Marinaleda, il villaggio contro il mondo

Nel cuore dell’Andalusia esiste un piccolo villaggio, in cui gli abitanti, dopo decenni di opposizione, hanno realizzato un sogno, liberandosi dalle soverchierie del potere.


Marinaleda, il villaggio contro il mondo Credits: Libero pensiero news

Casualmente mi è capitato fra le mani un libro che avevo acquistato tempo fa. Lo accantonai temporaneamente, nella convinzione fosse una descrizione utopica di una società modello, associandolo quasi ad un libro di fiabe, storie didattiche da raccontare. In realtà, “Marinaleda, il villaggio contro il mondo” di Dan Hancox, giornalista politico di “The Guardian”, descrive un luogo reale, vissuto da una comunità reale, che è riuscita ad andare davvero controcorrente, contro il mondo, costituendo un nuovo modello sociale alternativo e solidale. Questa comunità e questo luogo esistono davvero.

E dopo essermi documentata sull’esistenza del luogo e sulla vita della comunità ed aver letto il testo tutto d’un fiato (ndr, così mi accade quando resto intrigata da una descrizione) mi accingo a scriverne, con l’idea che tutto questo possa essere accattivante per i lettori e che possa accendere un faro d’interesse su chi, deluso da come gira il mondo, ha preferito farsi fuori dalla politica e dalla vita sociale. Ne scrivo anche perché spero sia di buon auspicio per tutti quei movimenti di sinistra radicale che questa nostra società, violata nei diritti, intendono cambiarla, strappandone il potere a chi da troppo tempo ne abusa togliendo la dignità alle persone. E penso al bellissimo sogno dei giovani di “Je so pazz” che si stanno battendo per una realtà sociale in cui tutti possiamo ritrovarci pari e liberi, scrollandoci di dosso l’oppressione delle politiche neoliberiste, del capitalismo tossico e di un’Europa che rema contro lo Stato di diritto e le Costituzioni.

Marinaleda e Juan Gordillo, il sindaco

Marinaleda è un piccolo centro abitato nel cuore dellAndalusia. Si trova nei pressi di Siviglia. La comunità è formata da poco meno di 3000 abitanti (2700 registrati nel 2016). Un minuscolo pueblo del tutto alternativo al resto degli abitanti, i 47 milioni di abitanti dello Stato spagnolo. In particolare nella regione andalusa il divario fra ricchi e poveri è notevole. Basti pensare che le zone rurali sono limitrofe ad immense proprietà (latifundios) dell’aristocrazia, per lo più appartenenti alla famosa duchessa d’Alba. “.mentre il 22,5 % dei suoi conterranei è costretto a sopravvivere con soli 500 euro al mese, la duquesa dispone di un patrimonio stimato 3,2 miliardi di euro e, come se non bastasse, riceve dall’Ue 3 milioni di euro di sovvenzioni agricole all’anno…” scrive il giornalista Hancox che in questa terra ha svolto le sue indagini interessandosi alla storia della comunità di Marinaleda e ne ha scritto il libro.

Ѐ in questo minuscolo territorio, la cui estensione è di soli 25 Kmq, che negli anni ottanta ha preso forma la comunità dell’utopia. “Ah sì, l’utopia. Ѐ un paesino comunista piuttosto strano” rispose un andaluso al giornalista di “The Guardian” che gli chiedeva informazioni su quella comunità. Hancox scoprì, chiedendo ulteriori informazioni e poi incontrandolo, che il sindaco di Marinaleda, Juan Manuel Sanchez Gordillo, membro del Soc (sindicato obreros del campo) e di Izquierda Unida è un uomo carismatico ed eccentrico e che, soprattutto, aveva dalla sua un ampio consenso da parte della comunità. Scoprì inoltre che in quella terra, oggi un modello di Stato sociale, negli anni settanta dominava la povertà più assoluta, in quanto non c’era lavoro per nessuno, nessun terreno era pubblico e pochissimi riuscivano a sfamarsi. Parliamo di un periodo nero per tutta la Spagna, dopo la morte del dittatore fascista Franco.

Per gli abitanti, i Marinaleṋos, iniziò un periodo di dure contestazioni e solo nel 1985, Gordillo, il sindaco, dichiara a El Pais: “Abbiamo imparato che definire l’utopia non è sufficiente, né lo è lottare contro le forze reazionarie. L’utopia deve essere costruita, qui ora, mattone dopo mattone, con pazienza e perseveranza, finché non trasformeremo il vecchio sogno in realtà. Il sogno che ci sia pane per tutti, libertà per i cittadini, istruzione uguale per tutti, e che la parola pace possa esser pronunciata degnamente. Siamo fermamente convinti che non ci possa esser un futuro se non lo si costruisce nel presente”. E da rivoluzionario, Gordillo cita spesso Che Guevara, ricordando che “soltanto chi sogna vedrà un giorno i suoi sogni diventare realtà”.

La lucha di Gordillo e dei Marinaleṋos

La trasformazione da paese andaluso poverissimo, in cui gli abitanti versavano ai limiti della sopravvivenza in un villaggio modello qual è oggi, inizia in parallelo con il percorso lentissimo dello Stato da fascista a liberal-democratico. Gli abitanti di Marinaleda fondarono un partito e un sindacato e inizia per loro un periodo di lotte estenuanti per salvare la loto terra e per ottenere la libertà e l’indipendenza. Dieci anni di lotte continue, occupando tutti i luoghi istituzionali: aeroporti, stazioni, palazzi di governo, blocco delle strade principali, lotte accompagnate da picchetti arresti, denunce e processi.

Di questa fiera e indomabile opposizione infine il governo ne ha preso atto e ha concesso agli oppositori di Marinaleda 1.200 ettari di terreno, appartenenti alla famiglia aristocratica Dell’Infantado. Nel 1979 Gordillo divenne sindaco, il primo sindaco, ancora oggi in carica, del paese. La lucha non finì lì, seguirono sempre scioperi e proteste per ottenere diritti e libertà. Accadeva negli anni ottanta. Quali i risvolti delle lotte a favore di questa comunità? E oggi cosa succede a Marinaleda?

La democrazia diretta , il trabajo e le casitas

Il paese è diviso in due barrios: Marinaleda e Matarredonda e si articola sulla Avenida de la Libertad. Politicamente e amministrativamente gli abitanti sono un comunità molto solidale e unita, un pueblo unido. Hanno pienamente risolto il problema dell’occupazione e della casa. Come? Costruiscono casitas su terreni non edificati. Succede così. Il Comune mette a disposizione dei cittadini il terreno edificabile, il materiale edilizio, gli operai e gli architetti. Tutte le case sono uguali: 90 mq per ogni villino unifamiliare, balcone e giardino. Il vincolo che ha il cittadino che intende accettare la proposta e costruirsi una casa è di contribuire alla costruzione per 400 ore lavorative e di coprire le spese con 15 euro mensili fino a saldare 20.000 euro. Solo allora diventa effettivo proprietario dell’immobile. Altro vincolo è l’invendibilità della casa, perché questa tipologia di pianificazione urbanistica non prevede alcuna speculazione successiva che può avvenire nelle vendite entrando così nel mercato, azione contraria alle politiche urbanistiche e sociali di Marinaleda. Ad oggi sono state costruite dagli abitanti 350 casitas e altre sono in cantiere.

I Marinaleṋos sono tutti agricoltori della cooperativa Humar che assume l’intera popolazione retribuendola con un mensile di 1.128 euro, indipendentemente dal lavoro che svolgono, per 35 ore settimanali su 6 giorni lavorativi. La funzione politica non ha retribuzione, è un servizio gratuito alla popolazione. Non esiste Polizia, non ce n’è bisogno. Qualsiasi questione amministrativa, politica e sociale viene discussa e risolta dai cittadini, tramite la democrazia diretta. Per l’ambiente e la manutenzione vengono impiegati tutti i cittadini che si occupano sistematicamente della pulizia delle strade e delle aree verdi. Una domenica al mese parte la pulizia di ogni quartiere e a farlo sono gli stessi abitanti. Per il Comune il risparmio sulla manutenzione è di almeno 200mila euro l’anno. Di questo ingente risparmio ne privilegiano i cittadini e, in particolare i servizi scolastici.

Socialità e Pueblo

Hancox nel suo libro racconta molto delle sue esperienze sociali e del suo vissuto a Marinaleda e pone l’accento anche su come i cittadini di questa comunità intendono le relazioni sociali. I giardini delle casitas, ad esempio, non hanno arredo, semplicemente perché i Marinaleṋos non fanno vita privata, coltivando i rapporti d’amicizia nella dimensione domestica, ma preferiscono coltivarli negli spazi pubblici. Il centro della vita sociale del pueblo è la strada “…quando è bel tempo, cioè quasi sempre, le vecchiette spostano le sedie all’esterno chiacchierando con i vicini o sostano sulle panchine di Avenida de la Libertad in attesa di parlare con qualcuno e trovano sempre compagnia-descrive Hancox- Le porte delle case sono sempre aperte, a cancellare la divisione fra spazio privato e pubblico, anche i cancelli delle scuole sono aperti mentre i bambini giocano nei giardini”.

Si esprime così pienamente il concetto di pueblo, laddove ha l’accezione di popolo unito, perché un paese è il suo popolo, la sua gente, quella particolare appartenenza che non si perde mai. In questo senso il pueblo assume una forza rivoluzionaria, rifiutando di piegarsi alle decisioni prese dalle autorità ad esso esterne. In proposito Gordillo afferma che “Il potere di un’elite è sempre sinonimo di tirannia, anche se chi lo esercita si definisce di sinistra”.

In avenida de la Libertad , descrive il giornalista, c’è un arco che reca la scritta “Otro Mundo es Posible”. Generalmente questo è uno slogan idealistico nel mondo, formato corteo. Qui a Marinaleda sono passati ai fatti. Qui è stato davvero possibile cambiare le cose con l’unità della lotta, perché il sogno non può più aspettare di diventare realtà e per far sì che accada non bisogna smettere di sognare.

Verrebbe voglia di trasferirvisi a Marinaleda. Penso, però, che non sia giusto, né leale, né coraggioso, lasciare il luogo in cui si vive, anche se ostile, per impiantarsi in una società libera e comunitaria, usufruendo dei frutti della lucha di quel pueblo. Possiamo ancora provarci qui e non dobbiamo aspettare domani. Dobbiamo provarci oggi, oggi si può ancora pensare al cambiamento. I Marinaleṋos, con la loro forza e il loro coraggio e la lucha che hanno affrontato per anni, ci dimostrano che “esiste un altro modo di fare politica, di concepire l’economia e che una società diversa è possibile”.# Potere al popolo

Scheda libro:

Titolo: Marinaleda, il villaggio contro il mondo/Autore: Dan Hancox- Editore: Lastari

Fonti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Marinaleda

Marinaleda, la città dove finisce il capitalismo - La Stampa

16/12/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: Libero pensiero news

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L'Autore

Alba Vastano

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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