La lotta per la scuola pubblica quale lotta per il salario e la democrazia
di RenatoPer una ricostruzione storico-filosofica dei motivi per cui tutti i lavoratori salariati, la forza lavoro in formazione e i sinceri democratici dovrebbero battersi contro il resistibile tentativo del governo di portare a compimento l’ormai ventennale processo di dequalificazione della scuola pubblica statale.
È stata una grande manifestazione quella del 1° maggio scorso nella consueta giornata della MayDay milanese. Tanti movimenti, i laboratori per lo sciopero sociale, la galassia dei centri sociali, associazioni politiche e culturali, organizzazioni sindacali di base, alcuni partiti della sinistra comunista e di classe e collettivi studenteschi hanno portato in piazza quasi 30.000 persone che, in maniera determinata e militante, hanno manifestato a Milano le ragioni del No all’Expo del capitalismo e dell’imperialismo.
Molte considerazioni politiche, e più o meno emotive, sono state già effettuate a favore o contro l’esodo di masse disgraziate verso i paesi “ricchi” dell’Europa. Il numero dei morti scandalizza più delle cause e delle sofferenze di queste morti, e nella conta – spesso impossibile – dei cadaveri, si evidenziano le paure, con reazioni difensive del “diritto” al privilegio del vivere “civile” o, all’opposto, le forme della solidarietà dell’accoglienza umana.
Italicum: il definitivo tramonto della democrazia parlamentare
di Carlo SeravalliL’altra Heimat: una fuga dalla storia nell’esotismo
di Renato Caputo e Holly GolightlyAncora il borgo immaginario di Schabbach, nella regione dell’Hunsrück (questo invece reale, luogo di provenienza del regista ottantenne Edgar Reitz, fra i padri del Nuovo cinema tedesco) e ancora la famiglia Simon protagonisti dell’ultimo capitolo della popolare fra i radical chic saga di Heimat, dal titolo L'altra Heimat - Cronaca di un sogno (titolo originale Die Andere Heimat - Chronik einer Sehnsucht).
Trasporto aereo: crisi economica o problema di rapporto tra le classi?
di Riccardo FilesiWarren Buffet, uno degli uomini più ricchi al mondo, nel 2006, in un'intervista al New York Times, ammise senza troppo pudore, con enorme imbarazzo da parte dei pennivendoli negazionisti di professione, che esiste una guerra di classe, ma che era la sua classe che la stava portando avanti e la stava vincendo.
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di Renato Caputo e Holly GolightlyMarchionne cancella il sindacato e flessibilizza il salario
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di Ascanio BernardeschiQuesto 1 maggio c'è poco da festeggiare e molto da lottare. Il jobs act conclude (o almeno si spera, perché al peggio non c'è limite) la controriforma del mercato del lavoro, iniziata la notte di San Valentino di craxiana memoria e proseguita con lo smantellamento della scala mobile, le deroghe al contratto nazionale di lavoro, l'introduzione di una selva di contratti precari, fino a giungere all'esclusione – col contratto a tutele crescenti – dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori nei confronti dei nuovi assunti, e quindi, nel tempo, di tutti i lavoratori.