La riforma de la scola (seconda parte)

La riforma de la scola (seconda parte)


La riforma  de la scola (seconda parte)

La riforma de la scola (seconda parte)

Premessa


I sonetti che pubblicheremo in questa sezione riguardano la storia delle riforme della scuola o piuttosto delle contro-riforme che, dagli anni ’90 a oggi, hanno devastato l’istruzione pubblica. Tali riforme vanno nell’ottica di una concezione e di una prassi vieppiù aziendalista nella conduzione scolastica, con il privilegio accordato all’informazione a discapito della formazione, con un appiattimento del linguaggio dovuto all’uso di termini economicistici quali debito, credito, competenza, imprenditorialità ecc., in consonanza con la deriva neoliberista del nostro paese e del contesto europeo e internazionale in generale. Tali riforme si sono, inoltre, accompagnate a pesanti tagli all’istruzione pubblica e a sempre maggiori finanziamenti alla scuola privata e, in barba ai princìpi costituzionali, hanno minato la libertà d’insegnamento e ai diritti dei lavoratori della scuola. La “Buona scuola” di Renzi ha completato l’opera.

 

 

 

II Parte

Nell’anno scolastico 1998-99 sotto il dicastero di L. Berlinguer, scompare l’esame di Stato che era in vigore dal 1969, con la rosa delle quattro materie oggetto d’esame, tra le quali una scelta dal candidato e un’altra dalla Commissione. L’esame d’ora in poi avrebbe coinvolto tutte le discipline, sul filo conduttore di un tesina o argomento, presentato dal candidato (da qui, il tormentone del riferimento, della mappa concettuale ecc.). La Commissione esaminatrice sarebbe stata composta da tre Commissari esterni e tre interni, sotto la supervisione di un Presidente (si eclissava, così, definitivamente la patetica figura del membro interno). I due sonetti che seguono si soffermano in particolar modo sulla difficoltà da parte degli studenti a trovare tutti i riferimenti utili a completare la mappa concettuale.

 

Er riferimento

(come er novo esame

t’ariduce li studenti)

 

di Eudaimon

 

Tramènte m’arifiàto1 , ’nzanta pace,

spippettanno ’na mezza sigheretta,

na  regazza, che ar zolito è tenace,

me s’arivorge come na poretta,

 

fiottànno2 : - Prissò, che gran ciafrùjo!

Nu’ ssò come sbrojamme l’ argumento

che m’ero scerto pe l’esame a Lujo,

pevvìa3  che nun me viè er riferimento. –

 

- Nun datte pena! ’Sciuga st’occhio pisto!

Dimme ’ndo stà er punto, qualecchèssìa!

-          Er Futurismo, e pe quanto ce ’nzisto

 

nun ce trovo er nesso co l’Astrologgìa. –

-          Fija mia, vè4 , nemmanco Giesùcristo

te pò arimedià sta cojonerìa! –

 

 

 

Er male der monno

di Eudaimon

Smucinanno i misteri de la Fede,

quer Padre de la Chiesa origginale

trovò ch’er  Male ar monno nun cià sede,

ch’er Male  è  Bbene, sciapo un po’ de sale.

 

A sto punto er dubbio a mme  m’assale:

si  er  Santo Padre ce potesse vède

commatte co le mappe concettuale,

vorebbe ar su’ penziere ancora crède?

 

Abbasterebbe er titolo de ’i temi

a faje cammià la Sagra Oppignone:

pazzia, suicidi, e rivoluzzioni,

 

la Tera appare zeppa de sti semi,

e po’ eccessi, guere, ossessione;

a la mejo è rottura de cojoni!

 

 

 

Il Decreto Brunetta (D.L. 112/2008), denominato decreto anti-fannulloni, è in realtà un’ulteriore lesione dei diritti dei lavoratori pubblici, in particolare il diritto alla salute. Prevede per primi giorni di assenza per malattia la decurtazione della retribuzione e per il terzo evento di malattia nell'anno solare e le assenze superiori a dieci giorni una giustificazione all'amministrazione con un certificato medico e la visita fiscale anche per le assenze di un giorno. Il sonetto seguente è dedicato a tale tematica.

 

L’appetito viè magnanno!

 

di Eudaimon

 

Quer Ministro de granne  ’levatura,

ch’è ar Governo der noto Ppidduista,

disse:  -  Sò io er primo Econnomista,

gnisuno ar monno cià la mia statura!

 

Er mi’ nemmico è l’assenteista,

chè er bbucio der Bilancio nu’ ss’attùra,

quinni percui  prennetti sta misura

che taja lo stipennio a prima vista!

 

E si te coje er corpo de la strega,

o sur letto te ‘nchioda  na frattura,

de tutto questo a mme nu’ mme ne frega:

la prima deca avrai la scorciatura! –

 

Ma nu’ ss’accontentò  Golìa Brunetta:

mò dice che cià sur cazzo, addrittura,

li du sordi che piàmo de paghetta,

 

 che la scola è pe noi villeggiatura,

chè travajamo appena quarche oretta.

Cottivati a pesce de frittura,

 

ortre ar Rifatto, a ’i scioti de la Lega,

ortre a Germini Santa Fregatura,

ce tocca da sorbì, caro collega,

puro ’e cazzate de sta mezza sega!



1 Mi rinfranco, trovo sollievo.

2 Fiottà = lamentarsi piagnucolando.

3 Per il  motivo che.. .

4 Vedi.

11/09/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Eudaimon

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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