Lo spirito di Voltaire e l'ipocrisia dei potenti

Parigi. La marcia di un grande popolo e la parata dei capi di Stato. A Parigi lo spirito di Voltaire e della rivoluzione francese. A Roma lo sciopero dei vigili urbani e i tafferugli tra i tifosi del derby.


Lo spirito di Voltaire e l'ipocrisia dei potenti

Considerazioni inattuali n.60
A Parigi lo spirito di Voltaire e della Rivoluzione Francese. A Roma lo sciopero dei vigili urbani e i tafferugli tra i tifosi del derby.

Parigi. La marcia di un grande popolo e la parata dei capi di Stato. A Parigi lo spirito di Voltaire e della rivoluzione francese. A Roma lo sciopero dei vigili urbani e i tafferugli tra i tifosi del derby. Davanti all’orrore di Charlie Hebdo la paura fa novanta tra i vignettisti nostrani: tra le poche eccezioni quella del solito, formidabile Vauro Senesi. 

di Lucio Manisco

Parigi e la Francia nei nostri cuori. Un popolo in marcia che rivive i valori della sua storia repubblicana, dell’età dei lumi, di una grande rivoluzione che dopo più di due secoli di guerre, di oscene dittature, di neo-colonialismo, causa primaria del terrorismo, continua a lievitare nello spirito della famiglia dell’uomo.
Un milione e mezzo, due milioni di citoyennes senza paura che si mobilitano spontaneamente e con straordinaria compostezza per esprimere sdegno e condanna per l’orrore della strage dei redattori di Charlie Hebdo, per un atroce attacco alla libertà di espressione fondamento di ogni altra libertà. E gran parte di quei due milioni di persone non aveva mai letto quel periodico anche se ne conosceva l’esistenza nelle edicole aveva seguito sulla stampa benpensante le cause di diffamazione aggravata intentate ai suoi direttori e vignettisti. Eppure tutti quei “Je suis Charlie” indicavano un’identificazione assoluta, istintiva con la laicità estrema, ridanciana e libertaria di chi si era sempre schierato contro il fanatismo e l’ipocrisia di tutte le religioni, di tutti gli abusi del potere in Francia e nel mondo intero. Può darsi che sia sfuggito alla nostra attenzione, ma non ci risulta che Papa Bergoglio al di là delle sue innumerevoli e quotidiane condanne della violenza abbia menzionato la testata grondante sangue di quell’irriverente settimanale. Se così fosse, sarebbe inevitabile il richiamo ai giudizi di Pascal sui gesuiti. 

“Charlie Hebdo – ha scritto il Guardian – ha sempre ribadito che le immagini del culto sono pure e semplici invenzioni umane”. Un concetto presente in tutti gli scritti filosofici e satirici di Voltaire, elaborato con razionalità cartesiana nel dibattito tra atei e credenti e non certo assente nella ferrea separazione tra stato e chiesa della repubblica francese. Ed è lo spirito di Voltaire, ateo ma soprattutto libertario che abbiamo avvertito aleggiare sulle folle che hanno invaso i boulevard parigini in difesa dei diritti umani e delle libertà aggredite dal fanatismo pseudo religioso degli assassini nella sede di “Charlie” (Charles de Gaulle e non Charlie Brown). 

Solo la televisione ha esaltato la parata di capi di stato e di governo in testa al corteo, una singolare ammucchiata di dirigenti politici europei e di personaggi a dir poco equivoci che della libertà di espressione sanno solo come reprimerla. La fiumana umana non li ha visti e ci è apparsa piuttosto indifferente alla loro partecipazione evidenziata ad ogni pie’ sospinto dai mass media internazionali. Non c’era Obama ed a rappresentarlo non c’erano il vice-presidente o il titolare degli esteri ma l’Attorney General, ministro alla giustizia Eric Holden Junior che avrà certamente incalzato i colleghi europei ad adottare il modello americano nella lotta al terrorismo: enhanced interrogations, Guantanamo, neutralizzazioni extra-giudiziarie, droni, e bombe, soprattutto bombe sui nemici del grande impero d’occidente.
I risultati di questi metodi seguiti per più di ventitré anni erano evidenti ai milioni che marciavano nella capitale francese ma continuano ad essere negati dalla Vandea Islamofoba di Marine Le Pen che ha trovato degna compagnia nei “buzzurri” della Lega nostrana.
Dovremmo parlare di Renzi, retrocesso in seconda fila nella parata dei grandi capi, ma non lo facciamo per carità di patria.

Non possiamo non parlare invece dello spettacolo offerto da Roma in contemporanea con quello di Parigi.
L’attenzione dell’Urbe è stata monopolizzata dallo sciopero dei vigili urbani per ottenere gli straordinari e chiedere le dimissioni di quel bravuomo di Ignazio Marino mentre c’era l’emergenza dell’ordine pubblico per via del derby.
E difatti ci sono stati i rituali, furiosi tafferugli tra i tifosi della Roma e quelli della Lazio; tafferugli sottaciuti dalla RAI e da Sky, certe peraltro che le dirette sulla partita non avrebbero perduto un solo telespettatore romano per la concorrenza del grandioso evento parigino.

E parliamo anche della solidarietà formale e improntata alla massima cautela dei direttori di giornali che si sono guardati bene dal pubblicare le vignette di Charlie Hebdo che hanno figurato invece per tre giorni su tutta la stampa europea. Pavida ed in alcuni casi ostile la reazione dei nostri vignettisti all’uccisione dei loro colleghi di Charlie (se la sono cercata).
Poche le eccezioni, prima tra tutte quella del solito, formidabile Vauro Senesi su Il Fatto Quotidiano. Un bravo anche a Biani su il Manifesto. 

16/01/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Lucio Manisco

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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