Come superare la logica servo-padrone senza precipitare in un regime totalitario

La logica del rapporto servo-padrone, tratto caratteristico delle società classiste, fino a ora largamente dominanti nel mondo storico, vive una crisi strutturale di così ampia portata, al punto che, per prevenire una sempre più plausibile rinascita di una credibile alternativa socialista, suscita dei mostri fascisti, che è sempre meno capace di controllare.


Come superare la logica servo-padrone senza precipitare in un regime totalitario Credits: https://www.bbc.com/news/articles/cy95w0x9889o

La società classista, caratteristica di tutta la storia umana sino a oggi, è sempre caratterizzata dal rapporto servo-padrone, un rapporto non paritario, di oppressione, sfruttamento e subordinazione fondato sulla violenza. Questo rapporto non solo è la forma dominante nel mondo del lavoro, ma è preponderante all’interno della famiglia e nel rapporto di coppia, oltre che nel rapporto fra Stati sul piano della politica internazionale.

Nella famiglia e, più in generale, nel rapporto di coppia è la donna a fare la parte del subalterno, dell’oppresso, dello sfruttato, mentre il maschio intende mantenere il potere anche con la pretesa di avere il monopolio della violenza legalizzata oltre che con la capacità di egemonia. Questo lo vediamo a tutti i livelli della scala sociale, dai sottoproletari, fino al padronato assistiamo a costanti violenze anche sessuali del maschio sulla femmina. Nel momento in cui la donna non si sottomette più nella lotta per il riconoscimento, che rischia di scadere sempre in una lotta per la vita e per la morte, il maschio le usa violenza anche fino al femminicidio. A rendere ancora più irrazionalmente violenta la reazione del maschio contribuisce il fatto che nel ruolo di asservimento è alla lunga necessariamente la donna che si forma più del proprio padrone, in quanto, mentre quest’ultimo si limita a consumare quello che la donna produce per lui, lei dovendo lavorare imparare a tenere a freno l’appetito, dopo aver appreso la paura della morte nella lotta per il riconoscimento.

Così tutta la cronaca è piena di femminicidi e di violenze, anche sessuali, sulle donne da parte dei maschi della più diverse classi sociali. Anche se più si sale in alto nella scala sociale e più si può comprare il rapporto servo padrone. Non solo uomini ricchi, famosi e potenti tendono ad acquistare le proprie partner, ma i maschi di tutte le classi sociali tendono a consumare anche al di fuori del rapporto di coppia la relazione servo-padrone con la donna. I meno ricchi ricorrono alla pornografia, mentre più si sale nella scala sociale più si può utilizzare il proprio posto di potere per abusare delle donne diversamente subalterne, oltre a ricorrere alla prostituzione. Così, da ultimo attraverso gli Epstein files, abbiamo potuto assistere a come i ricchi e potenti maschi oltre che ad abusare delle donne attraverso il loro posto di potere, potevano abusare anche di minorenni, con le quali mettere in scena il rapporto servo-padrone per antonomasia.

Tra le cose più significative è la presenza realmente bipartisan, in questo bordello per pedofili, degli esponenti del blocco sociale dirigente e dominante, da Noam Chomsky a Steve Bannon.

L’altro aspetto significativo è come quantomeno un sionista si è sobbarcato anche questo lavoro sporco per i ricchi e potenti (pedofili) di tutto il mondo e, in tal modo, è riuscito poi anche a ricattarli assoggettandoli probabilmente ancora di più agli interessi israeliani.

Altro aspetto di grande rilievo è che a questo bordello di élite per potenti pedofili venivano discussi e in parte anche decise questioni di politica, economia e società di portata davvero globale, svuotando ancora più di senso la democrazia rappresentativa formale che funge sempre di più da foglia di fico per l’oligarchia ordoliberista al potere in quasi tutti i paesi ricchi e potenti.

Peraltro nella resistibile ascesa, sempre più a livello internazionale, della destra radicale occorre considerare che i suoi più o meni recenti successi sono strettamente connessi, in primo luogo, alla volontà di rifarsi dei maschi dinanzi alle lotte per l’emancipazione delle donne. In secondo luogo alla volontà di rivalsa degli autoctoni sugli stranieri e dei paesi dominanti sul piano internazionale ai tentativi di emancipazione dei subalterni. Infine, oltre alla rivalsa della borghesia sul proletariato, vi è la rivalsa dei lavoratori autoctoni sugli immigrati, dei non garantiti sui garantiti e viceversa, dei lavoratori manuali sugli intellettuali e viceversa, dei vecchi sui giovani e viceversa. Quindi l’affermazione su scala internazionale della destra radicale è funzione anche della guerra ai poveri e della guerra fra poveri.

Se ne viene fuori soltanto battendosi a favore della società futura non più basata sul rapporto servo-padrone su tutti i livelli, dai rapporti di coppia, ai rapporti di produzione alle relazioni internazionali. A tale scopo è necessario procedere verso il socialismo quale necessaria fase di transizione nella direzione della società comunista.

Tale obiettivo potrebbe apparire del tutto utopistico dati gli attuali rapporti di forza tra le classi sociali, in primo luogo nel nostro paese, in secondo luogo a livello continentale e in terzo sul piano internazionale. Certo la dinamica della crisi di sovrapproduzione delle società a capitalismo maturo è sempre più ampia e pervasiva. La classe dominante della grande borghesia è in uno stato di putrefazione sempre più palese come dimostrano in modo particolarmente plastico gli Epstein files. Tale realtà era già palese per Lenin oltre un secolo fa e, nel frattempo, la crisi della società capitalistica si è solamente aggravata.

Ciò non significa che da tale crisi debba necessariamente affermarsi l’alternativa socialista. Anzi la storia ci insegna che almeno nel passato il passaggio da un modo di produzione in crisi a un nuovo sistema produttivo in grado di risolverne in senso progressivo la crisi concerne una storia di lunga durata. Allo stato attuale tutto lascia pensare che sia più facile che la crisi della società ordoliberista favorisca l’affermazione di regimi di cesarismo regressivo, in soldoni di fascismo del terzo millennio. Ma egualmente la storia ci insegna che non di rado grandi processi rivoluzionari si sono affermati in modalità difficilmente prevedibili. Un lento processo di sviluppo quantitativo sotto traccia finisce con l’emergere in un rivolgimento qualitativo in modalità difficilmente individuabili con precisione.

D’altra parte la nostra è certamente l’epoca della guerra imperialista, sempre più pronta a svilupparsi su di un piano vieppiù globale. Detta epoca non può che coincidere, come non si stancava di sottolineare Lenin, già oltre più di un secolo fa, con la fase della rivoluzione socialista.

La guerra imperialista non può che armare i subalterni, insegnare loro a combattere in modo disciplinato e organizzato. Al contempo mostra quanto possa avere conseguenze devastanti continuare ad accompagnare il capitalismo in questa sua crisi sempre più sistemica.

Dunque, per quanto è necessario saper attendere l’unico momento opportuno, che può portare al successo una rivoluzione sociale, diviene sempre più indispensabile farsi trovare preparati a questo nuovo appuntamento con la storia. Anche perché se ci si fa scappare l’occasione non solo potrebbero volerci decenni prima che si ripresenti, ma anche perché una rivoluzione mancata rischia di favorire soluzioni controrivoluzionarie, come i fascismi.

Bisogna certo accumulare le forze, ma forze che devono essere al momento opportuno in grado di interpretare nel modo giusto il ripresentarsi dell’opportunità di una rivoluzione sociale. Anche perché il nemico di classe non intende correre di nuovo il rischio di perdere, con il potere, i suoi millenari privilegi. Non per caso sta già preparando, per ogni evenienza, l’alternativa fascista, quale estremo rimedio ai rischi di una ripresa dell’alternativa socialista, per la quale le condizioni oggettive sembrano essere decisamente mature.

Se, come abbiamo visto, il grande capitale finanziario ha bisogno della minaccia del fascismo per prevenire ogni credibile ripresa del movimento al socialismo, dall’altra parte il resuscitare questi movimenti reazionari della piccola borghesia e della classe media rischiano sempre di più di sfuggire al ferreo controllo da parte della classe dominante, approfittando della situazione in cui il vecchio muore e il nuovo non riesce a nascere, per riprendere il potere. Si tratta di un rischio sempre più imminente, come si può vedere in paesi come Israele e l’Ucraina, nei quali la classe dominante e dirigente è sempre più ostaggio delle forze dell’estrema destra che ha così a lungo covato al proprio interno e che ora rischiano sempre più apertamente di sostituirsi alla classe politicamente dirigente liberale, le cui posizioni oligarchiche appaiono sempre meno in grado di egemonizzare non solo il sottoproletariato, la piccola borghesia e il ceto medio, ma persino settori sempre più ampi del proletariato e della grande borghesia.

Negli Stati Unti si manifestano nel modo più limpido gli effetti devastanti della crisi che, dal piano economico tendono a straripare persino nell’ambito etico e morale, come mostrano esemplarmente gli sviluppi dell’affaire Epstein, spia del livello di avanzata putrescenza della classe dominante borghese nel suo complesso in generale e della sua stessa frazione dominante grande borghese in particolare. Abbiamo così da una parte sempre più tentativi di minacciare il leader Trump, per tenere a bada la piccola borghesia reazionaria, dall’altra tendono ad aumentare sempre di più le spinte della destra radicale per travolgere quanto ancora resta della democrazia borghese, con prove sempre più generali dello Stato di polizia totalitario al quale da sempre puntato. Si accrescono così i conflitti sempre più accesi fra i poteri dello Stato, in particolare fra la classe dirigente politica, sempre più ostaggio della destra radicale, e la magistratura, per quanto da sempre roccaforte della componente più reazionaria della borghesia.

Crescono al contempo sempre di più i rischi reali di guerra civile, che le azioni di uno squadrismo sempre più istituzionalizzato non possono che alimentare, fino ad arrivare al rischio di una esplosione delle contraddizioni interne alla borghesia nel suo complesso. Siamo arrivati a un passo da una nuova guerra civile, interna alla classe borghese dominante, con lo spettro di un dualismo di potere, fra forse federali sempre più ostaggio della destra radicale, e apparati di sicurezza degli Stati democratici. Senza contare che se uno dei ripetuti attentati a Trump dovesse avere infine successo o se nelle prossime elezioni di midterm si affermassero i democratici, rischierebbe di scatenarsi una Vandea sempre più pronta a una resa dei conti finale con i liberaldemocratici.

26/02/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: https://www.bbc.com/news/articles/cy95w0x9889o

Condividi

L'Autore

Renato Caputo

Pin It

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

Newsletter

Iscrivi alla nostra newsletter per essere sempre aggiornato sulle notizie.

Contattaci: