Sciopero della scuola 7 maggio, contro la dequalificazione degli Istituti Tecnici

Percorso per un'assemblea unitaria del personale della scuola. 


Sciopero della scuola 7 maggio, contro la dequalificazione degli Istituti Tecnici Credits: Caputo Angelo

Nell'arco di pochi mesi il Ministro dell'Istruzione Valditara ha inanellato una serie di azioni sulla scuola che rischiano di svuotare ulteriormente il senso, la dignità e il ruolo di tutto il personale della scuola. L'azione più esemplare e nell'immediato più pericolosa messa in atto dal Governo è la Riforma dei cicli degli Istituti tecnici, preparata già dall'ex Ministro Bianchi nel Governo Draghi e tradotta in decreto legge in tempi brevissimi dal Governo in questa fase. La filosofia di fondo che orienta la Riforma è tutta incentrata sulla subcultura dell'appiattimento di ogni percorso di formazione alle esigenze più immediate delle aziende, sacrificando a questo dogma tutta l'attività didattica e l'intero funzionamento delle scuole. L'accorpamento delle discipline e la riduzione drastica delle cattedre rientrano pienamente in questa logica violenta e oscurantista dello schiacciamento di ogni attività formativa al modello teorico dell'impresa. Bene hanno fatto gli insegnanti degli Istituti tecnici a coordinarsi per contrastare questa riforma e, proprio per questa ragione, condividiamo e supportiamo lo sciopero del 7 Maggio indetto da FLC-CGIL e dai sindacati di base in tutti gli ordini di scuola. L'attacco compiuto nei confronti degli istituti tecnici rappresenta, in tutta la sua gravità, la parte di un disegno complessivo che il Ministro Valditara non ha alcuna intenzione di nascondere, anzi esplicita in ogni comunicazione pubblica. L'idea di schiacciare l'intera formazione del cittadino ad una concezione ultra professionalizzante è richiamata costantemente dal ministro e la riduzione di un anno degli istituti tecnici non è altro che uno spacchettamento di una riforma più complessiva di riduzione di un anno dell'intero ciclo delle secondarie di secondo grado. La cultura dell'impresa e della formazione orientate all' iperspecializzazione, inotre, sta modificando alla radice il senso stesso dell'attività didattica, riducendo complessivamente il senso e la funzione del lavoro dell'insegnante che viene sistematicamente schiacciato da una mole di lavoro e di attività che sono divenute indispensabili, non per la formazione ma per quest'ideologia astratta che tende a sottoporre tutto alle esigenze della specializzazione lavorativa (formazione scuola-lavoro, tutoring, invalsi, etc.). A tutto questo si aggiunge un taglio netto del personale Ata che rischia di svuotare completamente le scuole di personale e di produrre disagi crescenti al personale in servizio. In questo contesto di aggravamento estenuante dei carichi di lavoro non possiamo ritenere sufficiente l'aumento che si sta siglando con il nuovo contratto che, attestandosi sull'inflazione programmata in una fase in cui si rischiano picchi d'inflazione molto alti e non recuperando i mancati rinnovi contrattuali degli anni precedenti, di fatto mantiene il personale della scuola in una condizione di perdita, sia rispetto all'inflazione reale che all'aggravamento dei carichi di lavoro. Da questo punto di vista riteniamo che sia importante cominciare a ragionare su una strategia di blocco delle attività aggiuntive cei confronti dei molteplici adempimenti che vengono imposti dall' alto, anche se siamo consapevoli della forte ed impegnativa battaglia delle idee che va costruita collettivamente e che può essere il presupposto per una mobilitazione di tutto il mondo della scuola. Per questi motivi invitiamo tutto il personale degli istituti tecnici e del mondo della scuola più in generale di Roma e Provincia a costruire una prima assemblea online per iniziare tutti insieme questa complessa e difficile battaglia.

08/05/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: Caputo Angelo

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Angelo Caputo

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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