Sul Fascismo - I parte

Il fascismo sta tornando? Per rispondere a questa domanda è necessario conoscerlo bene. In questa prima parte la genesi del socialismo senza proletariato.


Sul Fascismo - I parte

Di analisi sul fascismo ne sono state fatte molte. La maggior parte di queste si concentra su aspetti ideologici che indubbiamente sono stati rilevanti, ad esempio sul significato di dittatura non militare contrapposta alla democrazia parlamentare che si è storicamente determinata, persino sullo sviluppo delle scienze occulte che (particolare, quest’ultimo, rilevante nel nazismo) è innegabile. Pochi invece si sono chiesti come si sia inserito nel rapporto struttura/sovrastruttura e dove fondasse le sue basi di massa e in generale il suo consenso.

Ora che il fascismo si sta sviluppando per tornare ad essere una possibilità concreta, e che figure più o meno istituzionali italiane ed europee ne cantano sia pur parzialmente le lodi, è necessario affrontare più accuratamente questo problema. Infatti, per riuscire a combattere un fenomeno, è necessario conoscere in profondità i suoi meccanismi.

Un approccio che porta un po' tutti fuori strada è quello di considerare il fascismo il male assoluto. In questa prospettiva, la sua chiave feroce, genocida e sterminatrice si sovrapporrebbe e cancellerebbe tutti gli altri aspetti che poi sono quelli che l'hanno costruito e tenuto in piedi. La sua furia sterminatrice, per quanto orribile e inumana, rappresenta solo un aspetto del nazifascismo e neppure il più importante per quanto esecrabile sia. Altrimenti dovremmo pensare che le popolazioni di Italia e Germania, nonché in parte quelle di Francia, Ucraina e Croazia (per fare esempi arcinoti), siano state partecipi di questi regimi solo per terrore e che per terrore le classi borghesi abbiano partecipato fruttuosamente alla direzione e gestione di questi Stati.

L'approccio corretto è quello di esaminare scientificamente il fascismo come una delle possibili forme di governo all'interno della dittatura di classe della borghesia, una forma di governo che si fonda su aspetti strutturali e sovrastrutturali che la caratterizzano all'interno del più generale scontro tra borghesia e proletariato.

Genesi del fascismo

Non si può capire e concepire il fascismo al di fuori di una concezione materialista storica, ovvero se non si comprende lo scontro politico borghesia-proletariato come espressione sovrastrutturale del conflitto strutturale determinatosi tra forze produttive e rapporti di produzione caratteristico della fase superiore del capitalismo, cioè l'imperialismo. In altre parole, da questo scontro e dai rapporti di forza che ne conseguono si determinano i reali rapporti politici che sono sempre concreti e quindi non relazionati a un ideale (“la democrazia rappresentativa come forma di governo ideale per la borghesia”), ma alla forma di governo che permette di superare la fase della congiuntura in esame. Quindi per la borghesia si possono determinare forme di governo diverse dalla democrazia rappresentativa purché siano efficaci nella fase concreta.

Marx aveva teorizzato questo movimento reale e quindi ne era profondo conoscitore, per questo motivo si oppose al progetto dell'insurrezione a Parigi. Sapeva già che non poteva vincere. Per gli stessi motivi, però, una volta decollata la Comune di Parigi, sostenne con fermezza che andava condotta fino in fondo e che chiunque avesse fatto un passo indietro andava considerato un traditore e fucilato sul posto.

Infatti, proprio la ferma volontà di portarla avanti fino in fondo ha mostrato alla borghesia che la rivoluzione era alle porte e questa scelta, oltre a scatenarne la ferocia che si è concretizzata nella strage dei comunardi, ha allertato i suoi intellettuali sul fatto che le idee marxiste non potevano essere sottovalutate e che bisognava fare i conti con esse.

Del resto, fin dai tempi di Marx la borghesia si era posta il problema di trovare un'alternativa al liberalismo quando la spinta della classe operaia diveniva troppo potente per combatterla frontalmente, senza concedere nulla alle loro richieste. Ossia considerare un minimo di concezione sociale che è aliena a quella liberale la quale al massimo concepisce le “opere di carità” rigorosamente intraprese dai privati.

Secondo lo storico Zeev Sternhell il proto-fascimo nasce in Francia tra il 1880 e il 1890 da intellettuali e artisti come Drumont, Péguy, Barrès e Maurras che rigettavano l'individualismo razionalista della società liberale. Questi intellettuali assorbirono e quindi sintetizzarono il socialismo e il nazionalismo e così crearono una nuova ideologia, “un socialismo senza il proletariato”. Questa ideologia è descritta a Sternhell come “una sintesi di nazionalismo organico e socialismo anti-marxista, un'ideologia rivoluzionaria basata su un rifiuto simultaneo del liberalismo, del marxismo e della democrazia”.

Non sappiamo se, quanto e come queste idee circolarono in Europa. È certo però che alle 9.45 del 7 Novembre 1917 la Russia feudale fu svegliata dal colpo di cannone dell’incrociatore Aurora che segnava l’inizio dell’attacco al Palazzo d’Inverno e della rivoluzione socialista. Gli echi del cannone dell’Aurora risuonarono in tutti i paesi industrializzati. Insurrezioni socialiste scoppiarono in Germania (rivolta spartachista e Repubblica sovietica bavarese), in Italia (Biennio Rosso), in Ungheria (dove nacque la Repubblica Sovietica), in Olanda (Settimana Rossa), nel Regno Unito (sciopero generale) e persino negli USA, dove lo sciopero generale di Seattle si estese presto nel resto del Paese intrecciandosi alla rivolta contro la segregazione razziale.

La borghesia europea reagì finanziando in tutti i modi la controrivoluzione e garantendo, con fondi illimitati, la persistenza della guerra civile nell'erigenda URSS per numerosi anni. Ma alla fine questa controrivoluzione fallì, rendendo palese a tutti che un popolo lanciato alla conquista di una società socialista non si ferma con le bombe.

Continua sul prossimo numero on-line tra una settimana

18/01/2020 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Fausto Marini

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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