Il Papa uno di noi? La religione ai tempi della crisi

Monsignor Bergoglio da quando è stato eletto Papa, non ha lasciato passare un giorno senza stupire, senza farsi conoscere nei suoi aspetti più umani e più profondamente cristiani, dimostrando la sua statura intellettuale e spirituale. La sua storia è stata narrata, spulciata, sospettata e riletta, ma certamente la realtà del suo impegno nei luoghi più difficili e miseri dell’Argentina è appurata, e un’esperienza così fa comprendere anche la sua capacità di andare oltre le convenzioni e le formalità quando gli si chiede di esprimersi sui temi più controversi e ‘pericolosi’ per il mondo cattolico.


Il Papa uno di noi? La religione ai tempi della crisi Credits: John Ball, The Hedgerow Priest - Tableau vivant realizzato dal fotografo Red Saunders

Ecco allora la mia perplessità, in tempi di crisi, in cui le difficoltà economiche, le guerre sommerse o evidenti, l’aumentare delle diseguaglianze e delle ingiustizie sociali possono generare ansia, timori e un naturale bisogno di compensazione e di consolazione. In questa situazione di crisi la religione quale gioco sta giocando? 

di Laura Nanni

Monsignor Bergoglio da quando è stato eletto Papa, non ha lasciato passare un giorno senza stupire, senza farsi conoscere nei suoi aspetti più umani e più profondamente cristiani, dimostrando la sua statura intellettuale e spirituale. La sua storia è stata narrata, spulciata, sospettata e riletta, ma certamente la realtà del suo impegno nei luoghi più difficili e miseri dell’Argentina è appurata, e un’esperienza così fa comprendere anche la sua capacità di andare oltre le convenzioni e le formalità quando gli si chiede di esprimersi sui temi più controversi e ‘pericolosi’ per il mondo cattolico. E all’esperienza si aggiunge la sua cultura frutto di un’ istruzione, che per un Gesuita è un impegno fondamentale e costante, motivo centrale della vocazione. 

Anche io rimango ammirata dalla sua statura morale, in alcune delle sue azioni, vi riconosco un qualcosa che mi è vicino per i valori di cui è impregnato, cioè quelli dell’eguaglianza e della solidarietà. 

Ma, contemporaneamente, osservando quello che rappresenta nella realtà, inserito nel contesto, in relazione all’intero apparato gerarchico, potente e ricco di cui è simbolo, emerge la contraddizione. La Chiesa cattolica ha circa 2000 anni, ed ha cominciato la sua costruzione a partire da una storia grandiosa di un uomo di nome Gesù, che ha cambiato il corso della storia dell’umanità. E’ la storia di una religione in nome della quale sono stati compiuti massacri, violenze e ingiustizie e che ha portato a guerre tra popolazioni, tra classi sociali, in nome di poteri e privilegi da difendere.
Non era questo che emanava dall’esempio cristiano e neppure era il suo messaggio.
Ecco la definizione di religione nell’enciclopedia Treccani. 

Il concetto di religione non è definibile astrattamente, cioè al di fuori di una posizione culturale storicamente determinata e di un riferimento a determinate formazioni storiche. (…) religio, termine con cui gli antichi Romani indicavano un tipo di atteggiamento di fronte a determinate cose (per es., tombe o genitori);…con il cristianesimo il termine si è esteso a tutto quanto riguardava il rapporto dell’uomo con Dio.
(…)le religioni sono formazioni culturali di origini particolari e diverse: non è necessario che una religione implichi un concetto di Dio, che abbia articoli di fede, comprenda azioni di culto, né forme di carattere morale; come massimo comune denominatore di ogni complesso chiamato religione si può ritenere il rapporto di un gruppo umano con ciò che esso ritiene ‘sacro’, tenendo tuttavia presente che anche quest’ultimo concetto è indefinibile e storicamente condizionato.
 

Semplificando, questo vuol dire che la religiosità, che fa parte della cultura e della storia dell’umanità, è un sentire comune originario, caratterizzato secondo il contesto in cui si situa; che gli apparati gerarchici, gestiti così da privilegiare chi detiene il potere e che si pone al di sopra dei ‘fedeli’, sono una produzione sociale. Una produzione che rispecchia i rapporti di potere di quel sistema sociale, al cui interno ha il compito di riequilibrare il sistema stesso, giocando a favore di chi in dati momenti potrebbe perdere il suo ruolo predominante.

Pascal nel Seicento fece una famosa scommessa sull’esistenza di Dio, non potendo dimostrare la sua esistenza; Kant nel Settecento, contestò la prova ontologica di Cartesio, dimostrando l’impossibilità di questo salto dalla logica all’ontologia, con molta ironia: ho in tasca dieci talleri, ma io penso di averne cento; l’esistenza non ha niente a che fare con il concetto, posso continuare a pensare di avere cento talleri, comunque, in realtà nella mia tasca sempre dieci saranno.
Dio non è la proiezione di tutto quanto è infinitamente e meravigliosamente pensabile dagli esseri umani? Una creazione perfetta e infinita a cui affidare ogni aspirazione dell’animo che vuole superare la propria finitezza? Sono domande che continuo a farmi. 

Nell’ Ottocento Feuerbach con i suoi studi antropologici, ha approfondito queste idee, attestando l’alienazione dell’umanità che rinuncia alle parti migliori di se stessa nel creare la figura divina. Idee perfezionate da Marx che le cala nella dimensione della creazione sociale, arrivando a definire la religione ‘oppio dei popoli’. 

Ecco allora la mia perplessità, in tempi di crisi, in cui le difficoltà economiche, le guerre sommerse o evidenti, l’aumentare delle diseguaglianze e delle ingiustizie sociali possono generare ansia, timori e un naturale bisogno di compensazione e di consolazione… In questa situazione di crisi la religione quale gioco sta giocando? Quello di acquietare la rabbia e attutire i conflitti, portando conforto nel senso di abbassare il livello di resistenza, la coscienza di classe e di affievolire la forza delle rivolte? 

18/04/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: John Ball, The Hedgerow Priest - Tableau vivant realizzato dal fotografo Red Saunders

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L'Autore

Laura Nanni

Roma, docente di Storia e Filosofia nel liceo. Fondatrice, progetta nell’ A.P.S. Art'Incantiere. Specializzata in politica internazionale e filosofia del Novecento, è impegnata nel campo della migrazione e dell’integrazione sociale. Artista performer. Commissione PPOO a Cori‐LT; Forum delle donne del PRC; Stati Generali delle Donne.

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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