Il comunismo oggi e domani (quarta parte)


Il comunismo oggi e domani (quarta parte) Credits: la rivoluzione di aprile ed il socialismo

Segue dalla terza parte

La rivoluzione di aprile ha costituito uno dei momenti più entusiasmanti nella storia del Portogallo. Scatenata dalla sollevazione militare del 25 aprile, seguita immediatamente da una sollevazione di popolo, la rivoluzione trasformò profondamente la società portoghese. Fù prima di tutto la sconfitta della dittatura fascista, la liberazione dall'oppressione e dal terrore di 48 anni, la conquista della libertà e l'instaurazione di una democrazia politica . Ma fu più di questo. Fu anche la liberazione dal dominio assoluto sopra l'economia e la politica dei grandi gruppi monopolisti con la nazionalizzazione dei settori di base . Fu la sostituzione della immensa proprietà latifondiaria del Ribatejo e dell'Alentejo con nuove forme di sfruttamento che, nel processo della riforma agraria, dissodarono terre incolte, aumentarono radicalmente la produzione, posero fine alla disoccupazione e assicurarono il miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni in quelle regioni. Fu la conquista di importanti diritti e benefici sociali da parte dei lavoratori, delle donne , dei giovani e dei settori meno favoriti.

Esistono grandi differenze di opinione circa le caratteristiche della Rivoluzione di Aprile. Noi, i comunisti nel tempo della dittatura, nel VI congresso realizzato nel 1965, nel definire nel programma del nostro partito gli obiettivi della futura rivoluzione socialista, non l'abbiamo caratterizzata come una rivoluzione socialista, ma intanto abbiamo sottolineato che la sua realizzazione completa "avrebbe creato le condizioni favorevoli per la evoluzione della società portoghese in direzione del socialismo.

Molti di quelli che oggi combattono la Rivoluzione di Aprile, considerando che fu un male e un errore e che cosi riscrivono la storia, accusano il PCP di aver voluto, contro la volontà generale, imporre trasformazioni di carattere socialista e di aver indicato alla rivoluzione il cammino del socialismo. Tali opinioni esigono un chiarimento. Al contrario dei partiti che cercano di far dimenticare quali furono le loro posizioni dichiarate e quali furono le loro promesse, noi comunisti mai abbiamo avuto né abbiamo niente da nascondere di ciò che furono e sono i nostri obiettivi, il nostro intervento e la nostra lotta .

Se si parla del 25 Aprile, della democrazia e del socialismo, vale la pena di ricordare due fatti. Il primo che la Costituzione elaborata e approvata nel 1975/76 dalla Assemblea Costituente ha definito la Repubblica Portoghese come "uno Stato Democratico [...] che ha come obiettivo quello di assicurare la transizione verso il socialismo mediante la creazione delle condizioni per l'esercizio democratico del potere da parte delle classi lavoratrici (art. 2) . Dichiarò esplicitamente che "la organizzazione economico-sociale della Repubblica portoghese risiede nello sviluppo dei rapporti di produzione socialista, mediante l'appropriazione collettiva dei principali mezzi di produzione e dei suoli" (art. 80). Eliminando la formazione dei monopoli privati, procedendo alle nazionalizzazioni e realizzando la riforma agraria (art.81). Oltre a questi obiettivi tutta la Costituzione caratterizzava il sistema e il regime come una "fase di transizione verso il socialismo" (art. 89). Allora la Costituzione non fu solo opera dei deputati comunisti, nè approvata solo con i voti dei comunisti che inoltre avevano solo 30 posti, su un totale di 250. La Costituzione fu elaborata dall'Assemblea Costituente e fu approvata con i voti favorevoli del PS e dello stesso PSD (allora PPD).

Il secondo fatto, che molti cercano di far dimenticare, è che non era solo il PCP ma la generalità delle forze che appoggiavano la liquidazione del Fascismo le quali indicavano nel loro programma la democrazia portoghese come una via per il socialismo.

Così il programma del Partito Socialista allora diretto da Mario Soares proclamava che "il capitalismo è una forza oppressiva e brutale" [1] che "il PS lotta per la sua totale distruzione” (1.11 di [1]), "combatte il sistema capitalista e la dominazione borghese” (1.6 di [1]), "ripudia il percorso di quei movimenti che, dicendosi socialdemocratici e perfino socialisti finiscono per conservare deliberatamente o di fatto, le strutture del capitalismo e servire gli interessi dell'imperialismo" (1.7 di [1]) , "sostiene un piano scaglionato di nazionalizzazioni" (2.2.5 di [1]) e "un piano scaglionato di Riforma Agraria mirando alla espropriazione del latifondo" (2.2.7 di [1]) .

Anche il PPD (oggi PSD), avendo come segretario generale Sà Carneiro, indicava lo stesso cammino. Nel programma approvato nel primo congresso nazionale realizzato nei giorni 23 e 24 di Novembre del 1974 criticava "la proprietà privata senza limitazioni sostanziali". Indicava come obiettivo "modificare la struttura dell’economia espandendo progressivamente il settore della proprietà sociale dei mezzi di produzione (pag. 100). Sosteneva le Nazionalizzazioni, specialmente nei settori chiave e nelle industrie di base (pag. 103), come uno dei mezzi per conseguire la costruzione di una società giusta e libera (pag. 102) e una ristrutturazione fondiaria per arrivare ad un Istituto della Riforma Agraria (pag.115). In sintesi dichiarava che l'obiettivo del PPD era la costruzione in Portogallo di un socialismo democratico e umanista (pag. 99).

Tanto le profonde trasformazioni e conquiste rivoluzionarie realizzate dalla rivoluzione , come l'inserimento del socialismo nei programmi dei partiti come obiettivo esplicitamente proclamato mostrano come tali trasformazioni e conquiste corrispondessero a necessità obiettive e alla opinione e volontà popolare espressa in questi anni nella irresistibile onda rivoluzionaria .

Gravi divisioni e conflitti nelle forze armate, pressioni e ingerenze esterne, eccessi di tipo anarcoide di gruppi esquerdisti, cospirazioni, golpe e tentativi di golpe contro il corso rivoluzionario da parte di partiti e forze che dichiaravano di appoggiarlo, portarono ad un processo controrivoluzionario che continua anche oggi, mirando alla distruzione delle conquiste di Aprile e alla restaurazione del capitalismo monopolista del tempo del fascismo ossia la distruzione dei diritti fondamentali dei lavoratori e, se non la instaurazione di una nuova dittatura, la degenerazione della democrazia politica e la instaurazione di un regime di stampo autoritario.

Il PS ha messo il socialismo nel cassetto. E il PSD non lo ha messo nel cassetto perché semplicemente lo ha cancellato dal primo momento. Il PCP ha avuto e ha un comportamento diverso. Come sviluppo della democrazia avanzata in tutte le sue vertenze, l'obiettivo di una società nuova, una società socialista, è un obiettivo assunto come una delle ragioni di essere dello stesso Partito.

La lotta per una società socialista non sono per il PCP parole vuote. è un ideale , è un obiettivo, è una convinzione è una lotta sempre chiara e coerentemente assunta anche nelle condizioni più difficili e sfavorevoli.

Così come nel definire gli obiettivi della rivoluzione antifascista , della rivoluzione democratica e nazionale, dicevamo che la sua realizzazione completa avrebbe creato le condizioni favorevoli per la evoluzione della società portoghese in direzione del socialismo, anche attualmente, nel proporre al popolo portoghese il programma di una democrazia avanzata agli albori del secolo XXI indichiamo "la società socialista come obiettivo e come prospettiva" .

Essere comunisti, oggi e domani. Questo obiettivo di trasformazione della società portoghese costituisce uno dei tratti essenziali della identità del PCP.

Rispondendo alla domanda "Che cosa significa essere comunisti oggi?" Si può iniziare a dire che essere comunisti è avere come obiettivo la costruzione in Portogallo di una società socialista che, al contrario di ciò che accade con il sistema socioeconomico capitalista concepisca e concretizzi , come inseparabili le quattro vertenze della democrazia.

Ma la nostra risposta a questa domanda contiene necessariamente numerosi altri aspetti relativi alle idee, agli obiettivi e alle azioni, alla lotta, alla mentalità, ai concetti etici dei comunisti portoghesi.

Essere comunisti in un partito come il PCP , che sempre è stato, è e si definisce come partito della classe operaia e di tutti i lavoratori, è difendere (sempre con i lavoratori, sempre con il popolo) i suoi giusti interessi, diritti e aspirazioni, contribuire per la sua organizzazione, la sua unità e lo sviluppo e il successo delle sue lotte. Difendere anche gli interessi e i diritti dei piccoli e medi agricoltori, degli intellettuali e quadri tecnici, dei piccoli e medi commercianti e industriali, delle donne, della gioventù, dei pensionati, dei disabili, di tutti quelli che sono colpiti e feriti dalla politica al servizio del grande capitale e che costituiscono un ampio fronte sociale il cui intervento nella vita nazionale può modificare il futuro del paese . è prestare sempre attenzione a tutte le grandi disuguaglianze, ingiustizie e discriminazioni, sociali e lottare e organizzare la lotta perchè siano corrette e fare in modo che abbiano termine .

Essere comunisti nella continuità della azione del PCP per più dei 72 anni dalla sua esistenza, è lottare di conseguenza per la libertà e la democrazia (lottare nei movimenti sociali, nel parlamento, negli enti locali, nel Parlamento Europeo, in tutte le aree della vita nazionale) lottare con le masse popolari, lottare per l’unità dei lavoratori, lottare per la confluenza delle lotte delle classi e strati sociali antimonopolisti, lottare per la convergenza e la unità delle forze democratiche, lottare per un'alternativa democratica. è difendere lo sviluppo economico, avendo come elemento integrante il progresso sociale, specialmente il miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori e del popolo in generale e non come accade con la politica del governo attuale in cui si cerca la crescita economica a costo dell’aggravamento delle condizioni di vita e di lavoro del nostro popolo .

Essere comunisti è lottare per l'amicizia e la cooperazione dei popoli, delle nazioni e degli stati, per la pace e la sicurezza, essere patriota portoghese difensore della indipendenza e sovranità nazionali e del diritto inalienabile del popolo portoghese a decidere del suo stesso destino e essere anche attivamente solidale con i lavoratori e i popoli di tutti i paesi nella lotta per i loro giusti diritti e aspirazioni.

Essere comunisti nelle condizioni attuali del Portogallo è lottare non solo con le parole ma con i fatti contro un governo di destra che non serve il popolo né il paese, che rovina l'economia portoghese, degrada la situazione sociale, perverte la democrazia e compromette la indipendenza e la sovranità nazionale.

Essere comunisti è aver fiducia nel popolo e nelle potenzialità popolari di comprensione, di determinazione, di lotta e di realizzazione. è mantenere sempre uno stretto legame con il popolo, trasmettendo al popolo le conoscenze, la capacità e l'esperienza del Partito, e ricevendo dal popolo elementi essenziali per la conoscenza rigorosa dei problemi e ricevere anche opinione, sostegno, stimolo e partecipazione che si traducono in poderosa energia rivoluzionaria capace di migliorare la vita sociale . è avere la coscienza che sono i popoli che finiscono sempre per decidere la Storia e che il socialismo potrà essere costruito solo attraverso la decisione e l'impegno del popolo e mai contro le sue scelte e volontà. è aver fiducia che la lotta, il futuro dell'umanità sarà migliore del presente.

Essere comunista è comprendere e praticare la politica non per servirsi della politica per il bene proprio, ma attraverso l'azione politica servire il popolo e il paese . Con verità con convinzione, con serena fermezza, con la coscienza tranquilla, mantenendo vivi nel pensiero e nell'azione valori di base elementari come l'uguaglianza dei diritti, la generosità, la fraternità, la giustizia sociale , la solidarietà umana.

In questo fine secolo c’è chi dice che se noi comunisti , ci manteniamo in piedi , fermi e convinti, è per morire in piedi. La verità, come già abbiamo detto, è che se così ci manteniamo e cosi siamo, non è per morire in piedi , ma per continuare a vivere e a lottare in piedi, con fiducia (fondata nelle analisi della realtà) che il nostro ideale corrisponde perfettamente ai bisogni e alle aspirazioni più profonde del nostro popolo che un giorno di esso sarà il futuro.

A. Cunhal termina il suo intervento scusandosi del tanto tempo che si è preso ma tiene a sottolineare che il tema del" comunismo oggi e domani" è troppo importante per poterlo liquidare con poche parole e che oltre a parlare, vuole ascoltare le riflessioni e le idee di tutti i compagni affinchè si possa costruire sul comunismo un pensiero comune . .

A cura e traduzione di Annita Benassi

Note

[1] Dichiarazione di Principi approvata nel congresso del dicembre del 1974

10/02/2018 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: la rivoluzione di aprile ed il socialismo

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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