzionale emerge Delcy Rodríguez, bersaglio di una guerra psicologica mirata a dividere il PSUV.

Le complesse dinamiche e i presupposti necessari a comprendere il braccio di ferro politico militare che ha portato al rapimento del presidente Maduro e prolegomeni a un ragionamento collettivo per come sviluppare una opposizione più significativa alla dinamica alla quale porta lo sviluppo in senso imperialista del capitalismo in crisi.

Viene affrontata dal punto di vista della politica intenzionale il rapimento di Maduro e la decapitazione del governo venezuelano. La debolezza della Cina nella sua proiezione economica nell’emisfero occidentale a sud degli Stati Uniti.

L’imperialismo in crisi tenta di assestare colpi mortali ai processi di emancipazione in corso nelle aree del mondo percepite come il proprio “cortile di casa”: il Sahel per l’imperialismo francese, l’America Latina per quello a stelle e strisce. Dovere dei rivoluzionari è difendere, con le unghie e con i denti, le conquiste rivoluzionarie dei popoli oppressi.

Venerdì, 02 Gennaio 2026 21:04

bilancio 2025 Francesco Cori

di

Videointervista al Prof. Cori

Tra proteste di massa e accuse di corruzione, il governo di Rosen Željazkov è caduto alla vigilia dell’ingresso della Bulgaria nell’euro, avvenuto il 1º gennaio. La frattura tra integrazione europea e sovranità sociale riporta in primo piano le posizioni della sinistra radicale.

Mentre si accusa di terrorismo chi cerca di aiutare la popolazione civile di Gaza sotto genocidio, in quanto governata da Hamas, si considerano i propri migliori alleati dei Paesi che portano avanti costantemente pratiche terroristiche nei confronti di cittadini di altri Paesi.

Tra avanzate russe, trattative opache e scambi territoriali, la diplomazia di Trump si intreccia al riarmo globale, mentre l’Europa rischia di pagare il prezzo più alto tra Ucraina, Medio Oriente e Indo-Pacifico.

La scia di sangue che accompagna le vicende italiane dal fatidico e miliare 1969 porta l’impronta militante del gregariato neo-fascista, storicamente disponibile a fungere da cane da guardia del privilegio, in una gamma caleidoscopica e patologica di figure di rilievo connesse e funzionali agli equilibri di sistema, così come di comparse incolori e fugaci, dedite alla manovalanza del terrore. Tutte comunque organiche ai progetti di stravolgimento dell’ordine democratico e portatrici di una feroce carica di violenza eversiva.

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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