“Chi è senza colpa”: il noir insolito del bar vicino casa

La violenza è un gesto quotidiano che entra nel tuo campo visivo come un oggetto che cade, una porta che sbatte o la polvere alzata dal vento. La violenza può arrivare da chi meno te lo aspetti, magari accompagnata da un sorriso timido e gentile...perché poi chi può dirsi veramente innocente in questo mondo? Forse solo il tenerissimo cucciolo di pit bull, salvato da Bob Saginowski, protagonista  di “Chi è senza colpa” (The Drop).


“Chi è senza colpa”: il noir insolito del bar vicino casa

Un cast di grande qualità (Tom Hardy, Noomi Rapace e l'ultima presenza di James Gandolfini prima della morte) e una regia attenta alla quotidianità e alla pervasività della violenza in una New York invernale di marginali e di balordi. Si tratta della seconda opera del regista belga Michael R. Roskam, che nel 2012 aveva ottenuto la candidatura all'Oscar come miglior film straniero per “Bullhead”. Putroppo, in Italia ben poche sale cinematografiche lo hanno messo in programmazione.

di Stefano Paterna

La violenza è un gesto quotidiano che entra nel tuo campo visivo come un oggetto che cade, una porta che sbatte o la polvere alzata dal vento. La violenza può arrivare da chi meno te lo aspetti, magari accompagnata da un sorriso timido e gentile...perché poi chi può dirsi veramente innocente in questo mondo? Forse solo il tenerissimo cucciolo di pit bull, salvato da Bob Saginowski, protagonista  di “Chi è senza colpa” (o, se preferite il titolo originale, “The Drop”).

È una violenza senza retorica quella che ci propone  la seconda fatica del  regista belga Michael R. Roskam, tratta dal racconto “Animal Rescue” di Dennis Lehane, uno dei maestri del thriller Usa preferiti dal cinema: dalle sue opere hanno già attinto Clint Eastwood con “Mystic River”, Ben Affleck con “Gone Baby Gone” e Martin Scorsese con “Shutter Island”. Roskam aveva fatto il suo esordio nel 2011 con “Bullhead”, candidato l'anno seguente all'Oscar come miglior film straniero.

“Chi è senza colpa” è un noir piccolo e accurato. Il film è ambientato a Brooklyn, in una New York invernale di marginali, di balordi o semplicemente di operai affaticati che vogliono farsi una birra con i soliti amici nel solito bar: quello appunto gestito dall'impacciato Bob e da suo cugino Marv (l'indimenticabile James Gandolfini), già boss mafioso, ora caduto in disgrazia e costretto a gestire il suo ex bar per conto della mafia cecena: un nostalgico insomma della grande criminalità italo-americana che dopo la morte di John Gotti ha ormai imboccato il viale del tramonto. In questo locale avvengono delle strane rapine compiute da sconosciuti che si portano via gli incassi della criminalità organizzata. Un'idea piuttosto rischiosa che metterà in agitazione le vite dei protagonisti: oltre a Bob e a Marv, lo psicopatico Eric Deeds e Nadia, ex di Eric e ora amica di Bob.

Il film meriterebbe di essere visto sia per la regia asciutta, attenta alla narrazione del quotidiano, del banale (in questo senso poco americana) e delle fragilità e durezze nascoste delle personalità insolite, sia per le magistrali interpretazioni di Tom Hardy (Bob) che ha ricevuto per questa interpretazione la nomination a miglior attore britannico dell'anno al London Critics Cirlce Film, Noomi Rapace (Nadia) e ovviamente James Gandolfini che qui purtroppo appare nella sua ultima performance cinematografica in un ruolo davvero molto simile a quello del boss della serie televisiva “I Soprano” che gli diede tanta fama.

Il condizionale è d'uopo perché il film è fruibile in poche sale cinematografiche di alcune regioni (stando a My Movies): Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia e Veneto. I motivi di questa scelta distributiva sono sufficientemente incomprensibili, data la qualità media delle opere che si diffondono in tutti i cinema della penisola. In ogni caso per i pochi fortunati che si trovassero nelle vicinanze di “Chi è senza colpa” il consiglio è di andare a vedere un film che vale i soldi del biglietto.

03/04/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Stefano Paterna

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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