Un chiarimento di un mio articolo sul Laos

Un breve scritto di risposta ad una critica fatta su un mio articolo sul Laos che pensa di entrare nello SCO, al contrario del Vietnam che non vi è mai entrato.


Un chiarimento di un mio articolo sul Laos

In un lungo ed enfatico intervento sulla mostra rivista online, un autore noto in queste pagine e per alcuni versi apprezzato, pretende di confutare la mia analisi sul rapporto tra il Laos e lo SCO, da me scritto in un precedente articolo. Non citerò il nome dell’autore che mi critica, perché non sono solito personalizzare le discussioni di politica internazionale e similari, anche se il mio critico, au contraire, lo fa più volte nel suo testo. Partirò, invece, da un’attenta lettura di ciò che    si rivela, a una comprensione, attenta, un esercizio di stile tanto orgoglioso quanto fragile. Chi scrive si affanna a compilare una lista di miei presunti "errori" fattuali e interpretazioni arbitrarie, trincerandosi e giustificandosi dietro comunicati ufficiali, sorrisi di facciata e nomenclature burocratiche, senza rendersi conto che la geopolitica reale non si esaurisce nelle veline lette ai vertici diplomatici.

L'autore dell'articolo cerca di smontare la mia lettura sulle dinamiche tra Laos, Vietnam e la SCO, e si spende per difendere a spada tratta la cosiddetta "Diplomazia del Bambù", da me citata solo di striscio, derubricandola a mero e nobile pragmatismo per negarne l'intrinseco opportunismo. Eppure, l'intera tesi che mi viene contrapposta poggia su fondamenta d'argilla. Confondere lo status formale e temporaneo di un Paese all'interno di un'organizzazione con la sua innegabile traiettoria strategica, o prendere per oro colato le dichiarazioni di "speciale amicizia" ignorando le tensioni sotterranee e le pressioni commerciali, significa fermarsi all'epidermide delle relazioni internazionali. Ve le ricordate le dichiarazioni di “speciale amicizia” tra Cina e URSS nella seconda metà del XX secolo, rivelatesi poi aria fritta.

Scambiare la forma diplomatica per la sostanza geopolitica è un vizio di chi si accontenta delle apparenze. La mia analisi, al contrario, legge i movimenti profondi, magmatici i reali rapporti di forza e le contraddizioni non dette di quell'area, per questo motivo, i fatti confermano le mie buone ragioni, mentre le sue manualistiche "correzioni" non scalfiscono minimamente la validità e la solidità del mio impianto generale. Non andrò molto più avanti ma mi limiterò a ricordarvi che in tutti i miei scritti la bibliografia non manca mai.

Come nota residuale, ma non per questo meno emblematica di questo approccio superficiale e volto a banalizzare le mie argomentazioni, vi è il maldestro tentativo di sminuire la questione dell'impiego dei gas nervini. Chi mi critica compie un palese errore di decontestualizzazione: il punto non è mai stato sostenere un utilizzo sistematico e diffuso di gas su tutto il territorio laotiano, oscurando il dramma innegabile delle munizioni a grappolo. Il riferimento, preciso e inequivocabile, è sempre stato a un singolo episodio specifico. Fingere di ignorare che l'impiego di gas nervini, anche se circoscritto a un solo evento, rappresenti un crimine di una gravità inaudita, è un esercizio di minimizzazione inaccettabile. A tal proposito, è doveroso rinfrescare la memoria sulle dinamiche giornalistiche che portarono alla luce quell'episodio di spietata condotta americana. In un primo momento, il coraggio di alcuni reporter d'inchiesta squarciò il velo di silenzio, portando un network globale come la CNN a trasmettere la verità. Solo in un secondo momento, sotto le pesanti pressioni della CIA e degli apparati governativi, l'emittente fu costretta a piegarsi e a ritrattare l'inchiesta.

Eppure, i giornalisti autori dello scoop dimostrarono un'integrità professionale che ad altri evidentemente sfugge: si rifiutarono categoricamente di accettare quella ritrattazione forzata e, per questo loro atto di coerenza, vennero licenziati. Non furono lasciati soli. Mascherare le argomentazioni altrui da "caricatura" non basta a cancellare la storia. 

https://ajrarchive.org/Article.asp?id=3213#:~:text=By%20April%20Oliver.%20April%20Oliver%20sued%20CNN,the%20Vietnam%20War%20to%20kill%20American%20defectors.

05/08/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

Condividi

Tags:

L'Autore

Orazio Di Mauro

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

Newsletter

Iscrivi alla nostra newsletter per essere sempre aggiornato sulle notizie.


Contattaci: