Disoccupazione, un bel record raggiunto!

Le cifre drammatiche sulla disoccupazione non sembrano preoccupare questo governo eppure i disoccupati sfiorano oggi i 3 milioni e mezzo. Ora è ufficiale, le cifre dell’ISTAT non lasciano spazio ad interpretazioni. Siamo dinanzi ad un record senza precedenti dai lontani anni ‘70:  3 milioni e 410 mila disoccupati per un aumento del 2,7% rispetto al mese precedente (+90 mila) e del 9,2% su base annua (+286 mila).


Disoccupazione, un bel  record raggiunto!

Le cifre drammatiche sulla disoccupazione non sembrano preoccupare questo governo eppure i disoccupati sfiorano oggi i 3 milioni e mezzo.

Ora è ufficiale, le cifre dell’ISTAT non lasciano spazio ad interpretazioni. Siamo dinanzi ad un record senza precedenti dai lontani anni ‘70:  3 milioni e 410 mila disoccupati per un aumento del 2,7% rispetto al mese precedente (+90 mila) e del 9,2% su base annua (+286 mila).

Cifre drammatiche che impegnerebbero qualsiasi altro governo del cosiddetto “Occidente industrializzato” in una riflessione profonda sul proprio operato. Tranne quello italiano, a quanto pare. La nostra cara informazione di massa e il nostro benamato governo, infatti, sembrano più attenti all’etichetta da seguire durante le cene con Tony Blair piuttosto che esaminare attentamente il baratro verso il quale ci stanno mandando le politiche economiche intraprese negli ultimi tempi.

Mentre il Paese con questi numeri è sull’orlo del collasso sociale, i nostri dirigenti  (che ormai, da tempo, si auto-eleggono)  perpetuano esattamente le stesse politiche economiche depressive risultate fallimentari negli ultimi anni.

Al cospetto della grande compressione salariale degli ultimi 30 anni, il governo di Renzi risponde presentando la politica degli 80 euro in più in busta paga. Il che di per sé non sarebbe neppure del tutto deprecabile se non fosse che, appunto, la grande compressione salariale è in realtà un fenomeno strutturale; fenomeno le cui due cause principali sono descritte, ormai in modo quasi unanime, anche dalle più diverse voci dell’accademia economica mondiale: da un lato le sfrenate, ultraliberiste, scellerate, di destra -usate pure le parolacce che vi pare-  politiche d’occupazione (o più correttamente di disoccupazione in quanto finalizzate alla precarizzazione e al licenziamento) e l’aumento di produttività dovuto allo sviluppo tecnologico dall’altro. Dunque   è come volere vuotare il mare con un secchiello.

Non basta: ora difronte ad una disoccupazione sempre più di massa si propone lo smantellamento definitivo di ciò che resta dell’articolo 18. 

Le contraddizioni del capitalismo non finiranno mai di stupire.

 

 

03/12/2014 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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