Ai ferri (corti)

Roma, Eur Torrino, un quartiere per ricchi, un ristorante argentino con un menù non certo popolare, frequentato nientepopodimeno che dai giocatori della Roma, sempre pieno, con ottimi incassi. Eppure, molti suoi dipendenti pregherebbero per lavorare in una trattoria popolare, magari meno blasonata, ma gestita da gente perbene, che a fine mese paga il dovuto.


Ai ferri (corti)

La dignità dell’uomo è qualcosa che ai padroni non interessa soprattutto in tempi di crisi. E non importa se l’attività è profittevole o meno, l’obiettivo è continuare ad accumulare scaricando il più possibile la crisi sui lavoratori. Ma attento, padrone, fischia di nuovo il vento, parola di gauchos. 

di Angela Ferretti*

Roma, Eur Torrino, un quartiere per ricchi, un ristorante argentino con un menù non certo popolare, frequentato nientepopodimeno che dai giocatori della Roma, sempre pieno, con ottimi incassi. Eppure, molti suoi dipendenti pregherebbero per lavorare in una trattoria popolare, magari meno blasonata, ma gestita da gente perbene, che a fine mese paga il dovuto.

Sabato 16 maggio, a chi avesse percorso le strade del Torrino, si sarebbe presentato uno spettacolo assai insolito per quel posto. Un presidio di lavoratori, del ristorante Gaucho Pizza/Grill di via Amsterdam 72/74/76. I lavoratori sono lì a protestare perché da mesi non vengono pagati. Alcuni ricevono degli acconti, a totale discrezione del titolare, nessuno ha ricevuto la busta paga da febbraio. Molti sono stranieri, dunque facilmente ricattabili per via del permesso di soggiorno. 

Il ristorante è aperto da pochi mesi e si sa, all’inizio qualunque attività imprenditoriale parte con debiti, investimenti da ammortare nel giro di un paio d’anni. Si chiama rischio d’impresa. Invece qui no, i “datori di lavoro” vorrebbero evidentemente rientrare di tutto e subito, e dunque non pagano, scaricando tale rischio d’impresa sui lavoratori, che quasi sempre sono la parte più debole. 

O meglio, erano la parte debole: il comportamento arrogante e la totale mancanza di rispetto da parte dei datori di lavoro ha fatto loro aprire gli occhi, li ha fatti arrabbiare e organizzare. Ecco, la dignità dell’uomo, del lavoratore, è qualcosa che questi “imprenditori” non hanno calcolato nei loro piani. Per loro, che mai hanno lavorato in vita loro, nel senso di “faticato”, non è comprensibile come mai nell’ultimo periodo questi dipendenti siano così scontenti, come mai chiedano insistentemente la loro paga, come mai alcuni abbiano addirittura osato iscriversi a un sindacato. E allora chiamano le Forze dell’Ordine, per denunciare quei villani che osano ledere l’immagine aziendale e far entrare un sindacato in un ristorante di lusso. Sembra di vederle, quelle facce, le stesse dei passeggeri di prima classe del Titanic dopo l’ingresso del plebeo Di Caprio al ristorante! 

L’ispettorato del lavoro ha detto che non può fare molto, hanno poco personale... Si sono rivolti a un sindacato, oltre che a un avvocato. L’azienda, appena lo ha saputo, ha subito messo in atto delle pesanti ritorsioni: ha sospeso “cautelarmente” un lavoratore, guarda caso proprio quello che si è reso messaggero dell’iscrizione collettiva al sindacato, e ha messo in ferie forzate due lavoratori, e di fronte al rifiuto di uno di questi di lasciare il posto di lavoro è passata all’aggressione fisica, facendolo finire in ospedale con 5 giorni di prognosi. Si illudono forse di spaventarli, ma da che mondo è mondo chi semina vento raccoglie tempesta. 

Dopo “ben” 12 minuti di presidio, con la gran parte dei clienti che solidarizzavano con le denunce dei lavoratori, il titolare rosso di vergogna e di rabbia è uscito a parlare con i lavoratori e ha accettato di sedersi al tavolo con loro e il sindacato. Aver alzato la testa comincia a dare dei frutti. I lavoratori, non tutti certo, hanno capito come comportarsi, e saranno di nuovo lì a protestare se l’azienda non cambierà registro. Parola di gauchos, ma quelli veri! 

*compagna di uno dei lavoratori coinvolti

22/05/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Angela Ferretti

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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