Il diritto di avere diritti – Seconda parte

Quali diritti se il progetto Europa era in realtà improntato, dal nascere, allo smantellamento delle Costituzioni?


Il diritto di avere diritti – Seconda parte Credits: caterinveg.altervista.org

Lo spazio dell’Europa. Su questo impervio terreno, in questo intrico di problemi, ha voluto inoltrarsi l’Unione Europea, quando nel 2000 ha deciso di darsi una Carta dei diritti fondamentali, la prima del nuovo millennio…facendo così dell’Europa la regione del mondo dove più è elevato il riconoscimento di libertà e diritti…”. Apre così Stefano Rodotà il capitolo dedicato all’Europa del saggio Il diritto di avere diritti” (leggi la parte I). Riguardo l’Europa non ci siamo con il pensiero che esprime il giurista, tutto incentrato sulla questione dei diritti che non lega chiaramente ai problemi derivanti dalle forme capitalistiche del potere e alle disuguaglianze sociali. L’affermazione citata stride e molto con tutto ciò che è poi avvenuto nel corso di quasi un ventennio ormai dalla nascita dell’Unione. Ma quali diritti se il progetto Europa era in realtà improntato allo smantellamento delle Costituzioni?

Questa Europa si è svelata dall’inizio ed ha una sola connotazione: Europa dell’egemonia della Banca centrale, del capitalismo e dei mercati. Un’Europa che non dà spazi ai diritti sociali e civili, che nega anche quelli umani, pensiamo alle politiche di accoglienza dei migranti, pensiamo al “codice Minniti, imposto dal nostro governo nei confronti delle Ong che operano nel Mediterraneo.È un’Europa che impone riforme impopolari ai governi degli Stati aderenti, che dà fondi alle banche e li toglie ai servizi sociali. L’Europa che descrive Rodotà, tutta improntata sulla questione dei diritti da ripristinare, non è sufficiente a chiarire e a rivelare che sono le politiche neoliberiste a non volere l’Europa dei diritti. Rodotà, nel saggio, non fa i conti con la politica dominante, tesa a reprimere ogni diritto e a imporre sacrifici ai cittadini, quando ricorda che nell’avvio del processo di elaborazione della Carta, avvenuto a Colonia nel 1999, si dichiara che “La tutela dei diritti fondamentali costituisce un principio fondatore dell’Unione europea e il presupposto indispensabile della sua legittimità. L’obbligo dell’Unione di rispettare i diritti fondamentali è confermato e definito dalla Corte di giustizia europea nella sua giurisprudenza”.

Legittimità era la parola chiave. È diventata un ossimoro. Nessuna legittimità si è resa manifesta e da allora, da parte dei poteri forti dominanti, è stato un continuo attacco ai principi costituzionali e alle sovranità dei popoli. Passare dall’Europa dei mercati a quella dei diritti è un passaggio mai avvenuto, relegato all’utopica costruzione della Carta, quindi. Infine lo conferma lo stesso Rodotà quando scrive “Il mercato, le libertà economiche che l’accompagnano, la moneta unica non sono stati ritenuti sufficienti per attribuire legittimità a una costruzione difficile, qual è quella europea. Il passaggio dall’Europa dei mercati a quella dei diritti diviene così ineludibile, condizione necessaria perché l’Unione possa raggiungere piena legittimazione democratica”. Non dice chiaramente però il giurista quali sono le cause e le responsabilità dell’Europa e dei suoi Trattati, che impediscono la “piena legittimazione democratica”.

I Trattati europei odiano la costituzione democratica e si fondano su principi fondamentali quali: l’autonomia della banca centrale, concorrenza portata al massimo e lo Stato che non interviene nell’economia. I Trattati quindi hanno come base l’elemento fondante di non tutela dei diritti fondamentali, a partire dal diritto al lavoro sancito nell’articolo 1 che è l’anello portante e la base su cui si articola la nostra Costituzione, seguito dall’articolo 3 che caratterizza il principio di uguaglianza, a prescindere da… Il conflitto fra Trattati europei e la Costituzione si è acuito maggiormente con l’obbedienza del governo italiano alle regole dell’Unione riguardo il Fiscal compact. L’inserimento del nuovo art. 81 che prevede il pareggio di bilancio ha smantellato i diritti costituzionali, perché ha reso la nostra Costituzione schiava dei Trattati.

Ma l’Europa, contravvenendo a quanto citato nella Carta dei diritti, contraddice allora se stessa? Se “seguiamo la trama dei diritti” recitata negli articoli dei Trattati scopriamo un’Europa diversa “dalla prepotente Europa economica e dall’evanescente Europa politica”. È un’Europa che dà fastidio, quella dei diritti. Un’Europa che risulta indigesta a chi vuole ridurla alla legge dei mercati. Rodotà nel suo saggio invita a proteggere e a valorizzare l’Europa dei diritti contrastando “ i forti venti dell’antieuropeismo, mostrando ai cittadini come proprio sul terreno dei diritti l’Unione europea possa offrire loro un valore aggiunto”. Utopia.

È il non voler prendere coscienza che tutto ciò è impossibile, che questa Europa è irriformabile. L’Europa continuerà a imporre dei sacrifici e a togliere sovranità agli Stati aderenti. Essere antieuropeisti oggi vuol dire essere realisti nel credere che perseguire la strada, anche se complessa e laboriosa, dell’uscita dall’euro e dall’Ue è l’unica via irrinunciabile per riappropriarsi dei diritti costituzionali. Nessun valente giurista, come lo è stato Rodotà, potrà tentare di validarli, se non invita i governi a ribellarsi e ad affrontare e risolvere la questione politica, ora in totale egemonia neoliberista.

Scheda del libro: “Il diritto di avere diritti”
Autore: Stefano Rodotà
Editore: Laterza

20/08/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: caterinveg.altervista.org

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