Genova per noi: 14 agosto 2018, noi sappiamo chi è stato!

Se noi davvero sappiamo cosa c’è dietro il disastro del ponte Morandi, che cosa aspettiamo a riprendere il discorso della ricostituzione di un rinnovato Partito Comunista?


Genova per noi: 14 agosto 2018, noi sappiamo chi è stato!

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera di un nostro lettore

Il 14 di agosto scorso, il disastro immane del ponte Morandi di Genova: ad un mese di distanza, piuttosto che denunciare le responsabilità vere - oltre quelle dei dirigenti e funzionari incapaci e/o corrotti - e proporre soluzioni rapide, credibili, efficaci ai problemi che ne sono derivati, il chiodo fisso dei nostri politicanti ai diversi livelli, nonché dell’informazione che fa opinione, continua ad essere la ricerca teatrale del capro espiatorio.

A titolo di esempio tra i tanti, IL GIORNALE del 15 agosto titolava il primo editoriale sul tema del direttore Alessandro Sallusti, a tutta pagina: “Sappiamo chi è stato”. Escluso da subito che il ponte possa essere crollato a causa di imprevedibili fatalità e dato per scontato che lo stesso ponte, i tanti altri ponti in tutta Italia, gli edifici e le case e i monumenti e le strutture abbattute dai terremoti, dalle frane, dalle alluvioni, ecc. ecc., non dovevano crollare, né portarsi appresso tante vite e tante sofferenze. Dunque, chi è stato?

Sallusti, tanti altri “commentatori politici”, gli esponenti dell’attuale governo, i loro accoliti vanno sul facile: i primi e diretti responsabili sono la Società Autostrade per l’Italia, principale concessionario autostradale in Italia, ed il gruppo Atlantia, proprietà della famiglia Benetton e controllore di Autostrade, che “trabocca di soldi che non sa più dove mettere”, miliardi su miliardi, “frutto di pedaggi da strozzini incompatibili con la qualità del servizio – meglio sarebbe dire disservizio…”.IL FATTO QUOTIDIANO, a sua volta, con una riuscita foto di famiglia del 18 agosto, sullo sfondo desolante delle macerie del ponte, facile metafora dell’attuale situazione italiana, allarga l’angolo visivo della corresponsabilità ad un’intera classe politico-gestionale, quella che, con un po’ di approssimazione, potremmo definire, dei moderni cantori del “libero mercato” e del “privato è bello”, da Prodi a Renzi, passando per D’Alema, Berlusconi, Enrico Letta, Del Rio e compagnia bella.

E basta? E no! per noi, per i comunisti, io dico di no. Noi, sì, che sappiamo chi è stato. Dovremmo saperlo che - fatte salve le responsabilità individuali e collettive, già accennate e non, che tocca alla magistratura indagare e definire - il disastro economico ed umano del ponte di Genova è l’ennesima riprova delle responsabilità epocali e storiche dell’intero sistema dell’accumulazione senza limiti del profitto capitalistico che ci ha condotti alla situazione attuale in cui 8 persone possiedono il 50% dell’intera ricchezza mondiale.

Noi lo sappiamo bene che, davanti al profitto capitalistico, per lorsignori la vita umana non ha alcun valore. Violenza, droga, mafia, negazione dei diritti umani, crolli, carestie, disoccupazione, fame, migrazioni di massa, malattie, stragi, carneficine, guerre, ecc. ecc., tutto va bene - con un occhio al limite aleatorio del rischio di ribellioni e rivoluzioni incontrollabili - se produce profitto: il denaro non puzza! Business is business!! Non è certo una novità. Lo argomentavano, già 170 anni fa, in modo semplice ed esemplare, non certo astrattamente ideologico, Marx ed Engels, nel mirabile libricino Manifesto del Partito Comunista, per non citare opere ben più ponderose. Lo ha recentemente ripreso addirittura Papa Francesco quando, in un suo intervento pubblico, ha affermato esplicitamente che questo sistema economico non è più in grado di reggere le sorti dell’umanità. Soprattutto lo sperimentano da secoli, sulla propria pelle, generazioni su generazioni di esseri umani umiliati, oppressi, sfruttati, massacrati.

Noi, i comunisti, tutto questo possiamo dirlo pubblicamente, meglio se senza essere immediatamente tacciati di vetero-comunisti, estremisti, stalinisti, ecc., giusto per sfuggire al confronto? Oppure, no? A me non è parso di sentirlo abbastanza in questi giorni, ma potrebbe essermi sfuggito qualcosa. Solo qualche decennio fa, era facile ascoltare slogan come: “Cambiare è possibile! Un mondo migliore è possibile!” Vale ancora oggi? Possiamo parlarne? Possiamo riprendere il discorso della ricostituzione di un rinnovato Partito Comunista, che, partendo da una riflessione seria sulla storia trascorsa, sia capace di vivere e radicarsi nella realtà presente, collegandosi concretamente al bisogno profondo di rinnovamento e cambiamento radicale?

Tutta la mia solidarietà alle famiglie delle vittime e la mia riconoscenza ai soccorritori.

15/09/2018 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Paolo Vinella

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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