Comitato di lotta per il trasporto pubblico Paullo (MI): I perchè di una vertenza importante

Pesanti tagli al trasporto pubblico nel Sud Milano a parità di costo di biglietti e abbonamenti: per i cittadini e lavoratori impossibile muoversi se non in auto, mentre l’aria in pianura padana è irrespirabile.


Comitato di lotta per il trasporto pubblico Paullo (MI): I perchè di una vertenza importante Credits: ilgiorno.it

Viviamo nei comuni affacciati sulla statale 415 “Paullese”, 10 km a Est di Milano.

Dal Luglio 2017, la domenica e nei giorni festivi i bus extraurbani non attraversano più i nostri paesi. L’ unica alternativa, per chi volesse andare o venire da Milano con mezzi pubblici, cioè senza auto privata, è recarsi sulla grande statale fuori dal centro abitato, dove le fermate dei bus sono a raso, e dove ti sfrecciano a fianco migliaia di macchine e quindi gli spazi non sono assolutamente pensati per essere affrontati in sicurezza dai pedoni.

Non avendo, il nostro territorio, altri tipi di trasporti pubblici come metrò treni ecc. usufruibili, vi sono centinaia di lavoratori e cittadini “di fatto” ai domiciliari, di fatto bloccati. Come nella peggiore tradizione a pagare sono le categorie più deboli: studenti, anziani, lavoratori, oppure gli stranieri che vorrebbero passare la domenica in città con i loro conoscenti concittadini… oppure a pagare è anche colui che non ritiene necessario possedere una macchina nel 2018, per il costo della stessa magari ma anche per convinzione personale, ovvero preferirebbe, visti gli elevatissimi valori di PM10 in Pianura Padana, contribuire, nel suo piccolo, alla riduzione dell’ inquinamento portato dalle auto private.

Gravissimo il danno subito dai lavoratori visto che non è strano che nel 2018, a 10km da Milano, la pseudo capitale del Nord, c’è chi lavora anche la domenica nel settore del commercio, sanità, ristorazione. Per chi non ha un amico che ti dà un passaggio o un auto diventa difficile recarsi sul posto di lavoro, quindi diversi hanno già ricevuto lettere di richiamo, oppure sono costretti a muoversi in taxi, (costosissimo) trovandosi quindi a pagare per andare a lavorare, e a lavorare quel giorno per pagare il mezzo con cui sono andati a lavorare.

Quali le cause della cancellazione dei bus domenicali? C’è il fattore economico: Il Gestore lamenta mancanza di trasferimenti da parte degli enti pubblici superiori, i cui esponenti vicendevolmente si rimproverano per i tagli (Regione vs. Stato, Città Metropolitana vs. regione, e via discorrendo); va tenuto in conto che, da alcune stime, pare che il costo del servizio domenicale totale sia nell’ordine delle decine di migliaia di euro, quindi una cifra assolutamente “piccola” se paragonata ai costi gestionali di trasporto nel territorio su base annuale.

Fondamentali sono anche i fattori politici: intorno a noi sono state costruite nuove e carissime autostrade (TEM per prima) ma si riscontra il grande disinteresse della pubblica amministrazione dello Stato, nei vari livelli di competenza, per i trasporti pubblici, ovvero per le “normali condizioni di vita dei cittadini che, come recita l’articolo 16 della Costituzione Repubblicana, “possono muoversi liberamente su tutto il territorio dello Stato”. Ecco, noi non possiamo muoverci liberamente, siamo “quasi come ai domiciliari”, come ha ben titolato di recente un noto quotidiano locale.

Da diversi mesi noi comunisti abbiamo scelto di impegnarci in una vertenza territoriale, ed insieme ad altri cittadini abbiamo fondato il Comitato di lotta in difesa dei trasporti pubblici- Paullo, con i seguenti minimi obiettivi: 1) ripristinare gli autobus domenicali e festivi nei nostri paesi, in condizioni di decenza, sicurezza e, quindi, di accesso effettivo alla mobilità pubblica e 2) abbassare immediatamente di almeno un settimo il costo degli abbonamenti, cioè fino a ripristino del servizio.

Una spiegazione del punto 2) è dovuta: un settimo” vuol dire un giorno della settimana. Dalla data di sospensione del transito i costi degli abbonamenti mensili ed annuali sono rimasti invariati. Quindi il gestore sta, in questo momento, facendo dei profitti per un servizio che non eroga: si consideri che un abbonamento mensile costa, per una tratta di 11 km, circa 63 euro mensili, quindi parliamo di circa 9 euro a testa che, moltiplicati per migliaia di viaggiatori, fanno una grossa somma.

In questi mesi abbiamo fatto diverse assemblee nei paesi e due manifestazioni di piazza, cui ne seguiranno altre a breve. Con alterne fortune riusciamo a coinvolgere i Sindaci del territorio, ma troppo spesso la politica oggi preferisce “lanciare” nuovi progetti (busvie, filobus, ecc) piuttosto che mobilitare i cittadini per il ripristino dei livelli minimi essenziali di mobilità e di civiltà.

Il nostro ruolo di Comunisti ci impone quindi di lottare, di spiegare il perchè succedono queste storture nella società, di denunciare che non si può e deve fare profitto sui servizi pubblici, e che essi, i trasporti in questo caso, devono tornare ad essere di totale gestione dello Stato.

Continuiamo quindi a fare informazione, ad organizzare presidi, a spiegare ai cittadini che anche se hai un’auto non sei “salvo”, e bisogna innanzitutto stare vicini a chi non può circolare liberamente: La solidarietà è uno dei concetti fondamentali che muovono la nostra azione. Ad oggi non abbiamo purtroppo notizie di un ripristino del servizio a breve, ma non ci arrendiamo.

Non è una lotta semplice: come in molti campi della società odierna, la rassegnazione la fa sempre da padrona. Diversi cittadini, da quando abbiamo perso questo servizio pubblico, si sono dedicati “all’ arte dell’ arrangiarsi”, organizzandosi in una sorta di mutualismo, condividendo auto e spese, rinunciando a lottare e continuando, purtroppo, a pagare l’abbonamento intero anche se il bus non passa più la domenica.

Questo tipo di pratiche, per quanto importanti dal punto di vista della solidarietà e della costruzione della mobilitazione e della coscienza nei cittadini, a nostro parere non rappresentano la soluzione. Infatti, non risolvono veramente il problema ma, nei fatti, lo accettano, accollando sulle spalle sbagliate le responsabilità, mentre chi gestisce (o dovrebbe gestire) i servizi pubblici “ride sotto i baffi” quando legge di pratiche mutualistiche grazie alle quali quelle responsabilità e quei costi sono auto-assunti in capo ai lavoratori-utenti e i profitti restano comunque nelle tasche dei nullafacenti gestori: infatti se oggi senza lottare (e cioè pretendendo che chi di dovere risolva il problema, mettendo a nudo quindi le contraddizioni di un sistema da sovvertire) supinamente accettiamo che cancellino le corse alla domenica, domani le ridurranno anche al sabato e via dicendo, mentre i costi degli abbonamenti rimarranno sempre uguali (se non aumentati!). Senza la lotta concreta la conclusione nel lungo periodo sarà purtroppo una sonora sconfitta per tutti i lavoratori che, pagando le tasse, hanno pieno diritto a servizi funzionali, dignitosi, sicuri e moderni in un ambiente dall’aria respirabile.

Sperando di potervi riaggiornare con notizie positive, ringraziamo per l’attenzione che ci avete dedicato e siamo a disposizione con chiunque volesse entrare in contatto con noi per approfondimenti ulteriori (vedi pagina FB)

L’autore è Segretario di Fronte Popolare sez. Milano

20/01/2018 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: ilgiorno.it

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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