Il capitalismo delle armi

Come la classe dirigente italiana investe nella guerra e negli armamenti.


Il capitalismo delle armi

Una voce della spesa pubblica che è fin troppo trascurata dal dibattito politico ed economico italiano, e che rappresenta un grosso macigno posto sulle risorse da destinarsi al progresso, alla ricerca, ai servizi pubblici dedicati ai cittadini e alle agevolazioni per lavoratori e disoccupati, è la spesa militare. I media televisivi e dei quotidiani in generale sono sempre molto accorti e poco propagandistici nel dare notizie approfondite ed accurate sull’impatto che il comparto militare ha sull’economia e, cosa ancora più interessante, l’influenza che sommessamente ha nel circuito politico, economico e sociale. L’Italia infatti, anche se è un paese democratico, con una Costituzione antifascista che ripudia la guerra, attualmente è all’undicesimo posto nel mondo per spese in armamenti, tecnologie ed organici, addirittura avanti a paesi militaristi come Turchia, Israele ed Iran; e per dir più, nell’ambito dell’alleanza atlantica della Nato, l’Italia è il paese che spende di più rispetto ad altri stati come Germania, Canada, Belgio e Spagna.

Cominciamo col dire che in termini di spesa, soltanto nel 2017/18, il governo borghese di centro-sinistra, politicamente rappresentato dalle figure di Renzi e Gentiloni, ha dedicato alle forze armate qualcosa come l’1,5% del Pil, cioè 30 miliardi di Euro; una tendenza che è in forte crescita da almeno quindici anni, e che aumenterà progressivamente nel futuro, visto che per il 2019 si prospetta un incremento del 10%. Tra l’altro va evidenziato come l’attuale contratto del cambiamento, in altri termini inciucio, del nuovo governo destrofilo composto da Lega e M5S, preveda ulteriori incentivi nel settore militare e delle forze dell’ordine, come se fosse ancora poco quello che è stato destinato fino ad ora dai governi precedenti; ma tant'è.

Leonardo, ex Finmeccanica, è la società per azioni in Italia che si occupa della totalità produttiva di armamenti per la difesa, ed il suo maggiore azionista è proprio il Ministero dell'Economia e Finanze, il quale da solo detiene il 30% delle azioni, mentre il 50% è nelle mani di più privati ed il restante 20% appartiene ad azionisti stranieri. L'industria della guerra è un business altamente redditizio, infatti sono in larga parte le banche i maggiori investitori privati di tutto il settore Difesa in Italia, per quanto concerne l'intelligence, le tecnologie remote, cibernetiche e digitali, oltre all’aeronautica militare, la marina militare e, cosa ancora più eclatante, tutta la branca del settore nucleare. Quest’ultimo è fortemente deleterio per l’Italia sotto tutti i punti di vista, infatti oltre al rischio intrinseco al nucleare stesso come pericoloso per l’incolumitá degli abitanti, si aggiunge pure il costo enorme di stoccaggio e mantenimento dei siti che custodiscono qualcosa come 90 testate nucleari pronte per l’utilizzo, e che appartengono di fatto agli USA; la qual cosa rientra nella cosiddetta “ Servitù del nucleare” dell’Italia nei confronti proprio degli Stati Uniti.

Nei rapporti di spesa che annualmente Leonardo rende pubblici vengono elencati tutti gli istituti di credito che coadiuvano lo Stato negli investimenti nel settore difesa e le cifre che appunto investono. Saltano subito all'occhio: Banca Etruria e Monte dei Paschi di Siena, le quali, come è noto, sono state al centro di inchieste giudiziarie dal 2015, con accuse come crac finanziari, bancarotta fraudolenta e favoritismi, che hanno investito non solo le alte dirigenze dei rispettivi istituti, ma addirittura politici che hanno ricoperto le alte cariche del penultimo governo del Partito Democratico; Renzi e Boschi su tutti. Assieme a Etruria e Mps figurano altre banche che hanno utilizzato i risparmi degli italiani, a loro insaputa chiaramente, per investire nelle armi, come Bnl, Unicredit, Fideuram, Intesa Sanpaolo, Deutsche Bank, Poste italiane, le più importanti, ma ve ne sono tantissime altre, specie nel nord Italia, più piccole ma con investimenti milionari fatti nel settore Difesa.

Il totale versato a Leonardo da parte delle banche, sempre nell’anno 2017/18 ammonta a 5 miliardi di euro, che sommati ai capitali investiti dai paesi stranieri, in massima parte Nord America, Gran Bretagna, Francia, e la partecipazione principale dello Stato Italiano, supera di poco i 50 miliardi.

La borghesia, come sempre, è solita blindare questi settori molto delicati degli apparati governativi e finanziari con figure importanti e di rilievo, già rodati nei meccanismi di potere sia nell’ambito pubblico che privato; infatti le due massime cariche dirigenziali della Società Leonardo sono ricoperte rispettivamente da Gianni De Gennaro (ex Capo e prefetto della polizia, indagato per i fatti della Diaz al G8 di Genova) che ne è il Presidente, e Alessandro Profumo (Banchiere e dirigente finanziario, Indagato per il caso crac Unicredit e del MpS) che invece è l’amministratore delegato. A tal proposito è abbastanza evidente come lo Stato e l'alta finanza riescano ad accordarsi e tutelare i propri interessi, collocando ai vertici di un importante azienda strategica, come effettivamente è Leonardo, i rappresentanti della classe dominante italiana, uniti nella logica borghese del potere come d’intesa tra Stato e Capitalismo.

Se ci fosse la percentuale di investimenti impiegati nell’industria delle armi, solo da parte dello Stato, proporzionata logicamente all’enorme richiesta di servizi necessari al funzionamento di un sistema sociale complesso come l’Italia: quindi Sanità, scuola, welfare, università, lavoro, servizi sociali e tanto altro, molti problemi e gravi mancanze sarebbero indubbiamente estinte. Chiaramente il Capitalismo internazionale non può che investire in massima parte dove i profitti siano sicuri e alti (il mondo è sempre pieno di guerre), le tutele sono garantite e applicate (i governi sono nello stesso tempo acquirenti, venditori e controllori), i quattrini da investire siano sempre disponibili (le banche e tutti i tipi di istituti di credito sono i pozzi da cui attingere).

Come affermava Lenin nel suo scritto “L’imperialismo, fase suprema del Capitalismo”, tutto ciò che rientra nell’ambito del sociale è sacrificabile e depotenziato a vantaggio dei profitti dei capitalisti, i quali concorrono tra di loro, cannibalizzando tutto, e inducendo la società capitalista a crisi economiche spaventose, e al monopolio di pochi padroni sulla moltitudine asservita.

30/06/2018 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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