Gli attacchi ucraini alle raffinerie russe hanno avuto un impatto reale sulla dinamica degli eventi e la geografia dei bersagli. Nel corso del 2025-2026, la campagna di attacchi ucraini contro l’infrastruttura petrolifera russa ha assunto una dimensione strategica senza precedenti. L’uso massiccio di droni a lungo raggio ha colpito raffinerie, terminal e impianti logistici in tutto il territorio russo, generando un’ondata di analisi e interpretazioni, spesso distorte da numeri decontestualizzati. Tra questi, la cifra del 40% di riduzione della capacità di raffinazione è diventata un simbolo mediatico, ma la sua interpretazione corretta richiede una lettura più attenta dei dati.
Da dove nasce il 40%, la domanda è legittima. Ma è nei danni che la narrativa del “40% di capacità distrutta” non regge a un’analisi approfondita.
Tra agosto 2025 e marzo 2026, le agenzie di monitoraggio energetico hanno registrato che tra il 38% e il 40% della capacità nominale di raffinazione russa risultava temporaneamente inattiva. Il dato è reale, ma non rappresenta la distruzione permanente, bensì un picco temporaneo dovuto alla combinazione di:
- danni effettivi causati dagli attacchi ucraini (15–25% di capacità realmente danneggiata);
- fermi programmati per manutenzione stagionale, tipici del periodo autunnale (10–15%).
Il 40% è dunque un picco momentaneo, non una misura della distruzione permanente. L’impatto reale è tra una forchetta di 12–22% di capacità danneggiata. Isolando i danni direttamente attribuibili ai droni, le stime più affidabili — incluse quelle di analisti occidentali e osservatori indipendenti — convergono su un intervallo compreso tra il 12–22% della capacità di raffinazione russa temporaneamente messa fuori uso.
Le raffinerie colpite includono:
- Kirishi (6% della capacità nazionale)
- Ryazan (7%)
- Volgograd
- Ilsky
- Salavat
- Novokuibyshevsk
- Terminal di Primorsk
Si tratta di impianti strategici, alcuni dei quali tra i più moderni e produttivi del Paese.
Nonostante l’impatto tattico degli attacchi, la produzione russa di carburanti nel 2025 è diminuita solo del 3–6% rispetto all’anno precedente, anche per via del sistema ridondante delle raffinerie russe, eredità della guerra fredda.
Le ragioni principali sono tre. La capacità in eccesso di raffinazione russa. La Russia non utilizza le sue raffinerie al 100% già prima della guerra. Fa parte della metodologia di difesa russa. Questa riserva strutturale ha permesso di compensare parte dei danni. Riparazioni rapide, fiore all’occhiello della logistica russa. Molti droni hanno causato danni superficiali, riparabili in tempi brevi. Mosca ha dimostrato una notevole capacità di ripristino, soprattutto nelle unità di distillazione primarie. Infine la riattivazione di impianti secondari, raffinerie più vecchie o semi-inattive sono state riattivate e spinte al massimo.
Gli attacchi hanno comunque avuto un impatto strategico apprezzabile, con temporanee carenze interne di carburante, divieti parziali e temporanei all’export, costi elevati di riparazione e difesa, non una pressione economica elevata e logistica su Mosca. Tutto ciò non ha paralizzato in modo duraturo quasi metà dell’industria petrolifera russa.
