L’USB aderisce all’accordo sul testo unico

Il tema dell’organizzazione dei lavoratori sui luoghi di lavoro è uno dei temi cruciali di questa fase storica. E’ il caso di pensare a nuove forme di rappresentanza che assumano connotati anche autonomi rispetto al sindacato e che tengano conto delle nuove modalità di organizzazione del lavoro. 


L’USB aderisce all’accordo sul testo unico

Anche l’Unione Sindacale di Base ha aderito all’accordo del 10 Gennaio. Il tema dell’organizzazione dei lavoratori sui luoghi di lavoro è uno dei temi cruciali di questa fase storica. E’ il caso di pensare a nuove forme di rappresentanza che assumano connotati anche autonomi rispetto al sindacato e che tengano conto delle nuove modalità di organizzazione del lavoro.  

di Carmine Tomeo

“Il Consiglio nazionale dell'Unione Sindacale di Base, riunito a Roma il 23 maggio 2015, a fronte della sentenza emessa dal Tribunale di Roma che ha rigettato il ricorso legale nei confronti dell'accordo del 10 gennaio 2014 sottoscritto da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria” si è visto “costretto a dare formale adesione all'accordo del 10 gennaio.” È quanto si legge in una nota del Consiglio nazionale dell’Usb, che a marzo del 2014 aveva presentato ricorso al Tribunale di Roma, contro Confindustria, Cgil, Cisl e Uil, chiedendo la nullità di gran parte dell’accordo del 10 gennaio 2014, il Testo unico sulla rappresentanza con cui, ad oggi, è regolata la democrazia sindacale. Ma sarebbe meglio dire, con cui la democrazia sindacale è stata fortemente compromessa.
Vale infatti la pena ricordare che l’accordo del 10 gennaio 2014 ha reso esplicite e sancito le richieste padronali relative a: esclusione dalla rappresentanza dei sindacati conflittuali; possibilità di deroghe peggiorative dei contratti nazionali; esigibilità dei contratti e conseguente regime sanzionatorio. Contro questo accordo si erano levate critiche solo da parte dei sindacati di base e di parte della Fiom. Alcune sigle sindacali (come ad esempio i Cobas), nonostante si siano immediatamente poste contro il TU sulla rappresentanza, lo avevano successivamente sottoscritto, per poter partecipare, pure con regole liberticide, alle elezioni delle Rsu. L’Usb, invece, finora ha provato a resistere alla sottoscrizione dell’accordo, ma con conseguenze gravi per l’organizzazione, che si è vista respingere sistematicamente le proprie liste per l’elezione delle Rsu e constatando così le difficoltà a “costruire un'alternativa sindacale a Cgil, Cisl e Uil” quando viene meno l’agibilità sindacale.  

La notizia non è importante di per sé, ma fornisce ulteriori indicazioni, e qualche conferma, rispetto alla fase politica attuale, ai rapporti di forza esistenti ed alle possibilità di dare risposte concrete alla crisi in atto. Gramsci aveva ben notato che “la legalità … non è più che un compromesso … che sarà necessario sopportare fin quando i rapporti di forza saranno sfavorevoli alla classe operaia”. Ed oggi i rapporti di forza sono nettamente sbilanciati a favore del padronato e contro i lavoratori, che l’azione dei maggiori sindacati non si cura di riequilibrare, come hanno dimostrato le timide mobilitazioni (quando ci sono state) contro le manovre degli ultimi governi. Ci sono voluti accordi scellerati, l’articolo 8 della manovra di Ferragosto, una riforma delle pensioni e due riforme del lavoro, per proclamare uno sciopero generale, che si è dimostrato essere una passerella dal momento che non gli è stato dato seguito con ulteriori mobilitazioni. È chiaro, quindi, che l’azione sindacale da sola, in questo momento, risulta del tutto inadeguata pure a migliorare le condizioni di vita dei lavoratori. Anche perché, quanto Gramsci affermava nel 1920 è oggi pienamente realizzato rispetto ai sindacati concertativi: il sindacato “si stacca dalle masse che ha irreggimentato” e “diventa capace a contrarre patti” con l’imprenditore che li accetta solo a condizione che il sindacato ottenga “da parte delle masse operaie il rispetto degli obblighi contratti”.  

Si rende pertanto necessario un lavoro politico che ponga al centro delle questioni il conflitto tra capitale e lavoro, che Marchionne ritiene superabile con la contrattazione speciale del modello Fiat ed il salario variabile. Ed in questo ambito occorre rilanciare il tema della democrazia nei luoghi di lavoro e della rappresentanza dei lavoratori, che assuma connotati anche autonomi rispetto al sindacato e che tenga conto delle nuove forme di organizzazione del lavoro. Si tratta di una questione fondamentale, necessaria per tentare di ritrovare una ricomposizione di classe e per poter agire il conflitto dentro e fuori i luoghi di lavoro per la tutela dei diritti. Ma soprattutto per uno spostamento dei rapporti di forza che sia favorevole ai lavoratori, fondamentale per non rimanere schiacciati dal peso della crisi, dalla quale il padronato tenta di uscire con la compressione dei diritti, la riduzione del salario base, l’aumento dei ritmi, e via di questo passo. In poche parole, incrementando lo sfruttamento.  

C’è da chiedersi, senza polemica, ma per la comprensione del processo in atto, se e quale centralità avrà questo tema (che pare dimenticato) in una costituente di “sinistra antiliberista di governo, che non si limita a protestare”.  

30/05/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Carmine Tomeo

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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