Sabato, 09 Maggio 2015 20:43

No Expo, tempo di lotta

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È stata una grande manifestazione quella del 1° maggio scorso nella consueta giornata della MayDay milanese. Tanti movimenti, i laboratori per lo sciopero sociale, la galassia dei centri sociali, associazioni politiche e culturali, organizzazioni sindacali di base, alcuni partiti della sinistra comunista e di classe e collettivi studenteschi hanno portato in piazza quasi 30.000 persone che, in maniera determinata e militante, hanno manifestato a Milano le ragioni del No all’Expo del capitalismo e dell’imperialismo. 

Sabato, 09 Maggio 2015 22:02

Migrazione e lavoro

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Molte considerazioni politiche, e più o meno emotive, sono state già effettuate a favore o contro l’esodo di masse disgraziate verso i paesi “ricchi” dell’Europa. Il numero dei morti scandalizza più delle cause e delle sofferenze di queste morti, e nella conta – spesso impossibile – dei cadaveri, si evidenziano le paure, con reazioni difensive del “diritto” al privilegio del vivere “civile” o, all’opposto, le forme della solidarietà dell’accoglienza umana. 

Impostiamo questa riflessione a partire dalla sostanza della nuova legge elettorale, il cosiddetto Italicum, lasciando da parte le questioni relative alla procedura di approvazione con voto di fiducia, sulle quali si sono maggiormente soffermate già le cronache politiche degli ultimi giorni.

Ancora il borgo immaginario di Schabbach, nella regione dell’Hunsrück (questo invece reale, luogo di provenienza del regista ottantenne Edgar Reitz, fra i padri del Nuovo cinema tedesco) e ancora la famiglia Simon protagonisti dell’ultimo capitolo della popolare fra i radical chic saga di Heimat, dal titolo L'altra Heimat - Cronaca di un sogno (titolo originale Die Andere Heimat - Chronik einer Sehnsucht). 

Un corteo immenso in una Milano sotto la pioggia. Decine di migliaia di persone, forse 30.000, hanno sfilato pacificamente tra le vie del capoluogo lombardo per denunciare senza riserve le infinite nefandezze che si celano, nemmeno troppo nascostamente, dietro Expo.

Warren Buffet, uno degli uomini più ricchi al mondo, nel 2006, in un'intervista al New York Times, ammise senza troppo pudore, con enorme imbarazzo da parte dei pennivendoli negazionisti di professione, che esiste una guerra di classe, ma che era la sua classe che la stava portando avanti e la stava vincendo.

Davvero emozionante, per me, partecipare qui in Vietnam al quarantennale della liberazione e riunificazione del Paese. Stamattina ho assistito, nella splendida cornice di Ho Chi Minh City (già Saigon), oggi una luminosa metropoli di oltre dieci milioni di abitanti, alla parata celebrativa. 

Il film è bello e intenso, decisamente più “ingenuo” che “sentimentale”, più “classico” che “romantico”, più goethiano e tolstoiano, che schilleriano e dostoievskiano. Possiamo dire che Moretti con questo film ha raggiunto la piena maturità, che costituisce al contempo il prodromo della vecchiaia.

I toni eccessivamente entusiastici che hanno accompagnato l’annuncio di Marchionne di legare gli aumenti salariali agli obiettivi di impresa, lasciano intendere poco di buono per le sorti dei lavoratori. 

Questo 1 maggio c'è poco da festeggiare e molto da lottare. Il jobs act conclude (o almeno si spera, perché al peggio non c'è limite) la controriforma del mercato del lavoro, iniziata la notte di San Valentino di craxiana memoria e proseguita con lo smantellamento della scala mobile, le deroghe al contratto nazionale di lavoro, l'introduzione di una selva di contratti precari, fino a giungere all'esclusione – col contratto a tutele crescenti – dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori nei confronti dei nuovi assunti, e quindi, nel tempo, di tutti i lavoratori.

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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