Estirpatori di oggi, estirpatori di ieri - parte I

È ragionevole e sensato esprimere orrore e raccapriccio per la distruzione di significativi monumenti del passato da parte dell'Isis, senza interrogarsi sulla storia della civiltà euro-americana che è stata punteggiata da delitti analoghi, compiuti addirittura a più vasto raggio?


Estirpatori di oggi, estirpatori di ieri - parte I Credits: @zak_says

È ragionevole e sensato esprimere orrore e raccapriccio per la distruzione di significativi monumenti del passato da parte dell'Isis, senza interrogarsi sulla storia della civiltà euro-americana che è stata punteggiata da delitti analoghi, compiuti addirittura a più vasto raggio? L'articolo cerca di rispondere a questa domanda, richiamandosi all’amara riflessione di Michel de Montaigne, che ha equiparato il cannibalismo amerindiano alla ferocia e violenza delle guerre di religione, che hanno insanguinato l'Europa dopo la scissione del mondo cristiano provocata dalla Riforma.

di Alessandra Ciattini

Premessa

Grande scandalo e turbamento ha suscitato nella grande stampa e nei canali televisivi internazionali la devastazione e distruzione portata avanti dai tanto vituperati terroristi dell'Isis o Daesch, che dir si voglia. Esecrazione ovviamente del tutto condivisibile, giacché comporta la distruzione di monumenti che costituiscono un patrimonio di valore inestimabile, che documenta il lato migliore della purtroppo drammatica storia dell'umanità, e che ci consente di ricostruire criticamente fasi storiche ormai appartenenti al passato, anche se, in molti casi, la loro influenza è ancora operante nel presente. Per esempio, La Stampa del 5 ottobre 2015 descrive, anche con l'ausilio di un video, la distruzione dell'arco di trionfo a Palmira [1], costruito circa 2.000 anni fa e letteralmente polverizzato con l'esplosivo.

Ma come spiegare tanta ferocia iconoclasta e tale carica di assurda distruttività, in un mondo che, almeno a parole, predica il valore della differenza e la necessità di rispettarne le manifestazioni? Ci viene in soccorso Il Fatto quotidiano del 23 giugno 2015, il quale sottolinea che, in realtà, i jihadisti non abbattono con la loro furia devastatrice tutti i monumenti del passato, ma scelgono solo i simboli legati a figure divine o sacre considerate in contraddizione con la loro fede, come per esempio due mausolei islamici, situati sempre nel sito di Palmira, o le statue dei due Budda di Bamiyan, distrutte nel 2001 in Afghanistan dai Taliban. A tale osservazione Il Fatto quotidiano aggiunge che tale “modus operandi nasce da una degenerazione del wahabismo, corrente islamica di origine saudita che predica un ritorno alla “purezza” e al rigore originale riguardo ai testi sacri, in opposizione alla “cultura corrotta” contemporanea, e che ha ispirato la distruzione di simboli di culto da parte di gruppi fondamentalisti”.

Per formulare un giudizio più equilibrato su tali fatti certamente sconcertanti e per evitare di suscitare un semplicistico e puramente emotivo rigetto di queste condannabili pratiche, mi sembra opportuno citare un celebre passo tratto dal saggio che Michel de Montaigne (1533-1592) dedica ai cannibali brasiliani, i cui costumi compara acutamente alle pratiche di tortura impiegate dagli europei nel clima arroventato delle guerre di religione, a lui contemporanee. Scrive Montaigne: “Non sono contrario a che si sottolinei l'orrore barbarico contenuto in una tale azione [2], ma mi oppongo decisamente al fatto che noi, mentre giudichiamo dei loro difetti, siamo ciechi nei confronti dei nostri” (cit in Gliozzi G., La scoperta dei selvaggi. Antropologia e colonialismo da Colombo e Diderot, Milano, p. 128; corsivo mio). Ed è precisamente questo l'aspetto che mi preme sottolineare (siamo ciechi nei confronti dei nostri difetti), articolando il mio ragionamento in più punti e mostrando che ci siamo dimenticati di come abbiamo fatto assai spesso tabula rasa di tutte quelle pratiche e credenze, nelle quali le potenze coloniali si sono imbattute, perché considerate del tutto contrarie ai “fondamenti” della (nostra) civiltà.

In primo luogo, anche se tale atteggiamento “radicale” era concretamente esistente ed operante in alcune correnti delle religioni monoteistiche ed universalistiche [3], mi sembra opportuno ricordare che si comincia a parlare di fondamentalismo (termine che si impiega assai spesso per indicare talune tendenze dell'islamismo), tra le fine del XIX e l'inizio del XX secolo in ambito protestante, nel quale si individuano una serie di elementi fondamentali dai quali non si può derogare, in primis l'inerranza della Bibbia [4]. E ciò in opposizione alle correnti teologiche liberali e critiche che auspicavano ed auspicano un'interpretazione modernizzante della tradizione religiosa e il suo adeguamento alle trasformazioni sociali subite dalla società nel corso del tempo. Questi gruppi fondamentalisti protestanti combatterono e combattono tuttora la concezione evoluzionistica della specie umana, giacché la ritengono in contraddizione con la dottrina della creazione presente nella Bibbia. Come si vede, dunque, è proprio in ambito cristiano che il fondamentalismo si trasforma da atteggiamento inconsapevole e acritico in attitudine cosciente e belligerante.

Accanto a questa accezione più ristretta e tecnica, si parla di fondamentalismo anche in senso lato [5] per indicare tutti quei movimenti che hanno basi culturali e religiose ma che presto si sviluppano anche sul piano sociale e politico (si pensi ai neocon statunitensi), che propongono e cercano di imporre anche ai non credenti o agli appartenenti di altre religioni, spesso con la forza, quei principi e quelle pratiche che considerano come fondative della loro fede e dottrina. In questo senso, per esempio la Enciclopedia Treccani on line alla voce “fondamentalismo” menziona anche il fondamentalismo ebraico [6] e quello islamico, oltre a quello cristiano.

Nel caso della Chiesa cattolica - che, come vedremo, per certi aspetti in epoche passate ha adottato atteggiamenti assai simili a coloro che distruggendo gli “idoli” si sono proposti di estirpare con la violenza le fedi ritenute impure - si parla più comunemente di integrismo; con questo termine ci si riferisce a quell'atteggiamento proprio di alcuni settori cattolici, che operano affinché i principi della loro fede siano applicati a tutte le sfere della vita sociale, come abbiamo potuto sperimentare in Italia nel caso del divorzio e dell'aborto.

D'altra parte, la Chiesa cattolica si differenzia dal protestantesimo fondamentalista per la posizione che assume nei confronti delle Sacre Scritture, i cui contenuti letterali non accetta come indiscutibili in tutte le loro parti, ma allo stesso tempo affida al magistero del Papa, supportato dallo Spirito Santo, la corretta e veritiera interpretazione del testo ispirato dalla divinità.

Quello che voglio mettere in risalto con tale breve premessa è che il fondamentalismo religioso, che caratterizza in forma violenta e aggressiva l'Isis, ahimè, non è estraneo alla nostra cultura e tradizione; ossia non è qualcosa d'altro rispetto a noi, non è una bestia bizzarra e mostruosa, ma è profondamente radicato in molti settori della nostra cultura e della nostra stessa strategia politica, se utilizziamo “nostro” nel senso di società euro-americana.

Ma entrerò più nel dettaglio nella parte seguente dedicata alla cosiddetta “estirpazione dell'idolatria”, di cui probabilmente discutono solo gli storici e gli antropologi, descrivendo le strategie dell'evangelizzazione cattolica in America Latina [7], ma che è bene rendere nota ad un pubblico più vasto.

(continua nel prossimo numero)

NOTE

  1. Città di grande importanza commerciale, le cui origini risalgano al II millennio a. C., situata a circa 240 km da Damasco.
  2. Si riferisce all'usanza delle tribù brasiliane di catturare prigionieri tra i loro nemici, di tenerli a vivere con loro durante un certo tempo, per poi ammazzarli e divorarli, con un gesto la cui finalità era la vendetta.
  3. Molto più tolleranti sono sempre state le religioni politeistiche, anche se non immuni da forme repressive.
  4. Ossia l'idea che la Bibbia, essendo ispirata da Dio, che quindi ne sarebbe l'autentico autore, non può contenere errori di nessun tipo, né di carattere fattuale, storico o geografico; per tanto essa deve essere interpretata letteralmente.
  5. Si parla e si è parlato anche di fondamentalismo economico per indicare quelle correnti neo-liberiste che prospettano misure restrittive e fondate sul ridimensionamento se non sulla scomparsa dello Stato sociale, occultando la prospettiva politica che le ispira e che pertanto le relativizzerebb
  6. Risale e qualche tempo fa la notizia della distruzione, insieme ad altri edifici, di un'antica moschea da parte dell'esercito israeliano, situata nel villaggio cisgiordano di Khirbet Yarza, appartenente ad un zona posta sotto il suo controllo (http://notizie.tiscali.it/articoli/esteri/10/11/25/israele_distrugge_moschea_palestinese.html). Notizia che non mi pare abbia sollevato tanto scalpore. Che dire, poi, dei continui attacchi ai fedeli palestinesi scatenati dall'esercito israeliano nella Spianata delle moschee di Grerusalemme est e denunciati dal presidente Mahmoud Abbas? (http://www.ilfarosulmondo.it/ambasciatore-palestinese-denuncia-la-passivita-dellonu-di-fronte-alle-continue-violazioni-israeliane/). Sembra che l'obiettivo del governo israeliano sia la distruzione di tali luoghi sacri per procedere alla giudaizzazione di questa parte della città.
  7. Strategie che furono adottate ben presto anche dai protestanti, soprattutto per quanto riguarda il loro aspetto devastante e distruttivo.

24/10/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: @zak_says

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L'Autore

Alessandra Ciattini

Alessandra Ciattini insegna Antropologia culturale alla Sapienza. Ha studiato la riflessione sulla religione e ha fatto ricerca sul campo in America Latina. Ha pubblicato vari libri e articoli e fa parte dell’Associazione nazionale docenti universitari sostenitrice del ruolo pubblico e democratico dell’università.

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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