Ticino, il crocevia dell’arte

Orizzonte Nord Sud – Protagonisti dell’arte europea ai due versanti delle Alpi 1840-1960, una mostra imperdibile al LAC.


Ticino, il crocevia dell’arte Credits: Caspar Wolf "Ghiacciaio inferiore di Grindelwald, il fiume Lütschine e il Mettenberg"

Una mostra imperdibile in esposizione al Museo d’arte della Svizzera Italiana, che ha aperto i battenti lo scorso settembre con l’inaugurazione del LAC (Lugano Arte e Cultura) di Lugano; dal romanticismo alla pittura metafisica, dal simbolismo all’astrattismo, approdando infine allo spazialismo novecentesco, la mostra è un ricco dialogo fra artisti provenienti dai due versanti, italiano e svizzero, delle Alpi, che i questo Cantone trovarono un’ispirazione.

di Ida Paola Sozzani

Dal 2015 Lugano e il Ticino rinnovano la propria vocazione di crocevia fra il nord e il sud dell’Europa puntando sulla cifra dell’architettura e sul turismo culturale: lo scorso 12 Settembre il capoluogo del Cantone svizzero di lingua italiana ha infatti inaugurato il LAC – Lugano Arte e Cultura – uno spettacolare contenitore urbano firmato dall’architetto ticinese Ivano Gianoli che, rivisitando un comparto di grande pregio della città, ha realizzato un sogno accarezzato per dieci anni dalla municipalità luganese: quello di fare nascere sulle rive del lago Ceresio un moderno e innovativo polo culturale integrato delle arti visive, sceniche e della musica. Assicuratasi la direzione di Michel Gagnon - esperto canadese, direttore della programmazione della Place des Art di Parigi - e coinvolgendo pragmaticamente le principali attività artistico-culturali del Ticino, dall’autunno 2015 il LAC inaugura un cartellone internazionale di proposte di arte, teatro, danza, musica classica e contemporanea pensata per tutti i pubblici, dai giovani alle famiglie, agli intellettuali: insomma, un attrattore turistico culturale in dichiarata competizione con quelli presenti in altri cantoni svizzeri, come Basilea, Ginevra, San Gallo e Zurigo.

“Orizzonte Nord-Sud: Protagonisti dell’arte europea ai due versanti delle Alpi 1840-1960”

Tra le mostre d’arte che inaugurano l’autunno-inverno del nuovo MASIL Museo d’arte della Svizzera italiana al LAC, assolutamente da non perdere è Orizzonte Nord Sud – Protagonisti dell’arte europea ai due versanti delle Alpi 1840-1960, una retrospettiva che getta luce sulle radici dell’arte nel Ticino, in un viaggio alla ricerca dei precursori che fecero l’impresa, quegli artisti che a nord e sud del Gottardo, in Svizzera e in Italia, nell’arco di due secoli, contribuirono a gettare le basi dei linguaggi artistici della modernità in Europa. Una mostra che vuole essere anche un’autocelebrazione del Ticino, scelto come approdo o rifugio di artisti che in questa terra di mezzo, che non è più Italia e non è ancora Germania, trovarono maggiore libertà per conoscersi e confrontarsi.

L’esposizione si apre alle soglie dell’età romantica, ove si collocano, con una polarità nord-sud ben esplicitata nel soggetto e nella tecnica artistica, i due maggiori interpreti italiano e svizzero dell’estetica del sublime: il grande incisore Giovanni Battista Piranesi (1720-1778) accostato al pittore Caspar Wolf (1735-1783); negli anni in cui il primo ritraeva con la tecnica del bulino e dell’acquaforte maestose architetture antiche, influenzando la successiva estetica del neoclassicismo, il secondo, formatosi nell’ambiente tedesco dello Sturm und Drang, dipingeva grandiosi e drammatici paesaggi alpini. Una sala documenta il passaggio in Svizzera nei primi anni dell’Ottocento del pittore romantico William Turner: il grande inglese valicò più volte il Gottardo, rappresentando con la sua luce inconfondibile il fascino minaccioso delle Alpi e la morbidezza dei paesaggi ticinesi.

Il resto della mostra è un dialogo per antitesi e assonanze fra artisti del nord d’Italia che nutrirono la propria sensibilità – per dirla con le parole di Goethe – nel “paese dove fioriscono i limoni”, e artisti di area svizzero-tedesca che inclinavano piuttosto allo spleen, al simbolismo e all’astrattismo propri della razionalità nordica.

Così Arnold Böcklin – in mostra con la bella Musa di Anacreonte del 1873 – e la sua potente pittura mitologica espressa in tele con architetture classiche e paesaggi immersi in atmosfere di cupo simbolismo, è posto in confronto con il De Chirico delle prime prove “Enigmatiche”, passando per il magnifico Autoritratto con busto di Mercurio del 1923, per finire con alcune tele del periodo “Metafisico”. Inedito il parallelismo tra personalità artistiche come Felice Casorati e Félix Vallotton: si scoprirà che non hanno in comune solo il nome di battesimo, ma anche lo stile. Pure sono confrontati Ferdinand Hodler e Adolfo Wildt, un pittore svizzero e uno scultore italiano che, dettati da una sorta di “necessità interiore di simbolismo”, ne indagarono gli aspetti più esistenziali e tormentati, muovendosi tra i concetti di “astrazione” ed “empatia”, in quegli anni teorizzati da Wilhelm Worringer. I due artisti furono accomunati anche dal legame con le Secessioni di Monaco e di Vienna, dove esposero e a cui si ispirarono, nonchè dal fatto di volgere, nel primo quindicennio del Novecento, a esiti "proto-espressionisti" a partire dalla rielaborazione di fonti comuni, da Michelangelo a Rodin.

Rendendo omaggio al “pittore nazionale” Albert Anker, cantore popolare della vita dei villaggi svizzeri fra Otto e Novecento, si scoprirà anche che Giorgio Morandi ebbe un insospettato antesignano in questo artista svizzero del cantone di Berna.

Ben illustrata è la parabola pittorica di Giovanni Segantini, nato ad Arco di Trento ma formatosi a Brera e nell’ambiente milanese. Dopo gli esordi di pittura naturalista in Brianza si trasferì a Savognin, nel cantone svizzero dei Grigioni. Qui maturò il suo linguaggio pittorico nell’alveo del movimento divisionista, prendendo più tardi anche accenni simbolisti, grazie all'uso di allegorie tratte da modelli nordici. Le tracce di Segantini oggi si trovano a Maloggia, il villaggio alpino che lo ospitò dal 1894 fino alla morte, dove i luoghi che ispirarono il pittore sono visitabili nella Segantini Weg, percorso commemorativo in 12 tappe, o a St. Moritz, il centro più importante dell'Engadina, che ospita il Segantini Museum, a oggi la più grande raccolta di opere del pittore italiano.

La scapigliatura del torinese Medardo Rosso si tinge di impressionismo europeo durante la lunga stagione parigina in cui venne a contatto con la grande lezione di Rodin e potè esporre al Salon des Artistes Francais e al Salon des Indipendents e poi a Vienna nel 1885. Rientrato in Italia, avrebbe influenzato la grande stagione novecentesca della scultura italiana, da Boccioni a Carrà a Manzù.

Alla svolta del Novecento, l’immane tragedia della Prima Guerra Mondiale si coglie sullo sfondo nelle denunce neutraliste e nelle attività “antiartistiche” dei Dadaisti zurighesi e nel Manifesto Dada del 1918 a opera di Tristan Tzara. A loro sono giustapposti i Futuristi italiani che, con antitetico ottimismo, la retorica della guerra e con il Manifesto di Marinetti, si proponevano di gettare altrettanto scompiglio nell’arte con la derisione di ogni estetica e tecnica tradizionale.

La mostra racconta anche Giacomo Balla e Fortunato Depero mentre nelle ultime sale si lascia spazio a tre grandi maestri del novecento: lo svizzero-tedesco di Berna Paul Klee, in cui il processo simbolico e astrattivo, esplicitato nel suo saggio La confessione creatrice del 1920 produrrà risultati di colore e astrattismo in pittura divenuti emblema stesso della elveticità e capaci di improntare – grazie all’amicizia con Walter Gropius che lo chiamò a insegnare alla Bauhaus di Weimar – l’anima del movimento moderno nel Novecento.

 

Nel milieu di una mostra che, a pieno titolo, si può definire italo-elvetica non poteva certo mancare un artista molto amato in Svizzera: Lucio Fontana. L’artista che, partendo dalla lezione simbolista e quasi gotica di Adolfo Wildt – scultore milanese influenzato dalla Secessione e dall'Art Nouveau - abbandonati i pennelli e munito di rasoio, coltelli e seghe lascerà il segno sicuro dello Spazialismo nell’arte del Novecento in tante tele astratte, cementi dipinti, mosaici e sculture.

Alla chiusa della mostra è posto il grande grigionese Alberto Giacometti, con le sue sculture di uomini asciugati e seriali – che ci appaiono, qui affacciati alle grandi vetrate del LAC , ancora capaci di rivolgerci domande esistenzialistiche sulla reale inaccessibilità degli oggetti e sulle distanze esistenti tra gli uomini.

Info:

MASIL Museo d’arte della Svizzera italiana, Lugano LAC Lugano Arte e Cultura Piazza Bernardino Luini 6 CH – 6901 Lugano Tel. +41 (0)58 866 4200 www.masilugano.ch Orari: Sabato12 settembre 2015: 10:30 – 22:00Martedì, mercoledì e domenica: 10:30 – 18:00 Giovedì, venerdì e sabato: 10:30 – 20:00 Lunedì chiuso

26/11/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: Caspar Wolf "Ghiacciaio inferiore di Grindelwald, il fiume Lütschine e il Mettenberg"

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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