Ayse Deniz Karacagil

Omaggio poetico alla ragazza turca morta a Kobane combattendo contro l’Isis insieme alle forze curde


Ayse Deniz Karacagil Credits: zete.com

Uno sfondo rosso
con una falce e martello
sotto una sigla: MLKP
e poi un viso sorridente di ragazza
un viso che ruba la luce al sole
uno di quei visi puliti che incontri per strada
nelle mattine di primavera,
quando lo squittio delle rondini
reclama arie di libertà
e a guardarli ti senti
di ringraziare il mondo per esistere
e ti senti meno solo
tra l’indifferenza di tanti.

Poi ne porti il ricordo,
lo incolli alle pareti del cuore
e quando ti corichi la sera
ti giri su quel lato per proteggerlo
per tenerlo al caldo e sentirlo battere
come quello di un uccellino
fragile ma tenace come
le radici di un albero.

Cent’anni d’inverno
oscillavano sul suo capo
cent’anni per aver difeso
un popolo dal genocidio
per non essersi voltata dall’altra parte
tra l’indifferenza dei tanti.

Salì le montagne
dove il respiro degli uomini
si fa voce che saluta i torrenti
stringe le mani ai sentieri
dove la libertà pianta i paletti
delle tende e si accampa
sicura di rileggersi nel dorato
sipario dei mattini.
Lì giunge la gioventù migliore
le nuove brigate che replicano quelle di Spagna
e sotto quel cielo
si divide un piatto di minestra
ogni sera un giaciglio diverso
strappato alle rocce.

Oggi è caduta, e altri con lei
sfuggita alla prigione dei cent’anni
ne vivrà cento volte tanto
nel ricordo di un popolo,
e la sua favola bella
farà sorridere a lungo i bambini
la storia di un Cappuccio Rosso
che ha combattuto un lupo
avido di sangue umano.

Poesie di Giuseppe Vecchi

03/06/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: zete.com

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L'Autore

Giuseppe Vecchi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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