Fca, la produzione continua nonostante l’incendio

Un incendio devastante coinvolge anche lo stabilimento FCA di Termoli. Ma la produzione non si è fermata immediatamente. La denuncia del Prc e dei sindacati.


Fca, la produzione continua nonostante l’incendio

Quanto vale l’incolumità di un lavoratore? Quanto vale in Fca? Quanti pezzi costa la sua sicurezza? Le domande possono apparire provocatorie (e forse un po’ lo sono), ma sono domande che vanno poste, dopo gli eventi che hanno coinvolto lo stabilimento Fca di Termoli, in Molise.

L’incendio che ha coinvolto anche la FCA

Nella città molisana dove è presente lo stabilimento Fca che produce motori e cambi, nei giorni scorsi si è sviluppato un pauroso incendio. Buona parte dell’area dove sorge la zona industriale è andata a fuoco, fortunatamente senza interessare le industrie chimiche che lì sono presenti. Ma le fiamme non hanno risparmiato lo stabilimento Fca.

Per avere un’idea delle proporzioni dell’incendio, si pensi che per motivi di sicurezza sono stati chiusi decine di chilometri di autostrada A14 (da Vasto Sud a Poggio Imperiale), la Strada Statale 87 è stata bloccata al traffico per 6 chilometri. Anche il transito ferroviario è stato interrotto. Non ha subito interruzioni immediate, invece, la produzione Fca.

Nello stabilimento molisano la produzione è andata avanti per diverso tempo nonostante le fiamme lambissero lo stabilimento, fino a coinvolgerlo in aree al suo interno. Mentre le fiamme devastavano la zona industriale ed i fumi rendevano impraticabili diverse strade nei suoi pressi, i lavoratori Fca sono rimasti diverso tempo nei capannoni a produrre motori e cambi. Né il management dello stabilimento si sarebbe premurato di evitare l’ingresso in fabbrica degli operai del secondo turno. Quasi tutto normale. Lo spettacolo (della produzione) deve continuare. E’ quanto denunciano siano i sindacati che il Prc, con una nota del segretario nazionale, Maurizio Acerbo.

La ricostruzione, minuto per minuto, dell’Usb

“Alle 13.30 un importante incendio sviluppatosi nei pressi dello stabilimento, interessa l’ingresso retrostante, dal lato delle centrali della fabbrica. Il vento forte e le temperature altissime non lasciano possibilità di ben sperare, rispetto alla pericolosità dell’avanzata del fronte di fuoco.

Alle 14 il turno inizia regolarmente. Chi è uscito a quell’ora ha avuto immediata la misura della drammaticità del disastro.

Alle 14.15 c’è stato un primo blackout di circa dieci minuti, e verso le 14.30 un secondo simile. Intanto ancora panico e confusione. La notizia dell’interruzione delle prime strade intorno allo stabilimento, poi Termoli e tutto il Molise, fino in Puglia, Basilicata, Abruzzo e Campania.

Alle 14.45 suona l’allarme bitonale. Ma le indicazioni date ai lavoratori sono state diverse tra le varie aree, e comunque molte non coerenti con le norme di sicurezza.

Dalle 15.15 i lavoratori si recano finalmente fuori. Ma se di ordine di evacuazione si è trattato, perché a molti di loro è stato chiesto, se volessero uscire o no?

Ma l’interesse per lla sicurezza dei lavoratori, importa ancor meno fuori dai cancelli. Senza effetti personali e senza mezzi di trasporto pubblici si sono dovuti arrangiare. Abbandonati in un’area industriale con un incendio in corso, vicino agli impianti Fca nonché a fabbriche chimiche e turbogas.

E se ci fossero state dispersioni di fumi? Gli altri con mezzo proprio, hanno vagato per ore alla ricerca di una strada percorribile per uscire dall’anello di fiamme creato intorno alla zona industriale e tornare a casa.

Poi contrariamente all’interruzione delle attività, il messaggio della ripresa delle produzioni è giunto chiaro e tempestivo alle 19, quando ancora non era stato completamente spento il fuoco. Ovviamente era il solito messaggio di notifica mandato in serie dalla Fca al consiglio delle Rsa firmatarie, e da queste inoltrato ai lavoratori: alle 22 l’attività riprende normalmente.

Chi ha valutato la salubrità degli ambienti e la tossicità dei materiali combusti nell’incendio? Cosa abbiamo respirato quella sera in fabbrica, e cosa continueremo a respirare, tra tanfo e caldo terribile, e con impianti malfunzionanti? È sicuro, al rientro, un ambiente di lavoro, che la notte scorsa è stato di nuovo evacuato per due ore, a causa dei fumi che rientravano da fuori? Quale materiale è capace di continuare a bruciare dopo ancora due giorni?”

La posizione di Fiom e Soa

Michele De Palma, coordinatore nazionale Fca della Fiom-Cgil, fa notare dal suo profilo Facebook che “visto che l'incendio di vaste proporzioni minacciava lo stabilimento, sarebbe stato utile al fine di prevenire e garantire da qualsiasi rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori, allontanare per tempo chi già era sul primo turno e fermare l'arrivo e l'ingresso in fabbrica del secondo turno”. Stessa denuncia dal Soa (Sindacato Operai Autorganizzati), che racconta come i lavoratori “nonostante tutto, avevano cominciato regolarmente la produzione e solo in un secondo momento, quando è saltata la corrente elettrica e le macchine hanno smesso di funzionare, gli operai sono stati allarmati e invitati nelle aree di raccolta emergenza a 40 gradi sotto il sole”. Eppure - continua la nota del Soa - quando alle 13 e 30 circa i dipendenti del secondo turno erano arrivati, c’era già una “situazione di pericolo e di disagio” e pertanto, continuano gli operai autorganizzati, non sarebbero nemmeno dovuti entrare.

Duro attacco di Rifondazione Comunista

Molto duro Maurizio Acerbo (Prc): “Il pericolo era evidente, eppure la dirigenza dello stabilimento di Termoli ha ritenuto di far proseguire le attività produttive ed addirittura di far entrare i lavoratori del secondo turno. Cosa sarebbe accaduto se le fiamme, favorite dai forti venti di scirocco, avessero coinvolto serbatoi e impianti pericolosi? Non vogliamo nemmeno immaginarlo e per fortuna nessun lavoratore si è fatto male. Ma non si può sottacere l’ingordigia e la protervia del management Fca, che anche davanti ad un fronte di fuoco che minaccia la fabbrica e l’incolumità dei lavoratori impone la prosecuzione delle attività.”

Ingordigia di produzione, di produttività, di profitti. D’altronde è questa la tara del modello Marchionne: estrarre profitto dalla fatica dei lavoratori fino all’ultima goccia di sudore; un modello che strizza acqua anche da un asciugamano asciutto. Un modello, quello Marchionne, che “spreme i lavoratori fino all’ultimo secondo utile” e che “viene applicato in Fca anche quando l’incolumità dei lavoratori è oggettivamente a rischio”, accusa il segretario nazionale di Rifondazione Comunista, secondo cui è proprio il modello Marchionne che “deve essere contrastato. Perché dopo questo nuovo (e solo per fortuna non tragico) evento, è ancora più evidente che per la Fca di Marchionne i profitti vengono prima di tutto”, anche quando si è di “di fronte ad una emergenza” che mette a rischio l’incolumità dei lavoratori.

29/07/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Pavel Vlasov

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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