Foreste distrutte, foreste che crescono

In Svizzera avanzano le foreste, ma calano le zone per i pascoli, la mancanza d’acqua influisce negativamente


Foreste distrutte, foreste che crescono

BERNA. Ne dà notizia “swissinfo.ch” con l’intervento di Olivier Schneider dell’ufficio federale dell’ambiente. Mentre nel mondo la scomparsa delle foreste preoccupa, gli incendi che continuano a devastare l’Amazzonia sono terreno di scontro tra chi contesta la scomparsa di alberi e arbusti e chi sostiene l’utilità di creare nuovi terreni per seminare e produrre soia e sementi su cui puntano multinazionali appoggiate in particolare dal governo brasiliano, ci sono Paesi dove la boscaglia recupera sempre più terreno, ma con minacce per la natura.

In Svizzera, ad esempio, in 170 anni le superfici forestali sono più che raddoppiate. Dall’inizio del XXI secolo il bosco è cresciuto di circa 4.000 ettari ogni anno e la deforestazione è in media di soli 160 ettari all’anno. Un aumento che viene imputato all’abbandono dei pascoli nell’arco alpino e questo ha effetti economici devastanti, quasi come gli incendi delle foreste. Lo sottolinea Jacqueline Butikofer, collaboratrice scientifica della organizzazione svizzera della silvicoltura: “Arbusti e alberi ricolonizzano rapidamente queste zone naturali”.

Nel Paese vige una Legge sulle foreste che garantisce e protegge la foresta come ambiente naturale di vita, quindi la deforestazione non è consentita nemmeno in zone pianeggianti dove c’è una pressione umana elevata: “si può dissodare solo in casi eccezionali, quello che scompare va ripristinato”.

La natura rimane, comunque, minacciata. Intanto dalla siccità, la scarsità d’acqua non è semplice da gestire in alcune foreste. I faggi stanno inesorabilmente scomparendo, c’è uno stato di “calamità forestale” nel Cantone Giura, dove il suolo calcareo non consente la permanenza dell’acqua che, tra l’altro per le recenti ondate di calura, è caduta poco. Alcune piogge tempestose, poi, hanno provocato l’arrivo di insetti parassiti.

C’è preoccupazione anche per il rischio di incendi, è stata disegnata una “mappa dei boschi a rischio incendi soprattutto nei dintorni delle aree urbane”. Jacqueline Butikofer ammette che “il pericolo sta aumentando, ma non siamo ancora preoccupati per gli incendi su larga scala”.

Le foreste da queste parti sono minacciate anche da organismi viventi, parassiti, alcuni indigeni e altri esotici, come il tarlo asiatico del fusto. Se gli insetti possono essere sconfitti, come su larga scala è riuscito al cantone Friburgo, i funghi sono più temuti, le spore che si diffondono incontrollabili fanno deperire il frassino rapidamente.

La foresta si può riprendere anche da attacchi naturali consistenti, è capitato una settantina d’anni fa al castagno colpito dal cancro corticale e all’olmo che pareva sulla via della scomparsa e invece stanno ricomparendo. “Gli alberi muoiono, ma il bosco si trasforma” ci assicura Jacqueline Butikofer. Basteranno 100 anni e le specie arboree che crescono in pianura le ritroveremo in montagna, sostituite a bassa quota da specie mediterranee. “Alcuni alberi scompariranno, ma le foreste ci saranno sempre” conclude Olivier Schneider.

Viene alla mente che qualcuno è convinto che gli alberi abbiano dentro una sorta di cervello e non sanno d’essere comunque ingabbiati in un bosco pensando che i loro colori siano libertà. Non sanno d’essere alberi, preda di fuoco e di insetti, preda di una umanità che li considera merce di scambio: ti tolgo d’intorno e riempio velocemente il salvadanaio, magari fatto di legno.

01/11/2019 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Guido Capizzi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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