Una passione chiamata... treno in miniatura

La fabbrica Rivarossi di trenini elettrici in miniatura: la fondazione, l’ascesa, la crisi e lo spostamento della produzione in Cina.


Una passione chiamata... treno in miniatura

La fabbrica Rivarossi di trenini elettrici in miniatura: la fondazione, l’ascesa, la crisi e lo spostamento della produzione in Cina. Il possibile ritorno in Italia dell’eccellenza fondata da Antonio Riva e Alessandro Rossi.

di Guido Capizzi

C’era una volta… sembra, ma lo è davvero, l’avvio di una favola, anzi di una realtà. Fatta di treni in miniatura, plastici con rotaie, stazioni, gallerie e ponti. Con un’industria che nel 1970 aveva 300 dipendenti e 600 collaboratori esterni nell’indotto di imprese artigianali e commerciali. Finiva la guerra nel 1945 e l’ingegner Alessandro Rossi di Schio entrava in affari con il ragionier Antonio Riva. Nasceva la Rivarossi, che è negli anni diventata una storica fabbrica di treni elettrici in miniatura, la più conosciuta. Veniva costruito, era il 1947, uno stabilimento alla periferia di Como, su una collina che guarda al di là del confine, proprio sotto c’è Chiasso, prima località del Cantone Ticino della Svizzera.

Negli anni Cinquanta del secolo scorso c’erano fabbriche che costruivano treni in miniatura per la passione di bambini, ma anche di adulti e collezionisti: la Rivarossi in Italia, la Marklin e la Trix in Germania, la Hornby in Gran Bretagna. Fu, però, un’industria USA a decretare la crescita della Rivarossi: si trattò della Lionel, che nel 1957 era la più grande industria di giocattoli al mondo.

Se le favole hanno quasi sempre una buona fine, le realtà sono piene di insuccessi e fallimenti. La Rivarossi attraversa due pesanti crisi industriali, nel 1974 e nel 1981, ma riesce a uscirne. Poi nel 1992 acquistò la Lima, un’altra fabbrica italiana di treni in miniatura realizzati però con minore perfezionismo rispetto alla Rivarossi.

Come capita sovente nel mondo industriale e imprenditoriale, per mantenere le quote di mercato ci si disfa dei lavoratori e si fanno strane alchimie finanziarie. Nel 2000 viene fondata a Brescia la Lima SpA che ha come ramo d’azienda la Rivarossi che, otto anni prima, l’acquistò. Dodici anni fa l’inglese Hornby, che oltre a treni in miniatura è la fabbrica del Meccano, compra per 8 milioni di euro la Lima e sposta la produzione dei trenini Rivarossi in Cina.

Come stanno le cose oggi? Lo stabilimento di Sagnino, quello che guardava verso la Svizzera, è stato abbattuto e al suo posto sono state costruite case e aperti negozi. I treni in miniatura con il marchio Rivarossi potrebbero tornare a essere costruiti in Italia (dove, ancora non si sa anche se qualcuno sussurra a Brescia o nel vicentino). Si sa, invece, che i modelli dell’archivio storico Rivarossi sono soltanto in parte alla Hornby, mentre i progetti originari di locomotive, vagoni, treni storici sono stati in larga parte distrutti quando venne abbattuto lo stabilimento di Sagnino.

Eppure… eppure gli appassionati del marchio Rivarossi, sparsi in tutti i continenti, vorrebbero venisse aperto un museo e qualcuno a Como ci sta pensando a realizzare questa idea.

26/12/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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Guido Capizzi

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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