La riforma de la scola

La riforma de la scola


La riforma de la scola

La riforma de la scola

Premessa

I sonetti che pubblicheremo in questa sezione riguardano la storia delle riforme della scuola o piuttosto delle contro-riforme che, dagli anni ’90 a oggi, hanno devastato l’istruzione pubblica. Tali riforme vanno nell’ottica di una concezione e di una prassi vieppiù aziendalista nella conduzione scolastica, con il privilegio accordato all’informazione a discapito della formazione, con un appiattimento del linguaggio dovuto all’uso di termini economicistici quali debito, credito, competenza, imprenditorialità ecc., in consonanza con la deriva neoliberista del nostro paese e del contesto europeo e internazionale in generale. Tali riforme si sono, inoltre, accompagnate a pesanti tagli all’istruzione pubblica e a sempre maggiori finanziamenti alla scuola privata e, in barba ai princìpi costituzionali, hanno minato la libertà d’insegnamento e ai diritti dei lavoratori della scuola. La “Buona scuola” di Renzi ha completato l’opera.

***

I Parte
I due sonetti che seguono hanno come sfondo i mutamenti introdotti nella Scuola a partire dagli anni Novanta. Il primo tratta dell’abolizione dell’esame di riparazione a Settembre sostituito dal famigerato debito. Il secondo si sofferma in particolare sull’introduzione della didattica modulare con le sue insulsaggini, in particolare sui termini sapere, saper fare, saper essere, termini il cui significato rimane oscuro anche agli addetti ai lavori.

Er debbito
(L’inzegnanti ar mercato)
di Eudaimon

Cor compiùtere ar posto de la penna,
co programmi e lezzioni modulari
e la scola cammiata in azzienna,
semo ’nzegnanti o òmmini d’affari?
’Na vorta, queli alunni un po’ zomari,
che de Giugno èreno rimannati,
currèveno a Settembre a li ripari:
mo se scròpeno ’nvece indebbitati.
E, sibbè la paga nun ce viè aùffo,
noi ’nzegnanti parèmo cravattàri,
che stann’addosso ar povero cor buffo;
puro noi fàmo prescia a li scolari,
tal’ecquali a li bravi co er ciuffo:
-Nun paghi er debbito? Sò cazz’amari!-


Er significato
di Eudaimon

- Sò tre l’ assi der metodo rampante:
“ Er sapè, er sapè èsse, er sapè fàne ”.
Te sòna strano? è forze ’npò screpante?
Perchè stai ’nzempeterno a rosicàne,
si vanno ar bacio co la nova scola,
a ciccio cor programma modulare ?-.
- Quarchiduno malìgna ch’è na sòla,
e antri, sarvognuno, ch’è n’affare! -
- Ma chi le pò riccoje ste panzane?
Li mejo capoccioni der Palazzo
cianno sudato er sangue settimane
pe rifinì la trama de st’arazzo! -
- Ma sapè esse, che vò significàne?
Sò puro granne teste, ma… der cazzo! –


Nell’Agosto del 1999, il Ministro Berlinguer emanò un decreto volto a premiare, soprattutto sul piano economico, quegli insegnanti che si fossero dimostrati più bravi nel superare un esame, sotto forma di test. Si tratta del famigerato Concorsone (così venne battezzato dalla categoria degli insegnanti) che trovò una quasi unanime opposizione, espressa in varie forme e culminata in una grande manifestazione nazionale, che si tenne a Roma il 17 Febbraio 2000. Il sonetto nasce dalla coincidenza di questa data con il quarto centenario del rogo di Giordano Bruno nella piazza di Campo dei Fiori.


Er mancato omaggio
(17 Febbraio 1600 – 17 Febbraio 2000)
di Eudaimon

Co tutto quer callaccio, a mezz’agosto,
sto degreto escì dar sor Ministro:
- Chi vò er zalario co ppiù arosto
à dda passà l’esame modernisto:
e chi nun è bbono a sbrojass’ er teste,
se po’ bbuttà de sotto a Ponte Sisto! -
’Nzùbbito annòrno1 ’ncelo le proteste,
pe fà cascà er dicchitàtte2 tristo,
e puro le donne arzòrno3 la cresta,
sfilanno da li Monti a San Callisto!
Ma Bruno lo scanzòrno4 come pésta,
lassannolo scottato5, porocristo!
Ner dì che ar Campo6 je fèceno ’a festa7,
gnisuno8 a faje omaggio lì s’è visto!

 

NOTE
1 Andarono.
2 Stravolgimento del tedesco diktat.
3 Alzarono.
4 Scansarono.
5 Qui si gioca sul doppio significato del termine: scottasse = scottarsi, ma anche rimanere deluso per un’offesa subita,
per una promessa non mantenuta, per un’aspettativa non realizzata.
6 Campo dei Fiori
7 Fà la festa = uccidere, assassinare.
8 Nessuno.

06/09/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Eudaimon

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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