Ciao Carla…

Il ricordo di una madre coraggiosa, scomparsa il 5 giugno 2012. L’antifascismo sino alla fine, la madre di Valerio Verbano, non ha mai smesso di cercare la verità sull’uccisione di suo figlio.


Ciao Carla… Credits: leribellule.noblogs.org

Ciao Carla” lo scriviamo ormai da 5 anni, ogni 5 giugno sui manifesti al Tufello e pe’ tutta Roma perché nessuno di noi ti ha mai dimenticata, nè i compagni e le compagne di Valerio, nè le nuove generazioni di compagni e di compagne che Valerio non lo hanno conosciuto, ma a cui tu hai saputo trasferire tutta l’ostinazione, il coraggio di ribellarsi e la tua resistenza nella ricerca della verità sugli assassini di Valerio. Non ti abbiamo mai visto abbassare la testa, neanche una volta; mai fare un passo indietro o arretrare di fronte ai fascisti. Tu, così piccola fisicamente, sei un gigante.

E chi se lo scorda? Tu in prima fila a cacciar via i fascisti di Casapound che avevano occupato la scuola “Parini”, a 50 metri da casa tua. Dicesti: “Io i fascisti qui non li voglio“ e insieme a te li abbiamo cacciati via.

Le tiepide serate di giugno ci portano a star fuori casa ed è piacevole chiacchierare tra compagni; il tuo nome torna spesso nei nostri discorsi e ogni volta proviamo ad immaginare il modo tremendo in cui possa essere cambiata la tua vita dopo l’uccisione di Valerio. Riemergono i tuoi racconti; tu, una casalinga come tante donne italiane, hai dovuto sopportare un dolore insopportabile senza fine, un dolore contro natura; e non solo perché sopravvivere ai propri figli è contro natura, ma anche per le modalità efferate e terribili di questo assassinio. La tortura atroce di non poterlo aiutare: “sono i fascisti Carla, sono le loro idee mortifere” ti dicevamo.

Si, un racconto che ci riporta a episodi terribili come quelli vissuti dai compagni della Resistenza e dai loro familiari. Un episodio che si inserisce in una scia di sangue che non è stata mai interrotta perché in questo paese il fascismo non è mai stato debellato se è stato persino permesso di costituire un partito di chiara matrice fascista e fargli prendere posto nel Parlamento.

Quante volte ci hai detto:“se non aprivo quella porta...”. No Carla, se tu non avessi aperto quella porta Valerio probabilmente lo avrebbero ucciso ugualmente; non possiamo saperlo, certo, ma sicuramente gli avrebbero fatto del male. Non si sarebbero certo fermati davanti ad una porta chiusa.

Certo che di cose a te sconosciute fino a quel maledetto 22 febbraio del 1980 ne hai dovute scoprire e affrontare; a iniziare dalle indagini sull’omicidio di tuo figlio, di vostro figlio tuo e di Sardo. Sardo che non ce l’ha fatta, dopo qualche anno ti ha lasciato, ci ha lasciati tutti perchè a volte il dolore supera la vita. Ma tu con tutte le tue fragilità che ti hanno reso quella donna forte che abbiamo conosciuto, hai combattuto con qualsiasi arma avessi a disposizione perché fosse “folgorante la fine…”, affinche’ avessi potuto guardare in faccia chi aveva ucciso Valerio.

Invece non sono bastate tutte le tue azioni non sempre condivise, ma comprese,da noi compagni, come quando hai voluto incontrare i fascisti Giusva Fioravanti e Francesca Mambro. Non è bastato mettere su un blog, due pagine FB con 10.000 mila contatti, scrivere un libro, rilasciare centinaia d’interviste, rispondere a migliaia di messaggi di persone che ti scrivevano, chiedendo sempre se sapevano qualcosa di chi potesse aver ucciso Valerio. Nemmeno è servito incontrare politici, magistrati e giornalisti sempre senza mai un attimo di resa senza fermarti mai.

Ecco. Questa incessante ricerca della verità, questo non arrendersi mai nemmeno di fronte ai muri di gomma che in Italia vengono continuamente eretti da quelle istituzioni che dovrebbero, al contrario, essere trasparenti, è stato il più grande insegnamento che tu hai trasmesso ai compagni di Valerio e a quelli che sono venuti dopo. Questa tua forza infinita, questa energia che veniva dal profondo, inarrestabile, a dispetto del tuo aspetto minuto e delicato.

Piccola grande Carla, quanti sorrisi ci hai regalato e quante “cazziate” ci hai fatto una volta ad uno ed una volta ad un’altra, a turno “ce toccava!” ma questo rapporto con te era fisiologico, come una madre con i suoi figli e le sue figlie. Hai condiviso tutto con noi, il pane, da autentica compagna, l’antifascismo, nelle nostre lotte quotidiane e l’amore più grande di una madre per un figlio, Valerio; ma mai abbiamo potuto condividere il tuo dolore che è stato sempre e soltanto tuo:

La sera chiudo la porta di casa e sono sola…”

Da parte nostra andando oltre il dolore per la tua scomparsa, c’è una immensa gratitudine e la promessa di continuare a tenere vivo il ricordo di Valerio Verbano.

Ciao Carla.

10/06/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: leribellule.noblogs.org

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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