Poesie palestinesi

Due poesie per raccontare di una terra martoriata da una guerra infinita e ingiusta e della resistenza della sua gente che, tra sangue e macerie, non smette di amarla.


Poesie palestinesi Credits: palestinarossa.it

Già notte e la gente dorme
Già notte e la gente dorme
vorrei volare avvolto dal silenzio
Un viaggio lungo
a cercare la mia vita,
quando correvo scalzo e abbracciavo il sole dall’alba al tramonto
Vorrei rinascere fra l’ulivo e il timo,
odio questa calma senza senso,
vorrei sentire i miei passi leggeri come il vento,
accarezzare i raggi del sole al tramonto
le coccole di mia madre consegnandomi ai sogni...
Vorrei volare solo un attimo o forse per l’eternità!
Un attimo mi occorre...
Rinascere fra il profumo della resistenza, quello della morte... profumo di dignità
libertà vivente!
Vorrei volare... non ho le ali,
chiedo aiuto alle stelle.
Una più pazza di me, nel mio cortile atterrò “sali che ti porto nel tuo paradiso”
“Il viaggio è lungo, forse un attimo o forse sarà l’eternità... non vorrei privarti della tua gente”.
“Andiamo a vedere la terra di sua santità”.
Il mondo visto da lassù,
era straordinariamente piccolo,
luci che abbracciavano le case,
raccontavano una fiaba,
la gente beata dormiva.
Eravamo arrivata nella mia terra,
separata da un muro senza orizzonte,
gente con il fucile pronta ad uccidere chi si muoveva nella sua terra!
Tanta luce e acqua rubata alla povera gente,
fuoco e polvere niente magia per chi cerca l’armonia.
La mia gente era al buio,
spiava la luce da dietro le finestre
“un fanciullo sopra una stella, pure scalzo a quest’ora della notte!”
così si sussurrava da dietro le tende.
Ero nella mia città, una prigione senza pietà
quando ero piccolo c’erano solo muretti fra gli orti.
Ora, vedevo un muro a dividere il mondo dal mondo,
tunnel per far passare i prigionieri,
schiavi a servire i figli del Dio stella
Feci finta di niente, troppa la voglia di rinascere anche in una cella.
Saltai giù dalla mia stella,
lei scrutava l’orizzonte tremava come una foglia in mezzo alla tempesta,
“forse non vedeva l’ora di ritornare dalla sua gente!”.
Correvo per i vicoli del mio passato,
saltellavo di gioia... cantavo attento a non disturbare chi dorme,
occhi nel buio a proteggere il mio cielo;
“attento figliolo... il nemico vieta la danza nelle vie dell’incenso”.
Spari dalle torrette, risate a coprire il mio canto di resurrezione
La stella si affrettò ad adagiarmi sulla sedia
“mi dispiace, non dovevo darti ascolto, ma
anche io da tempo che non sentivo il profumo della Palestina, anche a noi ci hanno vietato di passare da quelle parti”.
Sono nel mio cortile,
a tamponare le mie ferite mentre la gente beata dorme!



La sua pelle profumava di limone
La sua pelle profumava di limone,
come potevo non innamorarmi di lei!
Una palma che non temeva le tempeste,
come facevo a non essere il suo dattero fedele!
I suoi capelli, rami di ulivo a raccontare la resistenza,
come potevo non essere prigioniero della sua esistenza?
Il suo sorriso prato fiorito,
come potevo non correre la via dell’innocenza?
Il suo sorriso era una moschea, chiesa e sinagoga,
come potevo pregare altrove.
Palestina passione senza rivale.

01/09/2018 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: palestinarossa.it

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L'Autore

Mahmoud Suboh

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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