Razan al-Najjar

Una poesia per la giovane infermiera palestinese uccisa a Gaza da un cecchino sionista mentre, a mani alzate, cercava di prestare soccorso a un ferito.


Razan al-Najjar

Razan al-Najjar

Solo i morti hanno visto
la fine della guerra”
PLATONE

Le trine dei tuoi giorni di fata
incorniciate intorno al volto,
tutti gli usignoli persi per strada
il loro canto si è spento
sulla soglia del crepuscolo.

Le tende mute delle preghiere vegliano
i sorrisi di ieri lanciati dalle amiche
come te immobili
attonite statue di marmo.

Mi chiedo dov’era la mano
che ha urlato sul tuo volto
tutto il freddo dell’inverno
che ha rubato dal tuo cuore
tutto il profumo delle spiagge abbaglianti,
e dove ero io,
aggrappato al mio silenzio quotidiano,
canestro di indifferenza
che non sapeva rispondere
alle urla inutilmente svelate.

La città fuori è tumefatta
come il tuo volto
sorpreso
di vedere senza più uno sguardo da incontrare
di udire senza più un fratello da amare
di parlare senza più parole da dire.


Leggi tutte le #poesie di classe di Giuseppe Vecchi

30/09/2018 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Giuseppe Vecchi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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